Mini guida per un mini club felice

Se hai visitato la sezione su di me saprai già che non mi piace identificarmi in un unico ruolo. Amo, piuttosto, definirmi l’Animatrice con la A maiuscola, in quanto mi piacerebbe rappresentare questo lavoro in toto. Con l’imminente inizio della stagione estiva l’ultimo articolo pre-partenza vorrei dedicarlo al mini club, uno dei ruoli, a mio avviso, più vasti e complicati. Mi piacerebbe che questo articolo potesse essere d’aiuto a tutti quelli che stanno per intraprendere questo nuovo percorso nel mondo dell’animazione e hanno scelto proprio questo ruolo a rappresentarli e vorrei, inoltre, fungesse da spunto anche per tutti quelli che in questo ruolo ci bazzicano da anni, ma che hanno voglia di vedere un punto di vista differente dal loro, per quanto modesto sia. Se pensate che il mini club sia un semplice vi sbagliate di grosso; è un servizio impegnativo ed essenziale, molto spesso sottovalutato e poco organizzato. Continuando a leggere avrai a tua disposizione una mini guida per avere un mini club felice. Ricorda: se il bambino è felice il genitore è felicissimo.

I piccoli ospiti meritano, in un clima di totale libertà, di vivere un’esperienza ricreativa e di divertimento. È importante vengano stimolati attraverso la programmazione di attività espressive, manuali e creative, così che anche loro possano godersi a pieno la vita in villaggio. In questo caso l’animatore dovrà sostenere, stimolare ed aiutare il/la bambino/a senza mai sostituirsi a esso. Non dimenticare poi che si ha sempre a che fare con bambini, quindi la responsabilità è enorme.

Negli anni il servizio mini club è diventato sempre più fondamentale, perché i genitori che scelgono il villaggio per la loro vacanza ricercano in esso l’opportunità di trascorrere dei momenti di relax sapendo che il/la loro bambino/a è al sicuro e si sta divertendo con i suoi coetanei.

Quali sono le 5 regole base del mini-club?

  • Assegnare il giusto numero di animatori in base alle presenze;
  • scegliere posti adeguati per lo svolgimento delle attività;
  • adattare le attività e i giochi all’età dei bambini;
  • controllare i materiali;
  • non coinvolgere i bambini in attività che potrebbero mettere in discussione la loro sicurezza;
  • prestare attenzione al momento dell’iscrizione e assicurarsi che il genitore indichi possibili allergie, problemi o patologie del/la bambino/a.

Come coinvolgere al meglio i bambini all’interno del mini-club?

Dopo aver conquistato la fiducia del genitore, la componente più importante è la capacità di saper coinvolgere ogni bambino: dal più estroverso al più timido.
Il primo passaggio importante per assicurare un coinvolgimento maggiore è la divisione in fasce d’età, cosìcché per i bambini sia più facile socializzare e inoltre le attività potranno essere organizzate in maniera mirata. Solitamente le fasce d’età che trovate in villaggio sono:

  • baby club (3 – 5 anni);
  • mini club (6 – 9 anni);
  • maxi club (10 – 13 anni);
  • young o junior club (14 – 17 anni).

Una volta suddivisi i bambini, il passo successivo è creare un programma ad hoc con attività divertenti e allo stesso tempo educative:

  • attività in spiaggia, in piscina o aree dedicate

La realizzazione di una festa a tema, per esempio, permette al bambino di focalizzarsi su una sola cosa e costruire intorno a essa tutto ciò che gli serve. Può essere chi vuole: Spiderman, una tigre o un pirata che solca i mari; con la caccia al tesoro uniranno le forze per il raggiungimento di un obiettivo; la gara dei castelli di sabbia invece stimolerà la loro creatività e le olimpiadi a staffetta insegnerà loro l’importanza del gruppo e di fare squadra.

  • attività sportive

Anche le attività sportive possono essere occasione di divertimento e socializzazione, in quanto trasmettono l’importanza del rispetto delle regole e dei compagni. Per questo solitamente in villaggio c’è la possibilità di accompagnare i bambini del mini club alle varie attività sportive dove, grazie a un insegnante, potranno appassionarsi e conoscere nuovi sport o approfondire uno sport che già praticano.

  • attività ricreative

In un periodo storico dove i bambini vengono messi davanti a tablet e cellulari appena fanno un capriccio, dove la soluzione per farli mangiare è dargli automaticamente in mano quell’aggeggio che già a 2 anni sanno manovrare, perdono completamente la manualità e la creatività. Il bambino attraverso la manipolazione di materiale e l’uso del colore impara a esprimersi e stimola la fantasia. Per questo sono una grande sostenitrice di tutti i tipi di laboratori: riciclo, ambientali, manipolazione di materiale plastico e utilizzo dei colori.

  • attività teatrali

Sapete qual è una delle attività del mini club preferite da ogni genitore? Il mini show.
I bambini attraverso questa esperienza potranno superare ogni paura e vergogna interpretando diversi personaggi e raccontando una storia attraverso balli, sketch e battute. I momenti delle prove e la soddisfazione di vederli sul palco sarà enorme per voi animatori, per i genitori e per i bambini stessi.

Altri due momenti che reputo davvero importanti nel servizio del mini club sono:

  • la baby dance: uno dei momenti preferiti dai bambini di tutte le età solitamente accompagnato dall’amatissima mascotte del villaggio;
  • l’animaday: questa attività è dedicata invece ai ragazzi più grandi e permette loro di vestire i panni dell’animatore rispettando orari, programma e attività partendo dalla mattina fino allo show sul palco. È un’attività di gran successo perché spesso questo lavoro viene visto con estrema curiosità e indossare la divisa, anche se solo per un giorno, stimola e responsabilizza i ragazzi.

L’ultimo servizio offerto dal mini club in alcuni villaggi o campeggi è quello di pranzare e cenare tutti insieme. I bambini avranno la possibilità di condividere anche questi momenti con i propri coetanei grazie all’aiuto e alla supervisione degli animatori.

Pensate ancora che il ruolo dell’animatore del mini-club sia facile?
Richiede tantissima passione, senso di responsabilità, fantasia e collaborazione, ma i bambini sapranno regalarvi tantissime soddisfazioni e vi faranno provare emozioni che porterete nel cuore per sempre.

Danilo e il potere più grande del mondo

La persona che vi presenterò oggi è stata fondamentale nel mio percorso poiché la prima ad aver creduto nelle mie potenzialità. Lui è Danilo, 39 anni di cui 12 in animazione, ed è stato il primo viso che mi ha accolto quando, piena di paure, sono arrivata alle Maldive. Quella che state per leggere è la sua storia: una passione smisurata per questo lavoro, tanta determinazione e un pizzico di coraggio.  

IG: @jennyflawa_

«L’animazione è stato un capitolo molto importante della mia vita. In età adolescenziale, grazie ai miei genitori, andavo in vacanza al Tanka Village di Villasimius (CA), uno dei villaggi più grandi e importanti d’Italia, e proprio lì mi sono innamorato della magia di questo lavoro. Da ospite ho sempre partecipato a milioni di attività, attirando così l’attenzione della responsabile Emy Di Paola, la quale, mi chiese di fare un colloquio. Da quel momento è partita la mia favola. Decisi di laurearmi e poi partire come prima stagione nonostante avessi già 27 anni, praticamente un vecchietto rispetto ai giovani di oggi. Ho iniziato proprio al Tanka Village e per me è stato come realizzare un sogno; infatti, per sei anni, quel villaggio è diventato la mia casa.» 

Danilo non aveva nessuna esperienza nel settore, così fece la gavetta partendo da ruoli semplici fino ad arrivare a ricoprire quelli di maggiore responsabilità. 

«Ho iniziato da semplice contattista/sportivo e dopo 3 anni sono diventato prima referente del settore contatto e poi ho iniziato a gestire un gruppo di 16 persone con il ruolo di responsabile. Dopo questa esperienza mi venne proposto di diventare capo equipe all Sant’Elmo Beach Hotel a Costa Rey con uno staff di 13 persone. Da quel momento in poi è stata una continua crescita e scoperta.» 

IG: @danilodorta

Danilo, grazie a questo lavoro, ha avuto la possibilità di girare il mondo, conoscere nuove culture e vivere esperienze incredibili. Non sono mancate le difficoltà ma ogni stagione gli ha donato qualcosa di meraviglioso.  

