Eletta e la sua lista di sogni

Quella che vi racconto oggi è una storia un po’ diversa.

Vi ricordate quando vi dicevo che una delle mie più grandi passioni è ballare? Nel periodo in cui insegnavo danza, ho incontrato una ragazza che mi ha dato fin da subito l’impressione di avere una reale passione per questa disciplina, di essere estremamente focalizzata su obiettivi precisi e fortemente determinata a raggiungerli. La ragazza si chiama Eletta, ha 23 anni, è una ballerina professionista e la danza è il suo lavoro da circa 5 anni. Grazie alla sua storia, in questo articolo viaggeremo attraverso questo spettacolare mondo, ovviamente collegandoci anche all’animazione turistica.

La danza è sempre stata la tua passione?

«Ho iniziato a ballare all’età di 3 anni seguendo le orme di mia sorella; la vedevo divertirsi tanto durante le sue lezioni di danza e anch’io volevo provare le stesse sensazioni. Ricordo che le prime volte giocavamo al “salto del fiume”, dove il fiume era il tappetino blu della palestra. E da quelle prime volte non ho più smesso. Ho praticato danza classica e moderna, capendo fin da subito però che la prima disciplina non facesse per me; non ho mai avuto infatti doti fisiche particolari come il collo del piede sviluppato o la gamba che arriva al cielo e questi sono dettagli che nella danza classica fanno la differenza. Perciò, mi sono concentrata sulla danza moderna e, avendo il desiderio di scoprire e approfondire ogni sfaccettatura di questo mondo, crescendo ho deciso di intraprendere lo studio del contemporaneo, del tip-tap e dell’hip hop, anche grazie ad un’insegnante speciale che mi ha accompagnata durante tutto il mio percorso e che io ho sempre considerato “la mia mamma della danza”.

Ammetto che nell’adolescenza, periodo in cui sono stata decisamente ribelle, sia stata dura conciliare le tante ore di lezioni in palestra con lo studio, ma ho sempre trovato le energie e la determinazione a non mollare perché quello che sentivo e che riuscivo a trasmettere ballando era talmente grande che non poteva rimanere solo un hobby; volevo che la mia passione diventasse il mio lavoro. E questo pensiero si fece vivo quando durante una lezione alle superiori, la nostra insegnante ci chiese cosa volessimo fare da grandi. Tutti i miei compagni avevano le idee chiarissime: c’è chi voleva diventare professore, chi psicologo e altri ancora infermiere. Anch’io però mi accorsi di avere le idee chiare e senza pensarci due volte dissi che volevo fare la ballerina. Ma studiando in un liceo linguistico, dove è scontato che dopo il diploma si continuino gli studi, il mio desiderio era totalmente fuori strada; e infatti la mia professoressa non esitò a obiettare: “se non frequenti un’università non concluderai mai niente nella vita”».

Quindi alla fine hai deciso di andare all’università?

«Nient’affatto! Quella frase mi scivolò addosso perché sentivo fortemente il desiderio di raggiungere tutti i miei obbiettivi. Pensa ad una lista immaginaria piena di sogni da spuntare uno dopo l’altro. Ecco, io ce l’avevo ben chiara nella mente e non volevo che nessun sogno rimanesse nel cassetto. Finito il liceo, mi misi subito alla ricerca di audizioni e trovai un’agenzia d’animazione collegata ad una compagnia di danza che mi fece subito il contratto per una stagione estiva in un campeggio, con il ruolo d’insegnante di danza ai bambini durante il giorno e ballerina del cast artistico la sera. Un perfetto incastro tra ballo e animazione in cui decisi di buttarmi senza nemmeno pensarci. Ovviamente la parte che preferivo era il serale».

Da questa esperienza è poi partita la tua carriera come ballerina professionista?

«Terminata l’esperienza al campeggio ottenni subito un nuovo ingaggio, questa volta al parco divertimenti Movieland, sul lago di Garda. Quello è stato per me il primo passo nel mondo lavorativo della danza. Facevo quello che amavo e venivo pagata per farlo. La cosa che preferivo di più era poter interpretare nello stesso giorno tanti personaggi diversi: Marilyn Monroe, la contadina di West Side Story, Daphne di Scooby-Doo… In alta stagione facevamo anche 13 spettacoli al giorno! Di quella esperienza ricordo l’enorme fatica ma anche le immense soddisfazioni provate, ed è stata per me il primo vero assaggio della vita che volevo fare. Oltre al fatto che proprio in quell’occasione ho conosciuto il mio attuale fidanzato, Danny!».

