Veronica e quella voglia matta… di non tornare più

Quando torni dalla prima stagione la voglia di ripartire bussa subito alla tua porta. Le abitudini e la routine di prima sono così lontane che adattarsi nuovamente sembra un miraggio. Quando squilla il telefono speri sempre che ad aspettarti ci sia il paradiso in quell’angolo di mondo.

E in un attimo ti ritrovi nuovamente a fare la valigia e a salutare tutti, magari con un po’ di dispiacere ma consapevole che quello che ti aspetterà è quello che permette alla fiamma che è dentro di te di continuare ad alimentarsi, per farti sentire vivo e nel posto giusto al momento giusto.

Ed è la stessa fiamma che Veronica, classe 1994, ha alimentato in tutti questi anni durante le sue 7 stagioni. È entrata a far parte del mondo dell’animazione nel 2017. Dopo la laurea in Scienze Politiche, ha deciso di seguire quello che è stato il suo sogno sin da bambina quando, in vacanza in un villaggio turistico in Tunisia, questi personaggi misteriosi catturarono per la prima volta la sua attenzione.

IG: @Veribonda

Voglia di sperimentare, desiderio di mollare tutto e partire

Sapevo sin da subito che la sua storia sarebbe stata una di quelle che mi sarebbe piaciuto raccontare perché ha gli stessi ingredienti della mia: l’allergia alla vita normale e monotona e soprattutto fame, quella di chi si mangerebbe il mondo intero.

Passiamo giorni, settimane, mesi a pensare e pianificare a come poter dare una svolta alla nostra vita, curiosi di sapere se saremo in grado di affrontare quel cambiamento così grande. Continuiamo a procrastinare convinti che prima o poi riusciremo ad accontentarci della nostra routine. Fino a quando ci rendiamo conto che proprio quel ritmo così monotono e ripetitivo ci sta spegnendo lentamente.

Così, spinti dalla curiosità, saltiamo, dando ascolto alle sensazioni che abbiamo dentro, e quella che da prima sembrava solo una remota e bizzarra idea, si trasforma in un desiderio da realizzare a tutti i costi. Ed è proprio questo che con coraggio ha fatto anche Veronica.

«Dopo la formazione son subito partita con il ruolo di mini club perché da sempre ho un debole per i bambini» mi racconta. «Tante volte sono arrivata a fine stagione convinta di riuscire a dire basta; occuparsi tutto il giorno dei più piccoli infatti richiede responsabilità, pazienza e molta fantasia. Però non sono mai riuscita a farlo davvero perché i bambini mi hanno sempre ripagata di tutte le fatiche. Sono sinceri e i ricordi più belli li ho legati a loro».

«Secondo me non ci sono delle caratteristiche fisse che una persona deve avere per essere animatore» spiega Veronica. «L’animazione in sé ti cambia. Parti per la tua prima stagione convinto di essere in un certo modo e quando torni a casa sei completamente un’altra persona. Di base ci deve essere la voglia di mettersi in gioco, ma non bisogna necessariamente essere estroversi. Ho visto persone timidissime trasformarsi fino ad essere considerate le mascotte del villaggio. Quando feci la mia prima stagione, dopo anni dietro il bancone di un bar, ritenevo di essere una persona socievole e l’esperienza in giro per il mondo, sempre a contatto con le persone, mi ha permesso di ampliare ancora di più questo lato del mio carattere».

IG: @Veribonda

Qual è la giornata tipo di un animatore turistico?

Sempre diversa e sicuramente pienissima, quasi infinita, come ci racconta Veronica.

«La mia giornata tipo inizia ogni mattina alle 9:00 con la riunione dello staff, diretta solitamente dal capo equipe o capo animazione. Le giornate in villaggio sono scandite da attività diverse con tematiche differenti ogni giorno, quindi è molto importante capire il ruolo di ognuno. Subito dopo, alle 9:30, iniziano le attività che proseguono poi per tutta la mattinata come tornei, giochi in piscina e in spiaggia. Allo stesso tempo continuano anche le attività del mini club, settore in cui sono stata per lungo tempo. Dopo il pranzo con i bambini, solitamente nel primo pomeriggio, tutto lo staff si riunisce in teatro per le prove finali dello spettacolo e per preparare la costumeria, l’oggettistica e tutto il necessario per la parte serale. Alle 15:30 poi ripartono tutte le attività pomeridiane che proseguono fino alle 18:30.

La sera sono numerosi gli intrattenimenti organizzati per poter coinvolgere tutti. Dopo la cena con i bimbi, lo staff si divide tra la realizzazione di pre-show per tutti gli ospiti e mini disco con la mascotte per i più piccoli. Alle 22:00 si dà inizio allo spettacolo e, una volta terminato, si continua con serate a tema: la più gettonata è il beach party. Quando a mezzanotte la giornata sembra finire, almeno per gli ospiti, gli animatori si riuniscono nuovamente in teatro per ripassare coreografie e sketch».

La giornata dell’animatore dovrebbe avere 48 ore per organizzare e riuscire a portare a termine nel miglior modo possibile tutte le attività in programma. E come accade a molti, anche a Veronica l’esperienza in villaggio l’ha aiutata a crescere, soprattutto dal punto di vista caratteriale. A livello mentale, oltre che dal punto di vista fisico, ci sono situazioni che provocano stress e ti fanno perdere lucidità. Ed è proprio in queste situazioni che impari maggiormente a gestire te stesso e ciò che hai intorno.