«La stagione che mi ha reso più ricco, sia dal punto di vista professionale che personale, è stata quella in Madagascar, al SeaClub Amarina. Una stagione che ci vedeva come staff pilota per Francorosso, infatti il nostro compito era quello di testare diversi format che poi sarebbero stati implementati nelle strutture di tutto il mondo. è stata sicuramente una grossa responsabilità che però ha dato a tutto lo staff la possibilità di crescere sotto tutti i punti di vista: creazione di spettacoli, attività innovative per gli ospiti e come sfondo uno scenario unico nel suo genere: l’Africa. Le difficoltà che ho incontrato sono le stesse che chiunque potrebbe trovare in qualunque lavoro: pressioni da parte della sede e dalle proprietà delle strutture, confronti continui con ospiti di qualsiasi target. A questi poi si uniscono i rapporti con i colleghi: vivere 24 ore su 24 a stretto contatto con perfetti sconosciuti – che poi diventeranno il più delle volte parte di te – non è affatto semplice. Da capo equipe devi riuscire a far sentire tutti importanti e parte di un progetto, di un sogno.»  

Ricordo che quando, per la prima volta, mi venne offerto un ruolo da responsabile le due sensazioni che mi invasero il corpo furono: eccitazione e paura. In quel momento la mente inizia a ripetere le stesse domande in continuazione. “Sarò all’altezza? Riuscirò a trasmettere qualcosa di positivo al mio staff? Sarò in grado di soddisfare le esigenze degli ospiti e della struttura? Sarò fiera di me stessa?”. E anche per Danilo è stato così.  

IG: @danilodorta

«Il primo giorno da capo equipe è stato emozionante. Sentivo la responsabilità sulle mie spalle, ma affrontarla con il sorriso, consapevole di essere lì per fare qualcosa che mi piaceva davvero tanto, sicuramente ha aiutato. Quello che maggiormente mi porta alla mente grandi emozioni è il ricordo della prima presentazione sul palcoscenico come responsabile equipe. In quel momento, vedere i miei ragazzi che mi applaudivano dinanzi a 1000 persone, mi fece rendere conto dell’importanza del mio ruolo.» 

Le settimane che precedono una partenza sono solitamente quelle di preparazione. E’ vero, una delle qualità dell’animatore è l’improvvisazione, però quando si ricopre un ruolo da cui dipendono anche tante altre persone bisogna essere preparati a tutto. Per questo Danilo porta sempre con sé in struttura uno schema ben preciso e delineato che poi di volta in volta modella in base alle richieste del villaggio e al suo staff.

«Il mio ruolo, soprattutto negli ultimi anni, spaziava a 360°: dall’accoglienza degli ospiti in arrivo, ai rapporti in prima persona con la direzione, la gestione del format prodotto in struttura, il miglioramento dei business in loco – escursioni, lotterie, uscite con ospiti, vendita gadget – creazione planning settimanale e mensile per lo staf e ideazione degli spettacoli. Ero il punto di riferimento per i miei ragazzi, l’equipe della struttura e tutti gli ospiti. Questo ti fa sentire un vero e proprio VIP. Sarebbe difficile quindi definire un solo momento bello all’interno della mia giornata, ma se proprio dovessi scegliere sarei combattuto tra questi 2:

  1. la riunione staff delle 18, quando ci si ritrova tutti insieme per fare il resoconto della giornata. Un mix tra stanchezza, gioia ed emozione per la serata che verrà; 
  2. il momento degli applausi post spettacolo, dove si raccolgono i frutti del lavoro di notti e notti di sudore e passione.» 
IG: @danilodorta

Tra gli svariati compiti del responsabile equipe c’è anche quello di gestire tutto lo staff associando a ogni persona il compito più adatto. 

«Questo probabilmente è una delle cose più complesse. Il più delle volte, non conoscendo i ragazzi e le ragazze del mio staff, mi sono affidato a un mix di tanta fiducia e sesto senso e devo ammettere che nella maggior parte dei casi ha funzionato. Ovviamente non sono mancati errori da cui però ho sempre cercato di trarre insegnamento. Le qualità che, secondo me, dovrebbe avere un capo equipe sono tante: leadership, carisma, ottimismo, creatività, capacità di relazionarsi con tutti, disponibilità, spirito di adattamento alle più svariate situazioni e positività sono solo alcune. Praticamente un super eroe come direbbe qualcuno.» 

Tutti si chiedono se l’animazione turistica può essere considerata un lavoro duraturo nel tempo o solo un’esperienza di passaggio. Quante volte gli ospiti domandano agli animatori: “finita questa esperienza cosa vuoi fare da grande?”

«Quando si dice “per la tutta la vita” sono sempre un po’ scettico. Sicuramente al giorno d’oggi questo ruolo è cambiato tantissimo e non c’è più un limite d’età. Questo però comporta delle rinunce importanti nella tua vita privata. Stare lontano dalla famiglia, dagli affetti e dagli amici, difficoltà a creare una situazione sentimentale stabile a meno che la tua compagna non faccia il tuo stesso lavoro; tutto dipende da cosa si vuole nella vita. E’ il lavoro più bello del mondo, ma come tutti ha i suoi lati negativi. Io, parlando della mia esperienza, penso che l’animazione abbia influito positivamente sulla persona che sono oggi perché grazie a essa ho un bagaglio culturale unico e invidiabile. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con culture e persone fantastiche, delle quali conosciamo soltanto quello che ci raccontano, in maniera sbagliata, i media. Oggi, grazie a queste esperienze, affronto la vita e le situazioni con molta più positività e forza.»

IG: @danilodorta

Pensi sia cambiato, negli anni, il modo di fare animazione? 

«Sicuramente. Una volta fare animazione era semplicemente “fare casino” puntando alla quantità. Oggi invece vengono curati i minimi particolari e si tende a mettere le esigenze dell’ospite, anche le più strane, sempre al primo posto. Il risultato è sicuramente un’animazione che resta nel cuore e mette a disposizione dell’ospite persone qualificate e specializzate in un settore, sia artistico che sportivo, pronte a far vivere esperienze di qualità.» 

Qual è il consiglio che vorresti dare a chi aspira a diventare animatore? 

«Il consiglio è molto semplice: farlo con passione! E’ un lavoro che ti riempie di emozioni quindi avere la possibilità di farlo e non sfruttarla pensando di viverla come una semplice esperienza di passaggio è davvero un peccato. Consiglio a tutti di non limitarsi a vivere le 4 mura del villaggio turistico ma di riempire i vostri occhi e il vostro cuore della bellezza del luogo in cui vi trovate scoprendo tutte le sfumature della vita autoctona. I ricordi più belli e divertenti sono legati alle tradizioni locali del paese in cui ho lavorato. Non dimenticherò mai i festeggiamenti dei miei compleanni: dalle bottiglie di birra svuotate in testa in Madagascar, ai fiumi di Pomada a Minorca, le serate a base di mirto in Sardegna e le uova spaccate in testa alle Maldive. Facendo animazione porterete sorrisi e felicità alle persone e avrete il dono e il potere più grande del mondo.»

Seguite Danilo su instagram 

IG: @danilodorta

Campeggio, Hotel o villaggio turistico?

L’animazione turistica cambia insieme alle strutture ricettive?

Le strutture turistiche, prima che l’animazione prendesse piede, erano popolate da persone che andavano in vacanza per rilassarsi e staccare la spina. Soggiornare, però, all’interno di una struttura senza ricevere alcun servizio aggiuntivo poteva risultare un po’ monotono così vennero inserite le prime figure d’intrattenimento. Inizialmente si trattava per lo più di un intrattenimento musicale fino a che, diventato un servizio apprezzato e diffuso, vennero affiancati altri animatori alla figura del pianobar. Oggi ogni struttura ricettiva offre un servizio d’animazione adeguato alla sua grandezza e al target degli ospiti che la scelgono. Lo staff sarà flessibile e si adatterà alla struttura in cui si trova.

Quali sono le principali strutture ricettive?

Le 3 principali tipologie di strutture turistiche sono: 

  • Campeggio 
  • Hotel/albergo
  • Villaggio turistico

In cosa si differenziano tra di loro? Analizziamole nel dettaglio:

1. Campeggio 

Il campeggio è adatto a chi preferisce la vacanza “Fai-Da-Te”; mette a disposizione numerosi servizi tra cui campi sportivi, piscine, spiaggia convenzionata e area bimbi e gli ospiti che scelgono questa soluzione vengono suddivisi in due categorie: 

  • quelli che soggiornano per un tempo prolungato all’interno della struttura usufruendo dell’area camper o delle case mobili, chiamati stanziali;
  • quelli che si fermano per qualche settimana, o anche solo pochi giorni, prima di partire per la destinazione successiva, chiamati ospiti di passaggio; 
IG: @villaggiosanfrancesco

Che tipo di animazione si può trovare in campeggio?