Dopo il parco divertimenti, qual era il prossimo sogno della tua lista?

«Sognavo un’esperienza su una nave da crociera, perciò mi misi a cercare e fare audizioni per entrare in quell’ambiente. Purtroppo però non andò subito bene perché venni più volte scartata per motivi diversi: “sei brava ma non sei pronta” nonostante io mi sentissi matura per quel tipo di lavoro, oppure “sei troppo cicciottella”; sono stata rifiutata tante volte per via del mio fisico e questo nel tempo mi ha fatta molto soffrire. Ma non mollai e mi aggiudicai un’audizione per la compagnia tedesca Aida. Ricordo che quel giorno tremavo di paura soprattutto perché vedevo gli altri candidati intorno a me venire scartati uno dopo l’altro, mentre io continuavo ad andare avanti nei vari step del colloquio. Ad un certo punto mi presero le misure e mi fecero andare nell’ufficio del direttore. Nella mia testa, ovviamente, pensai subito che mi avessero rifiutata per via del mio fisico come le volte precedenti; invece rimasi incredibilmente sorpresa quando lo stesso direttore mi chiese la mia disponibilità a partire entro qualche mese su una nuova nave, offrendomi già anche il contratto. Riuscire a firmare un contratto di lavoro lo stesso giorno dell’audizione è stato per me come vivere un sogno».

Valigia pronta e via che si parte. L’esperienza sulla nave da crociera è stata come la immaginavi?

«Inizialmente mi trasferii ad Amburgo per partecipare alle prove degli spettacoli; in quell’occasione mi cimentai anche nell’acrobatica aerea, disciplina che non avevo mai sperimentato fino a quel momento. Durante delle prove mi ruppi il legamento della caviglia e purtroppo dovettero posticiparmi la partenza di due mesi. Rimasi comunque ad Amburgo per cercare di allenarmi nonostante il piede fasciato e per frequentare i workshop di make-up.

Una volta partita, l’esperienza sulla nave è stata anche meglio di come l’avevo immaginata. Sei così lontana dalla realtà e dagli affetti, da dimenticarti quasi che la tua vita, fino a quel momento, è sempre stata sulla terra ferma e non in mezzo al mare. Il team di lavoro diventa la tua nuova famiglia; io stessa consideravo le mie colleghe come sorelle e tutti quanti rivedevamo le figure familiari che più ci mancavano in alcuni componenti dello staff. Ciononostante, alla fine dei quattro mesi ho sentito la necessità di tornare a casa, per godermi la mia famiglia e per riconnettermi con il mio mondo».

Dopo tanto tempo fuori casa, hai avuto bisogno quindi di ritornare alle tue origini?

«Sì, esatto. Ogni esperienza fatta è stata come mettere un check su uno dei desideri che riempivano la mia lista; ma tra tutti quei sogni c’era anche quello di far qualcosa nella mia città natale. Così, insieme al mio ragazzo, abbiamo fatto un’audizione per la compagnia del Teatro Leo Amici di Monte Colombo. Non puoi nemmeno immaginare la nostra felicità quando ci dissero che eravamo stati presi entrambi! Durante il periodo di prove trascorso a Monte Colombo, ho toccato per la prima volta con mano il lavoro che si nasconde dietro ad un musical di teatro, molto diverso dalle mie esperienze precedenti; concentrandosi su un solo spettacolo alla volta, si presta maggiore attenzione ad ogni dettaglio, lavorando soprattutto la mimica, la parte attoriale e quella corale. Dopo aver preso parte ai musical “Patto di luce” e “Senza fili”, ci venne chiesto di rimanere all’interno della troupe.