«Quando sono partita» continua Veronica «sapevo non sarebbe stato facile, però ci credevo tanto perché volevo fare questo lavoro a tutti i costi. Abituarsi a certi ritmi, dormire poco, sopravvivere a giornate a volte infinite e lasciare gli affetti più cari andando oltre oceano per mesi, sono state le maggiori difficoltà che ho incontrato. Fortunatamente ho lavorato sempre con persone e colleghi che ogni giorno sapevano motivarmi e anche grazie a loro non ho mai incontrato un problema che mi facesse dire: “mollo tutto”».

IG: @Veribonda

Da responsabile mini club di giorno ad animale da palcoscenico di sera.

Veronica, durante le sue esperienze in villaggio, ha lavorato soprattutto con i bambini e i ricordi più belli li ha proprio con loro. Il mini club è spesso il settore scelto da chi, agli inizi, non sa dove indirizzarsi.

Al contrario di ciò che si pensa, stare con i bambini richiede metodo, organizzazione e tanta empatia. Ma un’emozione altrettanto grande è sempre stata per lei salire sul palco. Dopo aver preparato giorno e notte un musical, vedere il pubblico che ti premia con una standing ovation appaga tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a quel momento. È lo stato d’animo di chi vede esauditi i propri desideri.

«Lavorare con i bambini ogni settimana è davvero gratificante» mi spiega Veronica, «ma quando per la prima di “The Greatest Showman e “Bohemian Rhapsody il pubblico alla fine si alzò in piedi ad applaudire, ricordo che iniziarono a tremarmi le gambe dall’emozione che sentii dentro di me.

«Un altro momento che mi segnò particolarmente in maniera positiva fu quando durante la stagione a Naxos, nella settimana di ferragosto che per noi animatori è la più impegnativa, tutti gli sforzi vennero ripagati con una raccolta di mance fatta spontaneamente dagli ospiti del villaggio, per ringraziarci della bella settimana trascorsa. È in quel momento che realizzi di aver fatto il tuo lavoro nella giusta maniera e non c’è soddisfazione più grande».

IG: @Veribonda

Ogni stagione è particolare per delle ragioni diverse.

Puoi lavorare in mete da sogno, puoi trovarti in staff composti da persone meravigliose, ma puoi anche incontrare sul tuo cammino difficoltà che non avresti mai pensato di poter superare con tanta facilità.

«In verità sono state tutte stagioni che porto nel cuore, ma la stagione in cui sento di essere cresciuta maggiormente è stata quella a Naxos nel 2018. Fu in quell’occasione che mi affidarono il mio primo ruolo da responsabile mini club. Assieme alla crescita di ruolo arrivarono le prime vere responsabilità e le prime difficoltà da gestire, ma sentivo, insieme ai miei colleghi, di lavorare davvero bene. Spesso gli ospiti si complimentavano con noi per il lavoro svolto, nonostante il nostro staff fosse più piccolo rispetto a quello di altri villaggi».

Quando parti e decidi di fare l’animatore, molto spesso non lo fai con particolari prospettive sul futuro o con l’obiettivo di conquistare un certo tenore di vita. Le persone intorno a te poi, la maggior parte delle volte, cercano di spegnere il tuo entusiasmo ricordandoti che è un lavoro che non può durare per sempre e che prima o poi “dovrai tornare con i piedi per terra”. In mezzo a tanti invece, c’è chi sceglie di non tornare proprio ad appoggiarli quei piedi, e decide di guardare oltre, per vedere anche un futuro in un lavoro che inizialmente non ti promette niente se non uno stato d’animo che potremmo chiamare in diversi modi: libertà, leggerezza, spensieratezza e la costante sensazione di sentirti sempre a casa anche quando sei oltre oceano.

«In tanti svolgono la nostra professione come un lavoretto estivo per accumulare esperienza» conferma Veronica. «Ma altri riescono a far carriera. E non mi riferisco a quegli attori e a quei comici nati come animatori e diventati famosi, perché ovviamente parleremmo della minoranza. Vorrei, piuttosto, puntare l’attenzione su chi è riuscito a farsi strada all’interno del settore turistico: tanti gestori di hotel sono partiti come intrattenitori e cresciuti a tal punto da arrivare a gestire una struttura. Altra occasione di crescita, a mio parere, può rivelarsi l’agenzia d’animazione con cui si ha lavorato, occupandosi del lavoro dietro le quinte: risorse umane, recruiting e gestioni delle assunzioni per esempio».

Come sempre, forza di volontà e voglia di farcela fanno la differenza e possono rivelarsi la formula vincente in un settore dove nessuno ti regala niente ma ti devi guadagnare tutto, acquisendo esperienza sul campo, crescendo di ruolo e di responsabilità.

IG: @Veribonda

Veronica, cosa diresti a chi vorrebbe approcciarsi per la prima volta a questo lavoro?

«Buttatevi, perché non sarete mai sicuri. Partire era il mio desiderio più grande, poi quando arrivò il momento non volevo più saperne. Presi coraggio e con le lacrime agli occhi mi lanciai in questa avventura. Da quell’istante non mi sono più fermata. A tornare sui propri passi si fa sempre in tempo perciò consiglierei di non perdere questa occasione, di fare quel salto nel vuoto anche se le paure a volte possono bloccare. Perché questo vi farà capire che è il lavoro più bello del mondo».

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