Sara: l’ospite che ama la vita da villaggio

Da quando è nato animainviaggio ho sempre raccontato storie di altri colleghi che hanno intrapreso la strada dell’animazione. Oggi, invece, vorrei mostrare il punto di vista di chi sceglie per ogni sua vacanza una struttura in cui sia presente l’intrattenimento. Sappiamo quanto sia importante per un villaggio turistico e per l’agenzia d’animazione che con esso collabora, l’opinione degli ospiti e oggi scopriremo quella di Sara che da 24 anni trascorre le sue vacanze al Villaggio San Francesco. Lei, assieme ai suoi genitori, fa parte di quella categoria che apre il campeggio insieme al proprietario, chiamata stanziali: i primi che a maggio montano la loro casa mobile e gli ultimi a smontarla a ottobre. 

Il San Francesco è un camping tra spiaggia e pineta alle porte di Caorle, grande come Viserba, il paese dove abito io. All’interno si trovano 5 piscine, acquascivoli, 3 ristoranti, una gelateria, un supermercato, il parrucchiere, negozi e campi sportivi adatti a ogni esigenza. Un vero e proprio villaggio a 5 stelle con tutti i comfort. Quindi capisco a pieno Sara che, cresciuta in questa realtà, considera il campeggio come la sua seconda casa.

«I miei amici, quando ero piccola, mi chiedevano se mi annoiassi ad andare ogni estate in vancanza nello stesso posto – inizia Sara – senza rendersi conto che per me il San Francesco è sempre stato un rifugio. Sono cresciuta insieme a tantissimi altri ragazzi che come me trascorrevano 4 mesi dentro al campeggio, infatti, negli anni, si è creata una compagnia di 30 coetanei a cui ancora oggi sono davvero molto legata.» 

Quanto è importante per te la presenza dell’animazione in villaggio?

«Io sono tra quelle che non si tira mai indietro, voglio sempre partecipare a tutte le attività organizzate dagli animatori – continua Sara – d’altronde sono un’animatrice mancata. I momenti che ho sempre preferito in campeggio sono i balli di gruppo in spiaggia, i tornei di beach volley nel pomeriggio e la mia ora di tiro con l’arco, sacra per me, visto che ho la possibilità di dedicarmici solo durante i mesi che passo in villaggio. Per questo l’animazione turistica nelle strutture ricettive è essenziale. Alla fine anche l’ospite più svogliato, cede e inizia a vedere nell’animatore un punto di riferimento per la sua vacanza anche solo per avere informazioni. Mi ritengo fortunata ad aver incontrato persone che fanno parte della mia vita ancora oggi; infatti, se un domani mi venisse voglia di andare altrove, sceglierei comunque un villaggio con l’animazione.» 

Qual è il momento più bello, legato agli animatori, che ricordi? 

«Estate dopo estate ho visto il villaggio evolversi, cambiare e migliorare; ho tanti ricordi che mi legano al campeggio ma il luogo senza le persone non ha lo stesso valore. In tutti questi anni sono cambiate tantissime agenzie di animazione e quindi ho potuto incontrare anche tanti animatori e tutti, in un modo o nell’altro, hanno lasciato il segno. I rapporti che si creano, vivendo l’animazione 24 ore su 24, vanno oltre la semplice relazione “animatore – ospite”. Si crea un vero e proprio rapporto d’amicizia che io ho la fortuna di portare avanti con moltissimi ragazzi passati in villaggio. Sarebbe difficile, quindi, ricordare un momento più bello con uno di loro in particolare. Sicuramente il ricordo più magico è quello del ferragosto: il lancio dei palloncini, le gare, i giochi, le sfilate e gli spettacoli sono momenti che custodisco gelosamente stagione dopo stagione. La prova che il San Francesco regala la sensazione di sentirsi a casa si evince quando alcuni animatori tornano a lavorare in campeggio anche l’anno successivo, oppure trascorrono semplicemente qualche giorno per ritrovare noi ospiti.»

