Animatore: un artista fra la gente

“Se io non fossi un animatore forse non sarei qui” 

Inizia proprio così uno degli sketch più famosi e visti in villaggio turistico. 

Quando iniziai ad interessarmi al mondo dell’animazione, lo feci con il desiderio profondo di poter portare la mia grande passione per la danza con me. Con il tempo ho poi scoperto quanto il lato artistico completi la figura dell’animatore. Avevo impressa nella mente l’immagine di un ragazzo visto anni prima in una delle mie pochissime vacanze trascorse in un villaggio. Ricordo che quando saliva sul palco si trasformava e diventava tutto ciò che voleva essere: un cantante, un comico, un ballerino.

Si cuciva addosso un personaggio mettendosi una parrucca, un vestito elegante, tenendo in mano un bastone o appiccicando su se stesso un paio di baffi finti. E questo mi ha sempre affascinato. 

Io volevo essere sempre me stessa, ma interpretando tanti personaggi differenti. 

Ho iniziato a ballare hip hop a 15 anni e sin da subito mi sono buttata a capofitto in un mondo che ha saputo regalarmi emozioni indescrivibili; tra gare, esibizioni, stage e spettacoli ho passato gran parte della mia vita in una sala  prove. Poi un giorno, con l’inizio di una piccola rivoluzione personale, ho deciso di lanciarmi e di portare con me tutto quello che la danza negli anni mi aveva insegnato. Dedizione, spirito di sacrificio e costanza sono i tre concetti che mi hanno accompagnata dall’inizio del mio piccolo percorso. 

Quali sono le sfaccettature della parte artistica di questo lavoro?

Durante le mie stagioni ho avuto modo di conoscere tantissimi aspetti della parte serale dell’animazione. In tanti ritengono che il lavoro sul palco non sia fondamentale, mentre altri sostengono sia la ciliegina sulla torta di una vacanza. Per l’ospite recarsi in teatro diventa parte di quella routine che si crea durante un soggiorno. E per quelli più affezionati diventa il fulcro. 

Serate giochi, cabaret, musical. 

Solitamente il programma serale di un villaggio spazia molto tra queste possibilità. All’ospite piace guardare, godersi lo spettacolo e piace altrettanto partecipare ed essere coinvolto. 

L’ora del silenzio del villaggio e di riposo per gli ospiti è per l’animatore occasione di fare prove per quello che poi metterà in scena.

Le serate giochi sono quelle che coinvolgono al 100% l’ospite: formi squadre, cerchi volontari, metti alla prova, crei delle connessioni. L’ospite si sentirà parte integrante di qualcosa di più grande e darà tutto se stesso per quella vittoria come se in palio ci fosse un milione di euro. Molto spesso poi, quelli che hanno partecipato giocando nella stessa squadra o condividendo una prova sul palco, finiscono per diventare amici e passare il resto della vacanza insieme. Quando succede puoi dire di aver svolto al meglio il tuo compito.

Il segreto per mettere in piedi una serata di cabaret, invece, è saper improvvisare. La maggior parte delle volte sali sul palco e non sai cosa potrebbe accadere. Segui una scaletta preparata con pochissime ore di prove e senza un preciso copione ci si lancia, si segue il pubblico e si improvvisa. Poco importa se ti dimentichi la battuta o sbagli i tempi, lo show deve andare avanti e l’obiettivo è la soddisfazione dei clienti. Per questo l’affiatamento con i propri compagni è fondamentale per riuscire a portare a casa uno spettacolo di livello. Molto spesso gli attori non sono professionisti del settore ma ragazzi che si cimentano sul palco per la prima volta, per questo l’unione può portare ad ottimi risultati. 

Quando si decide di portare in scena un musical si tratta di preparare uno spettacolo completo, dalla A alla Z. A volte ricreando storie ispirate ad altri artisti, cercando di essere più fedeli possibili all’originale e in altre occasioni mettendosi davanti a una tela bianca a sfogare creatività e idee. Si punta a far divertire, svagare, si cerca di mettere sul palco qualcosa di strutturato e ben fatto ma che colpisca per la sua naturalezza e comicità. Questo non significa che non si possa decidere di portare in scena qualcosa di più impegnativo e serio. Musical come “Romeo e Giulietta” o “Dracula” sono dei classici che il pubblico apprezzerà sempre, quindi sperimentare può essere un rischio, ma se di base c’è un gruppo ben assortito di persone che si impegnano a raggiungere lo stesso risultato, allora non potrà che essere un successo.

Il teatro nell’animazione turistica richiede sensibilità e intuito, spirito di adattamento e azzardo. 

Quali sono i 3 dettagli che possono far la differenza?

