4 falsi miti sull’animazione turistica

Non si giudica mai un libro dalla copertina.

Questa frase è l’emblema dell’animazione turistica. Molti la giudicano per quello che esternamente si vede e pochi scavano in profondità per scoprire tutto quello che nasconde. Si sentono spesso tantissime frasi fatte che tolgono valore a questo lavoro e alle persone che continuano a crederci e a battersi perché questo venga sempre più riconosciuto.

Villaggio S. Francesco – Credits to Andrea Pani

Ma quali sono i cliché che sentiamo maggiormente quando si tratta di animazione?

1. Le agenzie ti sfruttano

Una delle parole associate all’animazione è proprio questa: sfruttamento. Trovare agenzie che ti offrano lavoro come animatore oggi è molto facile perché queste son sempre più in aumento; quello che risulta difficile è trovarne una affidabile che non tratti i ragazzi, soprattutto quelli che con entusiasmo si approcciano per la prima volta a questo lavoro, come un numero su un libro di matematica. Al di là dei luoghi comuni e delle credenze di chi non si intende di questo lavoro, esistono ancora agenzie che puntano sulla qualità, sulla formazione e che, invece di dare false speranze, offrono reali opportunità di lavoro.

Continuando a leggere troverai 4 tips da tenere a mente per scegliere l’agenzia giusta.

  • Scappa a gambe levate da quelle agenzie che usano la formazione come opportunità di guadagno.

Un’agenzia seria reputa la formazione dei propri lavoratori un punto da cui partire per fare un buon investimento, quindi assicuratevi che tutti quei “corsi imperdibili” abbiano come obiettivo darvi una chance nel mondo dell’animazione.

  • Non ti fidare di chi non mostra chiarezza a livello contrattuale.

Un’agenzia che si può reputare affidabile è quella che sin da subito sarà chiara su ogni punto legato a una possibile futura collaborazione. Il vostro campanellino d’allarme dovrà suonare quando il responsabile, mostrandovi il vostro contratto, sarà approssimativo e impreciso, ad esempio sulle condizioni economiche o sulle tutele previste.

  • Ascolta i feedback delle persone che già lavorano con quell’agenzia.

Sentire le opinioni delle persone che hanno già lavorato o continuano a farlo con quel team è fondamentale per constatare la credibilità di un’agenzia. Dallo stato d’animo dei propri collaboratori si capisce la serietà dell’azienda.

  • Valuta le possibilità di carriera.

Che tu voglia fare una stagione o fare dell’animazione il tuo lavoro futuro, devi sempre valutare se la compagnia per cui lavori può offrirti reali chance di crescita nel settore. La motivazione è alla base dell’animazione e sta anche all’agenzia di riferimento stimolare i propri collaboratori, aiutandoli a perfezionare le proprie competenze stagione dopo stagione.

2. L’animatore guadagna poco

Questa è la leggenda più diffusa sull’animazione turistica ed è anche la prima domanda che qualsiasi neofita che si avvicina a questo mondo si pone. Almeno una volta nella vita, anche solo con una stagione alle spalle, qualche ospite ti avrà chiesto se è vero che gli animatori non guadagnano quanto dovrebbero in confronto alle ore di operatività.

In tantissime occasioni è uno scenario non del tutto sbagliato, perché purtroppo ancora oggi, in numerosi contesti, il lavoro dell’animatore è sottovalutato e poco riconosciuto; ed è impensabile come vengano ancora offerti stipendi molto bassi nascondendosi dietro la scusa del vitto e alloggio e incentivando ad accettare tutto con la scusa dell’inesperienza.

“Puoi farti la vacanza gratis, vivrai un’avventura unica, conoscerai gente, diventerai un artista, ti apre le porte del mondo del lavoro”.

Non cascateci! Per quanto il nostro lavoro sia, a mio parere, il più bello del mondo e ti possa regalare tantissime soddisfazioni, è comunque un lavoro e come tale devono essere riconosciuti gli sforzi. Per questo motivo è molto importante fare attenzione a non accettare qualsiasi proposta solo per poter lavorare, ma anzi, valutare in maniera più approfondita le varie opzioni può aiutarti a capire quanto la musica stia piano piano cambiando e come ci siano sempre più agenzie pronte ad investire sul proprio personale.

Dopo anni di dibattiti e discussioni, spesso sfociate in nulla, finalmente il mondo dell’animazione sta compiendo passi importanti, sia in materia di crescita economica, sia dal punto di vista delle possibilità d’ingaggio annuali, facendosi sempre più strada nel turismo internazionale.

A tal proposito, stipendio e continuità lavorativa sono aspetti che dipendono da diversi fattori:

  • Il lato economico dipende dagli anni di esperienza e dal settore di appartenenza. Chiaramente un animatore alle prime armi guadagnerà certamente meno di un animatore con diverse stagioni alle spalle e, in egual modo, chi si trova a dover fronteggiare maggiori responsabilità guadagnerà di più di chi invece muove ancora i primi passi.

È questione di dedizione, passione e crescita. Come in qualsiasi settore e lavoro, anche nell’animazione turistica gli anni di esperienza fanno la differenza;

  • Il lato della continuità è un altro aspetto cruciale. Le opportunità di lavoro annuali con contratti regolari e occasioni di crescita nel settore sono in aumento. Per esperienza personale vorrei citare le Isole Canarie.