Anche in questo caso, l’animazione turistica si adatterà alle esigenze degli ospiti presenti in struttura. Considerati appunto gli stanziali, in campeggio c’è il rischio di dover far fronte alla kryptonite dell’animazione: la monotonia. Ideare un programma diverso ogni giorno sarebbe impossibile, quindi l’animatore dovrà renderlo, in modo creativo, sempre accattivante. Dopo aver studiato gli ospiti durante le prime settimane, sarà molto più facile valutare la funzionalità delle attività riproponendo quelle più apprezzate con dei piccoli cambiamenti: regole bizzarre, premi differenti, gare più stimolanti. Inoltre, avere gli stessi ospiti per settimane o anche mesi, ha anche i suoi lati positivi: quasi sempre gli stanziali si affezionano all’animatore fino a considerarlo amico, figlio o nipote e il loro sostegno diventerà prezioso in tantissime occasioni durante la stagione.  

Anche nel campeggio incontriamo pro e contro. In questa struttura turistica l’ospite potrà seguire i propri orari e i propri ritmi, godere di una vacanza all’insegna di pace e natura con la possibilità di usufruire di un servizio di intrattenimento stimolante. I servizi offerti solitamente però, sono minimi quindi a volte ci si trova a dover cucinare, fare la spesa e lavare i piatti proprio come a casa perdendo quindi il senso di relax che si ricerca in una vacanza. 

2. Hotel / albergo 

L’hotel è la scelta di chi ha il desiderio di visitare più luoghi possibili di una determinata destinazione. I servizi che solitamente mette a disposizione sono quelli di Bed&Breakfast (pernottamento e colazione), mezza pensione (pernottamento, colazione e un pasto a scelta), o pensione completa (pernottamento, colazione e due pasti). Lo staff d’animazione dovrà adattarsi a questi ritmi poiché gli ospiti presenti in albergo dedicheranno la loro giornata alla visita dei luoghi che il territorio offre e rientreranno solo per i pasti. Quindi l’intrattenimento sarà molto soft e concentrato soprattutto nelle ore serali, momento in cui l’ospite si gode qualche ora di relax in struttura insieme all’animatore che dovrà essere presente ma non invadente. 

Quali sono, quindi, le attività a cui si dedica uno staff d’animazione in una struttura di questo tipo?

Lo staff che trovate in Hotel è molto spesso composto da pochi elementi e la giornata tipo dell’animatore dipenderà dalla posizione della struttura: 

  • se l’Hotel in questione si trova sul mare, gli ospiti, vorranno goderselo a pieno. In questo caso quindi, potranno essere organizzate tutte le classiche attività di intrattenimento come lezioni di fitness, mini club e tornei sportivi;
  • se l’Albergo invece si trova in montagna, l’animatore vestirà i panni di tour leader accompagnando gli ospiti a fare trekking nei boschi alla scoperta di luoghi incontaminati, o i più piccoli sulle piste da sci. 

Scegliere, per la propria vacanza, una struttura di questo tipo ha lati negativi e lati positivi. L’ospite ha la possibilità di godersi la vacanza in totale relax dovendo però rispettare gli orari della struttura per i pasti. Viene “coccolato” in tutto ma essendoci, nella maggior parte dei casi, un’animazione soft a volte c’è fin troppa tranquillità. 

3. Villaggio turistico

Il villaggio turistico è il boss delle strutture ricettive. Dopo di lui, tutte le altre strutture, hanno dovuto adattarsi al suo metodo di intrattenimento. L’obiettivo del villaggio turistico è quello di far trascorrere all’ospite più tempo possibile all’interno di esso usufruendo di tutti i servizi offerti. Infatti, a seconda della dimensione, in questo vero e proprio “villaggio” possiamo trovare un servizio di animazione a 360° e altri servizi utili agli ospiti come: ristoranti, piscine per adulti e piccini, discoteca, acquascivoli, negozi di souvenir, bar e parrucchiere.     

L’intrattenimento del villaggio turistico 

L’animazione che l’ospite trova nel villaggio turistico è quella più completa. L’agenzia che con esso collabora dovrà fornire un servizio a 5 stelle in modo tale da soddisfare tutte le esigenze degli ospiti ma anche della struttura stessa. Troverete insegnanti sportivi specializzati che organizzano corsi privati, il fotografo che immortalerà i vostri momenti più belli e le hostess disponibili per qualsiasi informazione. Oltre al classico programma diurno e serale, sempre dallo staff, verranno organizzate attività extra così da non far mancare nulla all’ospite. Infatti, gli eventi fuori programma, durante le mie esperienze in villaggio, sono sempre stati tantissimi: dal paintball al bubble football, dai momenti di beauty al bingo. Un vero e proprio servizio a tutto tondo che invoglia il turista a passare la maggior parte della sua vacanza all’interno della struttura. 

Avere tutti i servizi a disposizione e uno staff d’animazione completo sono dei bei vantaggi. A volte però, quest’ultimo, può essere un’arma a doppio taglio poiché considerato invadente ed esagerato. Un altro punto a sfavore del villaggio turistico è la mancata presenza di servizi adeguati intorno alla struttura, posizionata spesso in punti isolati. 

Quale struttura turistica scegliere per la propria vacanza?

Dopo aver analizzato tutte le caratteristiche, le differenze, i pro e i contro di queste 3 tipologie di strutture ricettive all’ospite non resta che scegliere quella più adatta alle sue esigenze creando il perfetto connubio tra servizi offerti e attività di animazione per godersi la propria vacanza al meglio. 

Tu in quale struttura trascorreresti la tua vacanza? 

Sara: l’ospite che ama la vita da villaggio

Da quando è nato animainviaggio ho sempre raccontato storie di altri colleghi che hanno intrapreso la strada dell’animazione. Oggi, invece, vorrei mostrare il punto di vista di chi sceglie per ogni sua vacanza una struttura in cui sia presente l’intrattenimento. Sappiamo quanto sia importante per un villaggio turistico e per l’agenzia d’animazione che con esso collabora, l’opinione degli ospiti e oggi scopriremo quella di Sara che da 24 anni trascorre le sue vacanze al Villaggio San Francesco. Lei, assieme ai suoi genitori, fa parte di quella categoria che apre il campeggio insieme al proprietario, chiamata stanziali: i primi che a maggio montano la loro casa mobile e gli ultimi a smontarla a ottobre. 

Il San Francesco è un camping tra spiaggia e pineta alle porte di Caorle, grande come Viserba, il paese dove abito io. All’interno si trovano 5 piscine, acquascivoli, 3 ristoranti, una gelateria, un supermercato, il parrucchiere, negozi e campi sportivi adatti a ogni esigenza. Un vero e proprio villaggio a 5 stelle con tutti i comfort. Quindi capisco a pieno Sara che, cresciuta in questa realtà, considera il campeggio come la sua seconda casa.

«I miei amici, quando ero piccola, mi chiedevano se mi annoiassi ad andare ogni estate in vancanza nello stesso posto – inizia Sara – senza rendersi conto che per me il San Francesco è sempre stato un rifugio. Sono cresciuta insieme a tantissimi altri ragazzi che come me trascorrevano 4 mesi dentro al campeggio, infatti, negli anni, si è creata una compagnia di 30 coetanei a cui ancora oggi sono davvero molto legata.» 

Quanto è importante per te la presenza dell’animazione in villaggio?

«Io sono tra quelle che non si tira mai indietro, voglio sempre partecipare a tutte le attività organizzate dagli animatori – continua Sara – d’altronde sono un’animatrice mancata. I momenti che ho sempre preferito in campeggio sono i balli di gruppo in spiaggia, i tornei di beach volley nel pomeriggio e la mia ora di tiro con l’arco, sacra per me, visto che ho la possibilità di dedicarmici solo durante i mesi che passo in villaggio. Per questo l’animazione turistica nelle strutture ricettive è essenziale. Alla fine anche l’ospite più svogliato, cede e inizia a vedere nell’animatore un punto di riferimento per la sua vacanza anche solo per avere informazioni. Mi ritengo fortunata ad aver incontrato persone che fanno parte della mia vita ancora oggi; infatti, se un domani mi venisse voglia di andare altrove, sceglierei comunque un villaggio con l’animazione.» 

Qual è il momento più bello, legato agli animatori, che ricordi? 

«Estate dopo estate ho visto il villaggio evolversi, cambiare e migliorare; ho tanti ricordi che mi legano al campeggio ma il luogo senza le persone non ha lo stesso valore. In tutti questi anni sono cambiate tantissime agenzie di animazione e quindi ho potuto incontrare anche tanti animatori e tutti, in un modo o nell’altro, hanno lasciato il segno. I rapporti che si creano, vivendo l’animazione 24 ore su 24, vanno oltre la semplice relazione “animatore – ospite”. Si crea un vero e proprio rapporto d’amicizia che io ho la fortuna di portare avanti con moltissimi ragazzi passati in villaggio. Sarebbe difficile, quindi, ricordare un momento più bello con uno di loro in particolare. Sicuramente il ricordo più magico è quello del ferragosto: il lancio dei palloncini, le gare, i giochi, le sfilate e gli spettacoli sono momenti che custodisco gelosamente stagione dopo stagione. La prova che il San Francesco regala la sensazione di sentirsi a casa si evince quando alcuni animatori tornano a lavorare in campeggio anche l’anno successivo, oppure trascorrono semplicemente qualche giorno per ritrovare noi ospiti.»