  • Scenografia 

È il contorno, ma fa la differenza. Avere una scenografia che contestualizzi ciò che si porta in scena si rivela davvero utile, ci aiuta ad immedesimarci in modo più serio nella parte che stiamo interpretando. Ovviamente è fondamentale il budget a disposizione, però con ingegno, passione e un pizzico di creatività si possono creare dei piccoli miracoli anche in ambienti amatoriali come il villaggio turistico. Nel 2019 lavoravo in un hotel a Fuerteventura e ogni settimana portavamo in scena “La bella e la bestia”: quello è stato l’esempio lampante di un piccolo miracolo! La nostra scenografia consisteva in tre triangoli tridimensionali dipinti, composti da tre pannelli di legno uniti tra loro e sorretti da tre rotelle, che rappresentavano i tre ambienti del musical: la città, il castello, la sala da ballo. A volte ci si immagina grandi scenografie, quando magari un bravo scenografo può rendere accattivante anche un anonimo fondale.

  • Costumeria 

L’abito che si indossa o l’oggetto che viene usato riempie la scena e gli occhi del pubblico. Un costume giusto permette di capire l’epoca storica, il ruolo del personaggio, la sua personalità. Non tutte le agenzie però hanno la possibilità di investire su tanti costumi diversi per una sola stagione, per questo molte volte bisogna accontentarsi e arrangiarsi con quello che si ha a disposizione. Spesso e volentieri si deve attingere al proprio armadio e cercare tra le proprie cose quelle più giuste. A volte, invece, la somma a disposizione da dedicare alla costumeria è più elevata e allora potrai godere di abiti di scena davvero meravigliosi da trattare, però, con estrema cura. Un giusto abito rende il personaggio più espressivo, più reale e permette al pubblico di immedesimarsi in lui.

  • Staff 

Il numero di persone che compone uno staff è un altro dettaglio che fa la differenza. Se si fa parte di uno staff numeroso, allora sarà molto più facile costruire uno spettacolo articolato, giocando su coreografie più complesse o inserendo più personaggi, che sia un musical o un cabaret. Al contrario se si è in pochi, tutti devono esser disposti a fare tutto, dall’attore al tecnico audio – luci, al presentatore. E può essere considerato un aspetto positivo, in quanto devi metterci ogni volta del tuo, con la convinzione che sia sempre un’occasione per crescere. 

Quanto è fondamentale la parte artistica per un animatore?

Come ho raccontato nel mio articolo “cosa vuol dire essere animatore turistico?”, essere animatore è come essere un artista di teatro. Anche se il lato artistico non è fondamentale per essere intrattenitore, è una risorsa che se usata nel modo giusto ti permette di crescere a livello personale ed è, allo stesso tempo, molto gratificante.

Imparare a stare sul palco non è facile e tanto meno scontato. Calano le luci, si apre il sipario e davanti ti ritrovi tutte le persone che in quel momento sono venute lì per te, che molto probabilmente ti “conoscono” dall’attività fatta durante il giorno in spiaggia, o perché hai intrattenuto i loro figli nel pomeriggio. Loro sono lì, curiosi di vederti sotto un’altra veste. E intanto dentro di te, in quei pochi secondi prima che parta la musica e l’occhio di bue ti illumini, pensi a un milione di cose:

“Come dovrò dire quella battuta? Qual è la mia posizione in quella coreografia? Prenderò quella nota?” 

In quel momento puoi contare solo su te stesso e sui tuoi compagni di avventura; non c’è un replay, però c’è un lato positivo: comunque vada sarà un successo. Sembra una frase fatta, ma rispecchia la verità. Una volta individuato il target, l’ospite si vuole solo divertire, a prescindere che tu sappia cantare o ballare, indipendentemente dagli errori o dalle brutte figure che potresti fare. L’importante è che tu sia sempre pronto a non prendere troppo sul serio te stesso e il gioco è fatto. È vero, ci saranno ospiti più esigenti che vorranno vedere spettacoli come se fossero a Broadway, ma ci saranno anche quelli che si complimenteranno per la tua performance e bambini che si ricorderanno di te per sempre per aver interpretato il loro personaggio preferito nel “Re leone”. Quello che conta però è che ogni sera loro saranno lì, davanti alle porte del teatro, impazienti di entrare per accaparrarsi i posti migliori. Ti batteranno sempre le mani, a volte saranno più coinvolti, altre meno, ma ci saranno ed è per questo che dovrai sempre dare il meglio di te.

È l’adrenalina che ho sempre prima di salire sul palco, che sia per ballare o fare uno sketch di cabaret, che mi spinge a fare meglio e a pretendere sempre di più da me stessa. E alla fine io ce l’ho fatta, ho portato la danza sempre con me. 

“Ovunque io stia andando, starò sempre andando a ballare”

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