Con una situazione climatica favorevole (le temperature si aggirano intorno ai 26/27 gradi in tutti i mesi dell’anno), queste isole offrono la possibilità di poter lavorare in ogni stagione; e proprio negli ultimi tempi la legge spagnola è cambiata, imponendo un salario fisso di poco superiore ai 1000 euro, con 2 giorni liberi e 8 ore lavorative da contratto.

Non male vero!? Per chi vuole fare di questo lavoro il proprio futuro sono traguardi importanti.

3. L’animazione non è un lavoro, non puoi farlo per sempre

Sì ma… d’inverno che lavoro fai?

Come scrivo anche nel mio articolo “Cosa vuol dire essere animatore turistico”, questa è un’altra delle gettonatissime domande che piace fare agli ospiti, dando ovviamente per scontato che l’animazione possa essere solo un lavoro da portare avanti per una, forse due, stagioni estive. Non è contemplabile che tu possa farlo tutto l’anno e ancora più improbabile trasformarlo nel tuo futuro.

In tanti, invece, hanno mutato la passione per l’animazione turistica in una vera e propria carriera. È vero, umilmente parti dal basso, impari le basi e stagione dopo stagione la forza di volontà può portarti ad aumentare le tue responsabilità e con esse anche il tuo stipendio.

Quindi, contro tutte le credenze popolari che dicono che il lavoro dell’animatore possa solo essere svolto in estate e solo per un tempo limitato, molti riescono persino a combaciare famiglia e animazione.

“Com’è possibile far conciliare la crescita dei figli con un lavoro che ti porta costantemente a viaggiare, anche per lunghi periodi?”.

“Sacrificio” è sicuramente la parola d’ordine e soprattutto si tratterà di non dover stare sul campo di battaglia per sempre. Con la crescita personale cresce anche il ruolo che si ricopre. Tutto il lavoro dietro le quinte viene solitamente gestito da persone che sono state prima di tutto animatori e che quindi capiscono appieno la mentalità di questo lavoro e riescono a gestirlo al meglio. Si occupano di colloqui, burocrazia, contratti e con qualche sforzo in più riescono a crearsi quello che tutti credono sia impossibile facendo questo lavoro: una famiglia.

Villaggio S. Francesco – Credits to Andrea Pani

4. L’animatore è il tuttofare del villaggio

Un altro mito riservato a questo lavoro. Per l’ospite, molto spesso, l’animatore è colui che tutto può risolvere.

Hai un problema in camera? Chiediamo all’animatore. Hai litigato con tua moglie/madre/sorella? Sfoghiamoci con l’animatore che sicuramente avrà tanti buoni consigli da darci. Non ho l’acqua calda in camera, vorrei cambiare ombrellone, devo gonfiare il mio materassino, forse se chiedo all’animatore potrà aiutarmi.

Spesso e volentieri si perde di vista il vero ruolo dell’intrattenitore, affidandogli compiti che non lo riguardano solamente perché sempre presente e disponibile. Inoltre, solitamente, è il primo che accoglie gli ospiti al loro arrivo, che così, quando spaesati, lo prendono come punto di riferimento rivolgendosi a lui per chiedergli qualsiasi tipo di informazione. In realtà il ruolo dell’animatore è qualcosa di ben diverso e definito; è sicuramente un componente dello staff che rende speciale la vacanza, ma è sbagliato considerarlo il galoppino del villaggio.

Se dovessimo fare, quindi, un suo ritratto, sarebbe poco esaustivo dire:

“l’animatore è colui che anima, che fa ridere”.

Quindi chi non “fa ridere” non può fare l’animatore?

Certamente l’essere divertenti, spigliati e coinvolgenti può essere una buona base da cui partire per fare al meglio questo lavoro, ma ci sono tantissime altre caratteristiche e sicuramente quella più importante è saper stare in mezzo alla gente.

L’animatore è colui che, usando tutti gli strumenti a sua disposizione, coinvolge, coordina, motiva e stimola l’ospite al divertimento mettendosi costantemente in gioco. Non è protagonista, ma rende protagonisti. Sa gestire e superare gli imprevisti e sa lavorare anche nelle difficoltà. L’animatore ascolta, si mette in sintonia e si occupa del tempo libero dell’ospite, molte volte diventando parte fondamentale della vacanza. Certamente, però, questo non significa essere a disposizione di qualsiasi capriccio.

Oggi si pensa che per poter fare l’animatore si debba saper cantare, recitare, essere esperti istruttori di qualche sport o ballerini professionisti e chi non è prima di tutto artista o showman non può approcciarsi a questo mestiere. Con questo pensiero si perde di vista la caratteristica principale, ottima base di partenza per poter poi imparare tutto il resto: il contatto. E non stiamo parlando del contatto fisico, ma di quello che crea relazioni, che aggrega e abbatte qualsiasi barriera culturale, economica e di ruolo.

Volendo usare una metafora, l’animatore è un po’ come il sale nella minestra:

se manca è tutto meno saporito 🙂

2 pensieri riguardo “4 falsi miti sull’animazione turistica

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