Durante le mie stagioni ho avuto la possibilità di conoscere e vedere tante tipologie di ospiti. A noi animatori piace catalogarli: ci sono quelli che si lamentano di tutto ancora prima di entrare in villaggio; quelli che “gli animatori dell’anno scorso erano meglio..”; quelli che pensano che facciamo questo lavoro perché non sapevamo che altro fare nella vita; poi ci sono quelli che, come Sara e la sua famiglia, diventano un vero e proprio punto di riferimento. Ci sostengono in ogni attività, sono sempre presenti, non si perdono uno spettacolo anche se l’hanno già visto mille volte e la cosa fondamentale è che sappiamo di poter contare su di loro nel momento del bisogno. Ricordo che, durante la mia stagione al San Francesco, tutto lo staff non avrebbe mai potuto rinunciare al tiramisù della Lori e al limoncello fatto in casa di nonno Mario. Per noi animatori, che viviamo per mesi lontani dagli affetti, questi piccoli dettagli diventano fondamentali per sentirsi a casa.      

Quali sono, secondo te, le caratteristiche per essere animatore?

«A mio parere le caratteristiche che non devono mancare ad un animatore sono due: empatia e voglia di fare. Bisogna saper prendere la persona che hai davanti. Noi ospiti a volte vogliamo essere presi con le pinze, altre vogliamo esser lasciati stare e in alcune occasioni basta un “ciao” per coinvolgerci in qualsiasi attività. Per questo essere svogliati può essere controproducente perché l’ospite lo percepisce e difficilmente il giorno dopo tornerà al tuo torneo.» 

Tra tutti i ruoli ce n’è uno, secondo te, più difficile?

«Per me sono tutti complicati. Se sei al mini club hai una responsabilità enorme verso i bambini e nei confronti dei genitori che te li affidano; se sei un contattista devi essere munito di una pazienza oltre misura perché, come dicevo prima, avere a che fare tutto il giorno con noi ospiti è una sfida; essere sportivo significa arrivare a fine giornata e sperare che tutti i torneisti non si siano fatti male; poi vogliamo parlare delle responsabilità che ha un capo equipe? Tenere unito il gruppo, interfacciarsi ogni giorno con tutti i capi settore del villaggio e soddisfare i capricci dei turisti. Ci vuole fegato.»

Hai mai partecipato a uno spettacolo con gli animatori?

«Ne ho fatti tantissimi. Sin da piccola adoravo cimentarmi sul palco e ancora oggi non mi tiro indietro. Il Re Leone, Tarzan, La Sirenetta e Grease sono tra i miei preferiti. Noi stanziali durante la stagione, ci riuniamo spesso per rivedere i vecchi video degli spettacoli e ogni volta ridiamo ripensando quando durante lo spettacolo “Notredame De Paris” la coreografa, dietro le quinte, urlava perché non facevamo il playback. Inoltre, negli ultimi anni, durante il ferragosto, ho coordinato e organizzato gli spettacoli della mia squadra. Le bimbe sono sempre felici ed entusiaste di salire sul palco e in loro ho sempre rivisto me, quando da bambina non vedevo l’ora di esibirmi. In questo modo ho sempre potuto assaporare nel dettaglio la vera vita da villaggio.» 

Perché non hai intrapreso la strada dell’animazione?

«In realtà, all’interno del campeggio, tutti mi hanno sempre scambiata per animatrice e  svariati capi equipe, negli anni, mi hanno chiesto di prendere parte alle academy per diventarlo, ma io non l’ho mai fatto. Frenata dalla paura di allontanarmi da casa o di dover lasciare il mio amato villaggio. Avendo vissuto da vicino la vita degli animatori è un’esperienza che mi ha sempre attirata ma è rimasto e rimarrà un sogno nel cassetto.» 

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Stage di formazione: regole e consigli

Quali sono i passi per diventare animatore turistico?

Abbiamo parlato di tipologie diverse di agenzie, dei ruoli presenti in un’equipe e della valigia dell’animatore. Oggi invece, vorrei parlare dei primi passi per diventare intrattenitore. Dopo aver inviato il curriculum e aver affrontato un primo colloquio telefonico, l’agenzia in questione vi inviterà allo stage di formazione.  Molte persone, credono che i ragazzi vengano mandati nei villaggi turistici allo sbaraglio e senza preparazione. Negli ultimi anni, dopo che la richiesta di professionalità da parte delle strutture ricettive è aumentata, in quasi tutte le realtà d’animazione viene proposto uno stage con lo scopo di preparare i futuri animatori ad affrontare la stagione al meglio. Come scritto nel mio articolo “4 falsi miti sull’animazione turistica”, diffidate dalle agenzie che utilizzano la formazione come opportunità di guadagno, piuttosto che considerarlo un modo per investire sui propri futuri collaboratori. Queste academy sono veri e propri corsi specifici, che si svolgono all’interno di hotel o villaggi turistici, con una durata che solitamente va dai 2-3 giorni fino a una settimana. 

Com’è strutturato il primo giorno di uno stage di formazione? 

  • Arrivo in struttura

Dal primo momento che mettete piede nella struttura che ospita il vostro stage potrete considerare iniziata la vostra formazione. Vi viene assegnato un badge con il vostro nome e il ruolo per cui vi presentate – da tenere come santino per tutta la settimana – e una camera da condividere con altri stagisti. Fin da subito testerete il vostro spirito di adattamento. 

  • Riunione introduttiva 

Il primo appuntamento è la riunione generale in cui i responsabili spiegano le dinamiche dello stage, presentano l’azienda, le strutture con cui essa collabora e tutti i coach che vi accompagneranno in questa avventura. Infine, diranno quali sono le regole da rispettare durante tutto il soggiorno, molto simili a quelle che poi troverete anche in villaggio.   

  • Divisione per ruoli

Il passaggio successivo è la formazione di gruppi in base ai ruoli. Ogni settore è seguito da 2 o più formatori, solitamente animatori con tanta esperienza o capi animazione, che controlleranno il comportamento e la crescita di ogni stagista per tutta la durata della formazione. Considerate che ci sono occasioni in cui queste selezioni vengono svolte a porte aperte, con ospiti paganti in struttura, quindi è importante che il comportamento di uno stagista non comprometta la credibilità del villaggio.  

  • Momenti di aggregazione

Ovviamente ci saranno momenti (colazione, pranzo e cena) e attività (simulazioni, prove e serate) che vedranno gli stagisti riuniti in un unico gruppo, in cui si ha la possibilità di parlare, confrontarsi e conoscersi.  Attenzione: anche in questi momenti verrete monitorati dai responsabili e sono inclusi nella vostra formazione, per cui comportatevi come se foste circondati da ospiti, siate sempre cordiali con il personale e con i vostri colleghi. 

Cosa si impara in uno stage di formazione?

Grazie alla suddivisione in piccoli gruppi, potrete ricevere una formazione davvero specifica sul ruolo che poi andrete a ricoprire in villaggio. Nel caso degli sportivi vengono insegnate le regole dei tornei tramite simulazioni. I/le ragazzi/e del mini club imparano giochi di gruppo, laboratori e tecniche per far divertire e socializzare i bambini nel tempo di una vacanza. Quelli che si dedicano al fitness, per quanto possano essere formati e specializzati, imparano ad applicare le loro conoscenze nel contesto del villaggio turistico differente da quello della palestra. Inoltre si dedicano alla sigla e ai balli di gruppo del momento, da insegnare poi a tutto il gruppo. I ruoli più tecnici come coreografo, Dj, costumista e scenografo, hanno la possibilità di mettere in pratica le loro capacità mostrando una coreografia, strutturando uno spettacolo dalla A alla Z, suonando a una delle serale a tema o costruendo qualcosa in vista dello show dell’ultimo giorno. Ognuno quindi ha la possibilità di mettere in mostra le proprie capacità e i propri talenti. Ricordatevi però che siete lì per imparare e per formarvi, quindi mostratevi sempre umili e disponibili.

Se durante il giorno si simulano le attività diurne di un animatore, anche la sera si assaporerà la vera e propria vita da villaggio. Vi dovrete cimentare nelle prove in vista dello spettacolo finale e sfoderare i vostri costumi migliori per le feste a tema. Inoltre, responsabili e coach organizzeranno serate giochi e cabaret a cui voi assisterete come pubblico attivo. E’ importante che un aspirante animatore in questi momenti mostri entusiasmo, voglia di divertirsi e di socializzare. Potete essere ballerini impeccabili, ma se durante la festa hawaiana, ballate in un angolo da soli con la speranza di esser notati, allora dimostrate di non saper fare gruppo. L’obiettivo non è farsi notare, ma coinvolgere e farsi coinvolgere. Sentirete sulla vostra pelle il clima che si respira durante la preparazione di uno spettacolo o di un evento in cui il supporto reciproco e il lavoro di squadra sono fondamentali. 