Durante le mie stagioni ho avuto la possibilità di conoscere e vedere tante tipologie di ospiti. A noi animatori piace catalogarli: ci sono quelli che si lamentano di tutto ancora prima di entrare in villaggio; quelli che “gli animatori dell’anno scorso erano meglio..”; quelli che pensano che facciamo questo lavoro perché non sapevamo che altro fare nella vita; poi ci sono quelli che, come Sara e la sua famiglia, diventano un vero e proprio punto di riferimento. Ci sostengono in ogni attività, sono sempre presenti, non si perdono uno spettacolo anche se l’hanno già visto mille volte e la cosa fondamentale è che sappiamo di poter contare su di loro nel momento del bisogno. Ricordo che, durante la mia stagione al San Francesco, tutto lo staff non avrebbe mai potuto rinunciare al tiramisù della Lori e al limoncello fatto in casa di nonno Mario. Per noi animatori, che viviamo per mesi lontani dagli affetti, questi piccoli dettagli diventano fondamentali per sentirsi a casa.      

Quali sono, secondo te, le caratteristiche per essere animatore?

«A mio parere le caratteristiche che non devono mancare ad un animatore sono due: empatia e voglia di fare. Bisogna saper prendere la persona che hai davanti. Noi ospiti a volte vogliamo essere presi con le pinze, altre vogliamo esser lasciati stare e in alcune occasioni basta un “ciao” per coinvolgerci in qualsiasi attività. Per questo essere svogliati può essere controproducente perché l’ospite lo percepisce e difficilmente il giorno dopo tornerà al tuo torneo.» 

Tra tutti i ruoli ce n’è uno, secondo te, più difficile?

«Per me sono tutti complicati. Se sei al mini club hai una responsabilità enorme verso i bambini e nei confronti dei genitori che te li affidano; se sei un contattista devi essere munito di una pazienza oltre misura perché, come dicevo prima, avere a che fare tutto il giorno con noi ospiti è una sfida; essere sportivo significa arrivare a fine giornata e sperare che tutti i torneisti non si siano fatti male; poi vogliamo parlare delle responsabilità che ha un capo equipe? Tenere unito il gruppo, interfacciarsi ogni giorno con tutti i capi settore del villaggio e soddisfare i capricci dei turisti. Ci vuole fegato.»

Hai mai partecipato a uno spettacolo con gli animatori?

«Ne ho fatti tantissimi. Sin da piccola adoravo cimentarmi sul palco e ancora oggi non mi tiro indietro. Il Re Leone, Tarzan, La Sirenetta e Grease sono tra i miei preferiti. Noi stanziali durante la stagione, ci riuniamo spesso per rivedere i vecchi video degli spettacoli e ogni volta ridiamo ripensando quando durante lo spettacolo “Notredame De Paris” la coreografa, dietro le quinte, urlava perché non facevamo il playback. Inoltre, negli ultimi anni, durante il ferragosto, ho coordinato e organizzato gli spettacoli della mia squadra. Le bimbe sono sempre felici ed entusiaste di salire sul palco e in loro ho sempre rivisto me, quando da bambina non vedevo l’ora di esibirmi. In questo modo ho sempre potuto assaporare nel dettaglio la vera vita da villaggio.» 

Perché non hai intrapreso la strada dell’animazione?

«In realtà, all’interno del campeggio, tutti mi hanno sempre scambiata per animatrice e  svariati capi equipe, negli anni, mi hanno chiesto di prendere parte alle academy per diventarlo, ma io non l’ho mai fatto. Frenata dalla paura di allontanarmi da casa o di dover lasciare il mio amato villaggio. Avendo vissuto da vicino la vita degli animatori è un’esperienza che mi ha sempre attirata ma è rimasto e rimarrà un sogno nel cassetto.» 

Seguite Sara su instagram 

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