Grazie a questa compagnia, e in particolare al regista, sono riuscita a depennare un altro dei miei sogni in lista: ballare al Teatro Galli di Rimini. I miei nonni mi hanno sempre raccontato tante storie su questo imponente edificio che si trova proprio nel centro della mia città; e da quando è stato ristrutturato e riaperto agli spettacoli, ho sempre sognato di potermi esibire sul suo palco. E il mio sogno è diventato realtà nel gennaio dello scorso anno, portando in scena l’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi. Era la prima volta che mi esibivo con l’orchestra dal vivo e la sensazione di avvertire le vibrazioni della musica passarmi dai piedi a tutto il corpo è stato qualcosa di veramente magico».

Poi è arrivata la pandemia e il mondo dello spettacolo si è fermato.

«In realtà è ancora fermo purtroppo. Ricordo che quando ci arrivò la notizia che i teatri avrebbero chiuso, ero in tournée con i miei colleghi del teatro di Monte Colombo e nessuno di noi voleva accettare quell’idea. Così senza perdere tempo, ricontattai la compagnia delle navi da crociera Aida che mi fece subito un nuovo contratto; purtroppo però, sempre a causa della pandemia, anche quella possibilità andò in fumo. Per tornare a fare quello che amavo, ho dovuto aspettare maggio quando finalmente a me e al mio ragazzo venne proposto un contratto come cast artistico/animazione in un villaggio in Sardegna. Ritrovandomi in una realtà diversa da quelle a cui ero abituata, ho dovuto mettermi nuovamente alla prova come animatrice. Avevo fatto un’esperienza simile all’età di 15 anni sulla Riviera ma non mi sentivo minimamente adatta a quel mondo. Osservavo i miei colleghi dell’animazione nel contatto con la gente o nei giochi con i bambini e li vedevo così sicuri e a loro agio, mentre io mi sentivo totalmente negata. Fortunatamente l’equipe di quell’anno era meravigliosa e molto competente e tutti i ragazzi mi hanno aiutata a buttarmi e ad avere più sicurezza in me stessa. Grazie a loro ho imparato quanta fatica e duro lavoro si nascondono dietro al ruolo dell’animatore e di come, nonostante sembri così facile, in realtà non sia per tutti. La sera sul palco, invece, eravamo noi a dare loro qualche consiglio. Sento di essere cresciuta molto durante quella stagione perché c’è stato un bello scambio, o meglio, una vera e proprio fusione tra questi due mondi: l’animazione e la danza».

Quali sono ora i tuoi progetti?

«Poco prima che le restrizioni per il Covid chiusero tutti i ristoranti, ero vicina al raggiungimento di un altro dei miei obbiettivi: quello di lavorare nel cabaret. Avevo ottenuto, infatti, un lavoro per un dinner show a Venezia ma, sempre in seguito alle varie chiusure, non è andata come speravo. Non mi sono persa d’animo e ho colto subito l’opportunità di un’audizione per una compagnia inglese che stava cercando una ballerina e aerialist per un resort ad Ibiza. Forse non sono totalmente pronta per un’esperienza del genere ma ho deciso comunque di provarci, mettendo da parte le mie paure. E il mio coraggio è stato premiato perché l’audizione è andata bene; ho terminato da poco le 10 settimane di prove online a cui tutti i membri dello staff dovevano partecipare e adesso sto aspettando il mese di maggio per poter finalmente ripartire. E poi chi lo sa!? Video musicali, concerti, cabaret… la mia lista di sogni è ancora molto lunga!».

Quale delle esperienze che hai provato consiglieresti di più?

«Dipende dalla persona che ho davanti perché sono esperienze totalmente diverse. Sembra una frase fatta, ma il vero consiglio che forse darei è quello di non smettere mai di credere di potercela fare e di combattere per ciò che si vuole ottenere. Nel mondo della danza, ma in qualsiasi ambito in generale, si ricevono una valanga di “no”, molto spesso ingiustificati; e onestamente non so dire se ho preferito le volte in cui non ho avuto spiegazioni o quelle in cui mi hanno detto “sei troppo alta, hai le gambe corte, cerchiamo le bionde e non le more”. Se nel profondo del tuo cuore senti che quella che hai intrapreso sia la tua strada, allora non devi farti scoraggiare da niente e da nessuno, devi studiare e impegnarti tanto e devi saper sfruttare tutti quei “no”. Perché prima o poi arriverà un “sì” e sarà bellissimo».

Seguite Eletta su Instagram 🙂

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