Quali sono le possibili spese da affrontare per partecipare a uno stage?

Come scritto all’inizio, la formazione dei propri dipendenti dovrebbe essere gratuita. Ad ogni modo, come per qualsiasi lavoro, ci sono delle piccole spese da affrontare per partecipare a un corso di formazione:

  • il trasporto per raggiungere il luogo dello stage sarà a carico dello stagista;
  • può capitare che venga richiesto di portare e/o comprare materiali o vestiti utili nelle giornate di studio. Consideratelo sempre un investimento: una parrucca per interpretare un supereroe o un paio di scarpe da palcoscenico vi torneranno utili anche durante la vostra stagione in struttura;
  • verrà chiesto, in alcuni casi, un contributo per vitto e alloggio; ma state tranquilli, perché una volta assunti in villaggio se ne occuperà la vostra agenzia in accordo con il servizio ristorazione della struttura che vi ospiterà.

Quali sono le cinque regole d’oro per affrontare al meglio questi stage?

1. Puntualità: gli orari sono molto simili a quelli che avrete in villaggio quindi anche 5 minuti di ritardo potrebbero essere compromettenti per la decisione finale dei vostri coach;

2. mostratevi sempre partecipi, attivi, curiosi, pieni di entusiasmo per qualsiasi proposta, fate domande e prestate attenzione a tutto ciò che responsabili e formatori dicono. Se vi chiedono di ballare, travestirvi o organizzare scherzi non tiratevi indietro. Un animatore deve essere pronto a improvvisare; 

3. siate sempre educati e cordiali con chiunque: responsabili, formatori, colleghi, camerieri, receptionist. Verrete valutati anche in base a questi comportamenti;   

4. durante uno stage, istruttori e responsabili mettono a disposizione le loro conoscenze e le loro esperienze accumulate dopo anni di sacrificio e passione, quindi portate loro rispetto per il lavoro svolto; 

5. non cercate di eludere o infrangere di nascosto le regole imposte a inizio stage. 

A fine settimana, gli elementi che determinano l’assunzione sono tanti, quindi l’esito positivo non è scontato, e allo stesso modo lo stagista avrà una visione a 360° che gli permetterà di capire se il lavoro dell’animatore è nelle sue corde. A prescindere da quale sarà la vostra decisione, o quella dell’agenzia, saranno giorni che vi ricorderete per sempre e che vi permetteranno di mettere alla prova voi stessi in tantissimi aspetti. Esplorate sempre i vostri limiti, ogni tentativo scartato sarà comunque un passo avanti.

8 meraviglie sotto il cielo d’Irlanda

“Color verde Irlanda, color rosso Galway”

Un post di Instagram pubblicato due anni fa, mi riporta alla mente tutte le intense, travolgenti ed emozionanti sensazioni provate durante questo viaggio. Soprannominata “l’Isola di Smeraldo” per il suo paesaggio verde, tra me e l’Irlanda è stato amore a prima vista.

Era settembre e stavo programmando il mio ritorno in Italia. Ma dopo mesi passati a Fuerteventura, dove i miei occhi si erano abituati ad un paesaggio prettamente deserto, sentivo la necessità di ricreare un contatto con la natura. Così, spulciando tra i voli papabili, ne trovai uno per Dublino e ad ottobre mi ritrovai nella città natale di Oscar Wilde e della birra Guinness. Partita come turista, mi sono riscoperta viaggiatrice scegliendo vie meno battute e mete conosciute a pochi.

Per questo oggi vi racconterò dei miei 10 giorni on the road alla scoperta di castelli medievali, scogliere, città colorate, chilometri di coste e dell’inaspettata gentilezza degli irlandesi.

Dove dormire in Irlanda?

Avevo deciso di non prenotare hotel o appartamenti ma di affidarmi ad Airbnb per soggiornare direttamente nelle stanze degli ospiti degli irlandesi, perché ero curiosa di conoscere questo popolo fino in fondo. E infatti si rivelò una scelta super azzeccata; sin da subito mi hanno dimostrato di essere una comunità davvero gentile, accogliente, disponibile e sempre sorridente.

L’Irlanda e la guida a sinistra

“Noleggio una macchina oppure mi muovo con gli autobus?”.

Questo è stato un altro dei dubbi che più mi ha accompagnata nelle settimane che precedevano la partenza. Avendo il desiderio di voler girare e visitare molti luoghi, anche i più remoti, dovevo essere indipendente. Come sapete in Irlanda la guida è a sinistra, e onestamente la paura di non riuscire a prendere la rotonda nel modo giusto o di essere troppo stranita dal cambio a sinistra, stava per prendere il sopravvento. Ma alla fine decisi di noleggiare una Ford Fiesta che mi ha accompagnata in tutte le mie avventure. E sapete cos’è successo appena uscita dall’aeroporto? Ho invaso la corsia opposta e guidato contromano su una strada principale. Inutile dire che in sole due ore a Dublino, avevo già incassato diversi insulti. Eppure posso assicurarvi che ci si abitua subito e che ne è davvero valsa la pena, perché così ho potuto raggiungere luoghi che in altri modi sarebbe stato difficile vedere.

Pronti a scoprire i miei 8 posti irlandesi preferiti? Partiamo!

Dublino

Onestamente non amo molto le grandi città. Palazzi, strade piene di negozi, centri commerciali, traffico e tanti turisti non sono proprio la mia passione. Però di Dublino, che è stato anche il mio punto di partenza, mi sono rimasti impressi due luoghi in particolare: il quartiere di Temple Bar e The Old Library of Trinity College.

Il primo è una meta imperdibile. Frequentato nel Medioevo principalmente da personaggi loschi, veniva considerato il quartiere più pericoloso di Dublino. Fortunatamente poi negli anni ‘70 venne rivalutato e ora qualsiasi viaggiatore fa tappa in questo luogo diventato il principale centro del divertimento notturno della città. Centri culturali e di formazione, fast food, hotel e gallerie d’arte, contribuiscono a renderla la zona preferita dai turisti, complici anche negozi antichi, piccoli ristoranti, caffetterie e mercati. Il quartiere prende il nome dal Temple Bar, il locale per eccellenza, sempre affollato e molto caratteristico. Si dice che il modo migliore per nascondersi e non farsi trovare per un irlandese, sia bere una birra in questo famoso pub frequentato pochissimo dagli abitanti del posto.

Se siete amanti dei luoghi pieni di mistero e antichità, allora non potrete perdervi The Old Library of Trinity College. Questo luogo immerso in un tempo sospeso è la libreria più antica e più grande di tutta l’Irlanda. Passeggiare per la Long Room è come ripercorrere la storia della letteratura irlandese: Oscar Wilde, Samuel Beckett, Jonathan Swift, autori de “I viaggi di Gulliver”, “Dracula” e tanti altri. Rimarrete sbalorditi dalla quantità di scaffali presenti, custodi di milioni di volumi e capolavori della letteratura, e potrete inoltre ammirare una serie di busti ritraenti filosofi e scrittori del passato. Un’ultima curiosità!? Questa biblioteca è stata anche il set cinematografico di alcune scene di “Harry Potter”. Il maghetto e i suoi inseparabili amici Ron e Hermione, in questo luogo meraviglioso, hanno scoperto tantissimi incantesimi e magie.

– Galway

Mentre scrivo non riesco a smettere di canticchiare la canzone di Ed Sheeran dedicata ad una ragazza di questa meravigliosa città. Galway, una delle mie tappe preferite in assoluto, ha un’atmosfera unica. Passeggiando per le sue strade, verrai colpito dai suoi vicoli pittoreschi, dagli artisti di strada che suonano ad ogni angolo, dai suoi colori e dalla sua gente. Subito oltre la piazza inizia il centro storico pedonale e superate William Street e Shop Street incontrerete il Lynch’s Castle, una casa medievale con la facciata decorata da sculture e stemmi della famiglia Lynch, considerata la più bella d’Irlanda. Il cuore della città è Cross Street, un viale ricco di musicisti, ballerini, pub dalle facciate colorate, murales e bancarelle. Vi sentirete come catapultati in un’altra epoca e vi verrà voglia di indossare uno di quegli abiti antichi ed eleganti. E per chiudere in bellezza, non potrete non passeggiare lungo la Long Walk: una strada che costeggia la foce del fiume Corrib e da cui potrete ammirare una fila di casette color pastello davvero incantevoli.

