Cosa vuol dire essere animatore turistico?

Miglior foto equipe 2017 – Villagio S. Francesco – Caorle

“Che bello essere sempre in vacanza eh!” 

“Ah ti pagano pure?” 

“Da grande che lavoro vuoi fare, questo non è un vero lavoro”

“Non è ora che ti fermi?”

Queste sono solo alcune delle frasi che un animatore al rientro dalla stagione si è sentito dire da amici, parenti e conoscenti.  Perché questo è quello che si vede da fuori. Ragazzi che vengono pagati per divertirsi in luoghi meravigliosi. Poco importa se si sta per mesi lontani da casa e dagli affetti, se la paga inizialmente è irrisoria e se dietro a tutto quello che si vede c’è un lavoro che non ha orari.  Proprio così, essere animatori turistici è come essere un artista di teatro. Durante il giorno porti in scena uno spettacolo con il tuo miglior sorriso, il tuo pubblico (in questo caso gli ospiti) deve arrivare a fine giornata soddisfatto e da lì, dopo aver sfoderato per tutto il giorno le tue battute migliori, aver coinvolto anche i più difficili nel torneo di beach volley delle 17, aver ballato 10 canzoni di fila e dopo aver inventato qualsiasi tipo di gioco con i più piccoli, si spengono i riflettori e si iniziano le prove generali per il giorno dopo. 

Proprio così, fare l’animatore significa non staccare mai la spina ed essere a mille in qualsiasi momento sperando sempre che a fine “spettacolo” il tuo pubblico ti lanci fiori e non pomodori.

Quali sono le cose principali che l’animatore impara in stagione?

  1. Lavorare in team

Attraverso il lavoro di gruppo si condividono conoscenze ed esperienze che aiutano a raggiungere l’obiettivo prefissato in tempi molto più brevi e in modo più efficace rispetto al lavoro individuale. Vi sembrerà incredibile, ma di aspetti positivi sul lavoro di squadra ce ne sono tantissimi, il gruppo è forza, caparbietà, tenacia. Genera stimoli, positività e sviluppa la condivisione, che sia di un problema, di una gioia o molto più semplicemente di informazioni. Si sa, ci sarà sempre qualcuno più determinato di un altro, per questo l’unione è ritenuta così fondamentale. 

  1. Organizzare

La giornata, un’attività, un gioco. 

Essere animatore ti insegna la pianificazione, l’importanza di avere delle priorità e la risoluzione di eventuali problemi. Dal momento in cui apri gli occhi al mattino deve risultare molto chiaro nella tua testa lo sviluppo della giornata. Essere organizzati aiuta a prevenire gli imprevisti o saperli gestire al meglio in caso si dovessero presentare. Se l’ospite ti vedrà organizzato e consapevole allora seguirti sarà più piacevole. 

  1. Rispetto delle regole 
  • Puntualità
  • Rispetto dei colleghi, delle gerarchie e dei materiali assegnati
  • Cura della propria immagine e della propria divisa
  • Dare precedenza all’ospite
  • Non parlare di situazioni lavorative interne con gli ospiti

Queste sono solo alcune delle regole d’oro dell’animatore turistico. Solitamente elencate in un vademecum, consegnato all’entrata in villaggio dal tuo capo equipe, che diventerà la tua Bibbia per tutta la tua permanenza. Come per qualsiasi altro lavoro il rispetto delle regole è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi comuni. 

Perché quindi un ragazzo/a dovrebbe essere motivato/a ad intraprendere questa esperienza?

Durante una delle mie prime academy (formazione degli animatori turistici), la prima cosa che ci disse la mia coach fu: 

“Sappiate ragazzi che quando tornerete a casa e racconterete entusiasti la vostra esperienza neanche la vostra migliore amica potrà capirvi”

Fu una frase che mi colpì molto ma solo una volta terminata la mia prima stagione capii quanto vere fossero state quelle parole. Fare l’animatore e farlo lontani da casa è un’esperienza tra le più eccitanti, difficili e formative al tempo stesso. Non importa se lo si fa per una stagione o per sempre, ma ciò che è sicuro è che ti permette poi di affrontare tutto ciò che la vita ti presenta con una marcia in più.

Si viene catapultati in un ambiente che favorisce la gestione delle relazioni, si affrontano continuamente situazioni diverse, si impara a risolvere problemi e a lavorare in squadra assumendosi anche molte volte responsabilità importanti. 

Quindi sí, è vero, quando poi si ritorna a casa, un po’ più magri o un po’ più polpette, abbronzati e con il cuore pieno di soddisfazioni è davvero difficile svuotare quella valigia, ma c’è una cosa che è ancora più difficile: raccontare tutto ciò che si è vissuto su quella nuvoletta di felicità. Perché per me essere animatrice è questo: sognatrice ad occhi aperti 🙂

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