Connemara National Park

Questo parco nazionale è un mix di vallate, vegetazione e brughiere. Tuttavia non mancano all’appello numerosi laghi e corsi d’acqua, ed è anche circondato da una costa molto frastagliata; infatti in gaelico “Conamara” significa “insenature sul mare”. Con villaggi di pescatori, baie e spiagge come sfondo, l’escursione ad anello della Diamond Hill è quella che vi permetterà maggiormente di godere a pieno del panorama. Avventurandosi a piedi lungo uno dei numerosi sentieri proposti, noterete che il percorso si divide tra strada sterrata e passerelle in legno costruite per proteggere l’escursionista dal “bog”, una sorta di palude molto acquitrinosa nascosta tra la rigogliosa vegetazione. Dopo un ultimo tratto in salita, si raggiunge la punta di Diamond Hill e vi assicuro che la vista mozzafiato di questo territorio vi emozionerà.

Consiglio fondamentale: questa zona è molto umida e piovosa (anch’io visitandola non ho avuto molta fortuna con il meteo), quindi vestitevi sempre a strati e con indumenti impermeabili, oltre ad indossare gli stivali, così da poter godere appieno dell’arcobaleno dopo la tempesta.

Cliffs of Moher

Nella costa occidentale dell’isola troviamo uno dei panorami più sbalorditivi: circa 8 km di scogliere a picco sul mare che raggiungono un’altezza massima di 214 metri. Questo spettacolo della natura è affascinante e merita tutta la popolarità che ha; infatti è uno dei luoghi più gettonati dai turisti, un must per chi si trova in Irlanda, persino per i più solitari e allergici ai siti prettamente turistici. Un luogo molto suggestivo, a cui bisognerebbe dedicare almeno due ore per goderselo pienamente. Ogni angolo è meglio di quello precedente e ad ogni passo sarete sempre più meravigliati da ciò che la natura è capace di offrire. Oltre alla presenza fissa del vento, questa zona ospita moltissimi uccelli marini come le pulcinella di mare, i gabbiani, i cormorani e anche piccoli falchi, che potrete vedere mentre sorvolano le rocce. Nonostante il percorso sia attrezzato, negli anni non sono mancati incidenti; per questo il mio consiglio è quello di fare molta attenzione, non sporgersi troppo, ed evitare, per quanto sembri scontato, i percorsi vietati. Anche qui il tempo la fa da padrona, per questo meglio vestirsi a cipolla e attrezzarsi con le scarpe giuste.

Voi credete nel destino? Da qualche anno ho iniziato a leggere libri di viaggiatori che raccontano le loro esperienze in giro per il mondo. In quel periodo avevo appena finito di leggere uno degli ultimi libri di Carlo Taglia, in arte “Vagamondo”, e l’universo ha voluto che per caso ci incontrassimo proprio in questo posto magico. Inutile dire quanto quel momento mi abbia emozionata. Mi sentivo come una fan teenager che incontra per la prima volta il suo idolo. Anche grazie a questo le scogliere di Moher sono entrate nel mio cuore.

Dingle

Una tappa imperdibile nella zona sud-ovest è la penisola di Dingle. Ricca di promontori e verdi pascoli, si estende fino alle acque dell’oceano Atlantico. Il capoluogo di questa penisola è una vivace cittadina che sa incantarti con i suoi colori e la musica tradizionale che risuona per le sue stradine. Si parla ancora il gaelico e la loro mascotte è il delfino Fungie che da decenni scorrazza nelle acque della baia. La cosa che più mi ha colpita di Dingle sono i colori dei numerosi negozi d’artigianato, delle gelaterie e dei ristoranti, che ricordano la tavolozza di un pittore. E la cosa ancora più bella, è che gli irlandesi non smettono mai di stupirti per la loro gentilezza e disponibilità. Un giorno, dopo aver camminato tutta la mattina in giro per la città, stavo cercando un posto dove poter pranzare e ad un certo punto mi si avvicina una coppia piuttosto stravagante che mi propone un ristorante proprio lì dietro l’angolo. Chi mi conosce sa che sono una persona estremamente abitudinaria quando si parla di cibo, infatti spesso e volentieri finisco per scegliere ciò che conosco già. Colpita però dalla gentilezza e spontaneità dei due, per una volta decisi di lasciar andare le mie sicurezze e di fidarmi; così entrai al “My boy blue”, un piccolo ristorante molto caratteristico. Accolta dal sorriso della cameriera e da un profumino molto invitante, capii subito di essere entrata nel posto giusto. Se vi trovate in questa zona, il tramonto a Clogher Head è uno spettacolo che non potrete perdervi. Dopo una breve camminata per un sentiero su una scogliera a picco sul mare e circondati da greggi di pecore, vi troverete davanti un panorama selvaggio ed emozionante.

Killarney

Se siete appassionati dello sport outdoor, la contea di Kerry è quella che fa per voi. Io ho deciso di dedicare una delle mie giornate al Parco Nazionale di Killarney, area nota per la sua bellezza. Numerose le possibilità per visitarlo: tour in bicicletta, escursioni a piedi o addirittura in calesse. Io ho scelto di esplorarlo insieme ad un compagno d’avventura: Martin, un cavallo. Questo meraviglioso animale, assieme a tutto lo staff delle Killarney Riding Stables, mi ha accompagnata tra cerbiatti, tori e paesaggi mozzafiato. L’attrattiva principale di questo parco naturale sono indubbiamente i suoi tre laghi: Lower Lake, Muckross Lake e Upper Lake. Ma camminando per i sentieri del parco, oltre agli innumerevoli paesaggi, potrete vedere anche il suggestivo Ross Castle e la Muckross House, una residenza vittoriana visitabile anche al suo interno.

Contea di Wicklow

L’ultima tappa del mio tour, prima di tornare a Dublino, è stata la contea di Wicklow. Soprannominata “Garden of Ireland” per il suo paesaggio pittoresco composto da montagne, laghi e costa, questa contea a sud della capitale è immersa nella natura selvaggia delle Wicklow Mountains. Qui troviamo una delle residenze più affascinanti dell’isola: la Powerscourt Estate, famosa soprattutto per i suoi magnifici giardini, tra i più grandi d’Europa. Vi troverete a passeggiare in sentieri silenziosi immersi tra prati, laghetti, ninfee e Tritoni; e potrete persino visitare un cimitero degli animali. Ma ciò che più mi ha colpita è stato senza dubbio il Japanese Garden. Ponticelli di legno, corsi d’acqua, profumo di muschio che cresce rigoglioso, pagode, piante acquatiche e stagni, rendono questo piccolo paradiso un’oasi di pace. Avrete come la sensazione di essere davvero nel Paese del Sol Levante. Vi consiglio di finire la vostra passeggiata alla cascata di Powerscourt, il più alto salto d’acqua irlandese. Immersa nella natura, è bellissima perché inaspettata, e a me le cascate regalano sempre un senso di profonda calma.

Questi sono i luoghi che mi hanno fatta innamorare dell’Irlanda e vorrei chiudere con la frase che mi è stata detta da Carlo “Vagamondo” subito dopo il nostro incontro sulla scogliera:

«Ci siamo incontrati in un posto magico, bel posto per incontrarsi. Buona strada e che le meraviglie del mondo possano continuare a deliziare i tuoi occhi».

Eletta e la sua lista di sogni

Quella che vi racconto oggi è una storia un po’ diversa.

Vi ricordate quando vi dicevo che una delle mie più grandi passioni è ballare? Nel periodo in cui insegnavo danza, ho incontrato una ragazza che mi ha dato fin da subito l’impressione di avere una reale passione per questa disciplina, di essere estremamente focalizzata su obiettivi precisi e fortemente determinata a raggiungerli. La ragazza si chiama Eletta, ha 23 anni, è una ballerina professionista e la danza è il suo lavoro da circa 5 anni. Grazie alla sua storia, in questo articolo viaggeremo attraverso questo spettacolare mondo, ovviamente collegandoci anche all’animazione turistica.

La danza è sempre stata la tua passione?

«Ho iniziato a ballare all’età di 3 anni seguendo le orme di mia sorella; la vedevo divertirsi tanto durante le sue lezioni di danza e anch’io volevo provare le stesse sensazioni. Ricordo che le prime volte giocavamo al “salto del fiume”, dove il fiume era il tappetino blu della palestra. E da quelle prime volte non ho più smesso. Ho praticato danza classica e moderna, capendo fin da subito però che la prima disciplina non facesse per me; non ho mai avuto infatti doti fisiche particolari come il collo del piede sviluppato o la gamba che arriva al cielo e questi sono dettagli che nella danza classica fanno la differenza. Perciò, mi sono concentrata sulla danza moderna e, avendo il desiderio di scoprire e approfondire ogni sfaccettatura di questo mondo, crescendo ho deciso di intraprendere lo studio del contemporaneo, del tip-tap e dell’hip hop, anche grazie ad un’insegnante speciale che mi ha accompagnata durante tutto il mio percorso e che io ho sempre considerato “la mia mamma della danza”.

Ammetto che nell’adolescenza, periodo in cui sono stata decisamente ribelle, sia stata dura conciliare le tante ore di lezioni in palestra con lo studio, ma ho sempre trovato le energie e la determinazione a non mollare perché quello che sentivo e che riuscivo a trasmettere ballando era talmente grande che non poteva rimanere solo un hobby; volevo che la mia passione diventasse il mio lavoro. E questo pensiero si fece vivo quando durante una lezione alle superiori, la nostra insegnante ci chiese cosa volessimo fare da grandi. Tutti i miei compagni avevano le idee chiarissime: c’è chi voleva diventare professore, chi psicologo e altri ancora infermiere. Anch’io però mi accorsi di avere le idee chiare e senza pensarci due volte dissi che volevo fare la ballerina. Ma studiando in un liceo linguistico, dove è scontato che dopo il diploma si continuino gli studi, il mio desiderio era totalmente fuori strada; e infatti la mia professoressa non esitò a obiettare: “se non frequenti un’università non concluderai mai niente nella vita”».

Quindi alla fine hai deciso di andare all’università?

«Nient’affatto! Quella frase mi scivolò addosso perché sentivo fortemente il desiderio di raggiungere tutti i miei obbiettivi. Pensa ad una lista immaginaria piena di sogni da spuntare uno dopo l’altro. Ecco, io ce l’avevo ben chiara nella mente e non volevo che nessun sogno rimanesse nel cassetto. Finito il liceo, mi misi subito alla ricerca di audizioni e trovai un’agenzia d’animazione collegata ad una compagnia di danza che mi fece subito il contratto per una stagione estiva in un campeggio, con il ruolo d’insegnante di danza ai bambini durante il giorno e ballerina del cast artistico la sera. Un perfetto incastro tra ballo e animazione in cui decisi di buttarmi senza nemmeno pensarci. Ovviamente la parte che preferivo era il serale».

Da questa esperienza è poi partita la tua carriera come ballerina professionista?

«Terminata l’esperienza al campeggio ottenni subito un nuovo ingaggio, questa volta al parco divertimenti Movieland, sul lago di Garda. Quello è stato per me il primo passo nel mondo lavorativo della danza. Facevo quello che amavo e venivo pagata per farlo. La cosa che preferivo di più era poter interpretare nello stesso giorno tanti personaggi diversi: Marilyn Monroe, la contadina di West Side Story, Daphne di Scooby-Doo… In alta stagione facevamo anche 13 spettacoli al giorno! Di quella esperienza ricordo l’enorme fatica ma anche le immense soddisfazioni provate, ed è stata per me il primo vero assaggio della vita che volevo fare. Oltre al fatto che proprio in quell’occasione ho conosciuto il mio attuale fidanzato, Danny!».

Dopo il parco divertimenti, qual era il prossimo sogno della tua lista?

«Sognavo un’esperienza su una nave da crociera, perciò mi misi a cercare e fare audizioni per entrare in quell’ambiente. Purtroppo però non andò subito bene perché venni più volte scartata per motivi diversi: “sei brava ma non sei pronta” nonostante io mi sentissi matura per quel tipo di lavoro, oppure “sei troppo cicciottella”; sono stata rifiutata tante volte per via del mio fisico e questo nel tempo mi ha fatta molto soffrire. Ma non mollai e mi aggiudicai un’audizione per la compagnia tedesca Aida. Ricordo che quel giorno tremavo di paura soprattutto perché vedevo gli altri candidati intorno a me venire scartati uno dopo l’altro, mentre io continuavo ad andare avanti nei vari step del colloquio. Ad un certo punto mi presero le misure e mi fecero andare nell’ufficio del direttore. Nella mia testa, ovviamente, pensai subito che mi avessero rifiutata per via del mio fisico come le volte precedenti; invece rimasi incredibilmente sorpresa quando lo stesso direttore mi chiese la mia disponibilità a partire entro qualche mese su una nuova nave, offrendomi già anche il contratto. Riuscire a firmare un contratto di lavoro lo stesso giorno dell’audizione è stato per me come vivere un sogno».

Valigia pronta e via che si parte. L’esperienza sulla nave da crociera è stata come la immaginavi?

«Inizialmente mi trasferii ad Amburgo per partecipare alle prove degli spettacoli; in quell’occasione mi cimentai anche nell’acrobatica aerea, disciplina che non avevo mai sperimentato fino a quel momento. Durante delle prove mi ruppi il legamento della caviglia e purtroppo dovettero posticiparmi la partenza di due mesi. Rimasi comunque ad Amburgo per cercare di allenarmi nonostante il piede fasciato e per frequentare i workshop di make-up.

Una volta partita, l’esperienza sulla nave è stata anche meglio di come l’avevo immaginata. Sei così lontana dalla realtà e dagli affetti, da dimenticarti quasi che la tua vita, fino a quel momento, è sempre stata sulla terra ferma e non in mezzo al mare. Il team di lavoro diventa la tua nuova famiglia; io stessa consideravo le mie colleghe come sorelle e tutti quanti rivedevamo le figure familiari che più ci mancavano in alcuni componenti dello staff. Ciononostante, alla fine dei quattro mesi ho sentito la necessità di tornare a casa, per godermi la mia famiglia e per riconnettermi con il mio mondo».

Dopo tanto tempo fuori casa, hai avuto bisogno quindi di ritornare alle tue origini?

«Sì, esatto. Ogni esperienza fatta è stata come mettere un check su uno dei desideri che riempivano la mia lista; ma tra tutti quei sogni c’era anche quello di far qualcosa nella mia città natale. Così, insieme al mio ragazzo, abbiamo fatto un’audizione per la compagnia del Teatro Leo Amici di Monte Colombo. Non puoi nemmeno immaginare la nostra felicità quando ci dissero che eravamo stati presi entrambi! Durante il periodo di prove trascorso a Monte Colombo, ho toccato per la prima volta con mano il lavoro che si nasconde dietro ad un musical di teatro, molto diverso dalle mie esperienze precedenti; concentrandosi su un solo spettacolo alla volta, si presta maggiore attenzione ad ogni dettaglio, lavorando soprattutto la mimica, la parte attoriale e quella corale. Dopo aver preso parte ai musical “Patto di luce” e “Senza fili”, ci venne chiesto di rimanere all’interno della troupe.

Grazie a questa compagnia, e in particolare al regista, sono riuscita a depennare un altro dei miei sogni in lista: ballare al Teatro Galli di Rimini. I miei nonni mi hanno sempre raccontato tante storie su questo imponente edificio che si trova proprio nel centro della mia città; e da quando è stato ristrutturato e riaperto agli spettacoli, ho sempre sognato di potermi esibire sul suo palco. E il mio sogno è diventato realtà nel gennaio dello scorso anno, portando in scena l’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi. Era la prima volta che mi esibivo con l’orchestra dal vivo e la sensazione di avvertire le vibrazioni della musica passarmi dai piedi a tutto il corpo è stato qualcosa di veramente magico».

Poi è arrivata la pandemia e il mondo dello spettacolo si è fermato.

«In realtà è ancora fermo purtroppo. Ricordo che quando ci arrivò la notizia che i teatri avrebbero chiuso, ero in tournée con i miei colleghi del teatro di Monte Colombo e nessuno di noi voleva accettare quell’idea. Così senza perdere tempo, ricontattai la compagnia delle navi da crociera Aida che mi fece subito un nuovo contratto; purtroppo però, sempre a causa della pandemia, anche quella possibilità andò in fumo. Per tornare a fare quello che amavo, ho dovuto aspettare maggio quando finalmente a me e al mio ragazzo venne proposto un contratto come cast artistico/animazione in un villaggio in Sardegna. Ritrovandomi in una realtà diversa da quelle a cui ero abituata, ho dovuto mettermi nuovamente alla prova come animatrice. Avevo fatto un’esperienza simile all’età di 15 anni sulla Riviera ma non mi sentivo minimamente adatta a quel mondo. Osservavo i miei colleghi dell’animazione nel contatto con la gente o nei giochi con i bambini e li vedevo così sicuri e a loro agio, mentre io mi sentivo totalmente negata. Fortunatamente l’equipe di quell’anno era meravigliosa e molto competente e tutti i ragazzi mi hanno aiutata a buttarmi e ad avere più sicurezza in me stessa. Grazie a loro ho imparato quanta fatica e duro lavoro si nascondono dietro al ruolo dell’animatore e di come, nonostante sembri così facile, in realtà non sia per tutti. La sera sul palco, invece, eravamo noi a dare loro qualche consiglio. Sento di essere cresciuta molto durante quella stagione perché c’è stato un bello scambio, o meglio, una vera e proprio fusione tra questi due mondi: l’animazione e la danza».

Quali sono ora i tuoi progetti?

«Poco prima che le restrizioni per il Covid chiusero tutti i ristoranti, ero vicina al raggiungimento di un altro dei miei obbiettivi: quello di lavorare nel cabaret. Avevo ottenuto, infatti, un lavoro per un dinner show a Venezia ma, sempre in seguito alle varie chiusure, non è andata come speravo. Non mi sono persa d’animo e ho colto subito l’opportunità di un’audizione per una compagnia inglese che stava cercando una ballerina e aerialist per un resort ad Ibiza. Forse non sono totalmente pronta per un’esperienza del genere ma ho deciso comunque di provarci, mettendo da parte le mie paure. E il mio coraggio è stato premiato perché l’audizione è andata bene; ho terminato da poco le 10 settimane di prove online a cui tutti i membri dello staff dovevano partecipare e adesso sto aspettando il mese di maggio per poter finalmente ripartire. E poi chi lo sa!? Video musicali, concerti, cabaret… la mia lista di sogni è ancora molto lunga!».

Quale delle esperienze che hai provato consiglieresti di più?

«Dipende dalla persona che ho davanti perché sono esperienze totalmente diverse. Sembra una frase fatta, ma il vero consiglio che forse darei è quello di non smettere mai di credere di potercela fare e di combattere per ciò che si vuole ottenere. Nel mondo della danza, ma in qualsiasi ambito in generale, si ricevono una valanga di “no”, molto spesso ingiustificati; e onestamente non so dire se ho preferito le volte in cui non ho avuto spiegazioni o quelle in cui mi hanno detto “sei troppo alta, hai le gambe corte, cerchiamo le bionde e non le more”. Se nel profondo del tuo cuore senti che quella che hai intrapreso sia la tua strada, allora non devi farti scoraggiare da niente e da nessuno, devi studiare e impegnarti tanto e devi saper sfruttare tutti quei “no”. Perché prima o poi arriverà un “sì” e sarà bellissimo».

Seguite Eletta su Instagram 🙂

Quali sono i ruoli in un’equipe d’animazione?

Oggi tratteremo un argomento molto importante per chi muove i primi passi nel mondo dell’animazione. Se avete letto il mio articolo “5 trucchi per diventare un buon animatore” vi ricorderete sicuramente che una delle prime domande che vi fanno i reclutatori quando arriva la chiamata è: “Che ruolo ti piacerebbe ricoprire?”. Solitamente c’è chi ha le idee già molto chiare e si tuffa su un ruolo specifico e chi invece ancora non sa bene che direzione prendere e a seconda delle sue skill e preferenze viene poi indirizzato. Andando più nello specifico i ruoli dell’animazione turistica sono tanti e, a seconda della grandezza del villaggio, si suddividono in settori. Ogni settore fa riferimento ad un responsabile, che a sua volta si interfaccia con il grande capo. 

Portando come esempio uno dei villaggi più grandi dove ho lavorato, vorrei suddividere i settori in questo modo: 

Mini-club 

L’animatore del mini-club si occupa di intrattenere con laboratori, giochi e attività ricreative tutti i bambini – solitamente dai 4 ai 9 anni – presenti in villaggio. È uno dei ruoli di maggiore responsabilità che si occupa degli ospiti più piccoli a tutto tondo, a volte anche durante i pasti oppure organizzando pigiama party. 

Sempre di questo settore fanno parte anche altre due categorie:

  • lo young-club, settore dedicato alla fascia d’età dai 9 ai 12 anni;
  • lo junior-club settore invece, in cui l’animatore che ne fa parte, accompagna i ragazzi dai 12 ai 18 anni a tutte le attività sportive presenti in villaggio. 

Questi 3 ruoli fanno riferimento a un unico responsabile di settore che gestisce tutta l’organizzazione dei ragazzi e la programmazione di feste a tema, mini-show, sfilate e babydance. È in connessione con il capo supremo per organizzare tutte le attività extra e risolvere i problemi che riguardano tutto il settore. L’ultimo componente di questa famiglia è l’immancabile mascotte – ogni villaggio ha la sua – adorata da tutti i bambini. Prende parte alla baby dance e festeggia il compleanno una volta a settimana. 

Sport

Nei villaggi con staff da 30-35 persone le attività sportive richieste sono numerose. Tennis, nuoto, tiro con l’arco, calcio sono solo alcune di quelle che si possono trovare in strutture ricettive molto grandi. Ci sono lezioni collettive aperte a tutti suddivise in fasce d’età e c’è la possibilità di prenotare lezioni private per gli appassionati. In alcuni villaggi troviamo anche il centro fitness. Questa categoria fa sempre parte del settore dello sport ed è solitamente guidata da un vero e proprio “professionista della palestra” con esperienza in attività come: crossfit, fit-boxe, step, functional training e spinning. Anche qui troveremo un responsabile di settore pronto a risolvere qualsiasi problema si presenti. Si occuperà della supervisione dei ragazzi, del controllo dei materiali, della gestione degli impianti sportivi e dell’organizzazione di attività extra – che è possibile trovare in villaggio – come ad esempio il bubble football o il paintball.

Contatto

Arriviamo al settore del contatto. Tutti gli animatori che hanno questo ruolo sono un po’ il fulcro dell’equipe. Coloro che si interfacciano maggiormente con gli ospiti, che promuovono il programma dell’animazione e spesso e volentieri si occupano anche di tutte le attività in spiaggia come acquagym, risveglio muscolare, zumba e yoga. Organizzano tornei di beach volley, bocce e carte. I loro migliori amici sono il microfono e la sigla, che ballano assieme agli ospiti almeno 4 volte al giorno. Fanno riferimento al responsabile diurno che, come dice la parola, si occupa di tutte le attività della giornata in villaggio turistico. 

Nautica

Questo ruolo potrebbe benissimo essere inglobato nello sport, però nei villaggi più grandi è un vero e proprio settore a parte. Il nautico è un “esperto del mare”, colui che si occupa di tutte le attività che hanno a che fare con l’acqua. Sono istruttori di canoa, windsurf, sup e organizzano, dove è possibile, anche escursioni in catamarano o barca a vela. 

Un settore invece, che mi sta molto a cuore, anche se solitamente non fa parte dell’animazione, è quello del diving composto da coloro che accompagnano gli ospiti alla scoperta delle meraviglie marine.  

Hostess

Questo settore si occupa principalmente di burocrazia: prenotazione dei campi sportivi, noleggio dei materiali, inventari, vendita dei prodotti della boutique, pagamenti. In alcuni villaggi troviamo anche il ruolo dell’assistente che, a differenza della hostess, accompagna anche gli ospiti in escursione, si occupa dell’accoglienza in aeroporto e risolve tutti i problemi logistici legati a partenze e arrivi. Questo settore fa parte della famiglia dell’animazione anche perché chi ricopre questo ruolo molto spesso poi prende parte anche agli spettacoli serali degli animatori.  

Serale

Lo so, non dovrei essere di parte, ma questo è uno dei preferiti.  In questo settore troviamo: 

  • lo scenografo. Colui che si occupa di inventare e costruire, come dice la parola stessa, le scenografie di tutti gli spettacoli che vengono montati durante la stagione. È una persona dotata di grande manualità e creatività; 
  • il tecnico audio – luci invece è un vero e proprio maestro dei cavi e tutti i tasti che ci sono su un mixer non lo spaventano. Segue la regia di ogni spettacolo con il compito di renderli speciali con i giochi di luce; 
  • il coreografo. È quella persona che pensa a uno spettacolo dalla A alla Z: copioni, musiche, idee, coreografie sono gli ingredienti delle sue giornate. Ha un punto in comune con gli animatori del mini-club e in realtà con un po’ tutti i ruoli: la pazienza. Deve averne tanta per insegnare, molto spesso nelle ore notturne, le coreografie a tutto lo staff; 
  • L’animatore del piano bar si occupa dell’intrattenimento musicale in villaggio. Si esibisce di solito in punti diversi ogni sera e organizza anche serate a tema supportato da altri animatori.  

In alcune strutture possiamo anche trovare le figure del performer – di solito specializzato in un’arte specifica – il direttore artistico – che si occupa dell’organizzazione di ogni dettaglio del teatro –  e la costumista, protagonisti del settore serale. 

Grandi capi 

Eccoci arrivati in cima alla piramide. Tutti i responsabili di settore fanno riferimento ai capi supremi, come piace chiamarli a me. Prendendo sempre come esempio un villaggio grande, fanno parte di questa famiglia due figure: 

  • il capo animazione. Una persona solitamente dotata di grandi capacità comunicative, apertura mentale, disponibilità e autocontrollo. Gestisce e coordina tutta l’equipe, filtra e risolve ogni tipo di problema, ed è colui/colei che solitamente dirige e presenta le serate in teatro. Braccio destro della figura del capo villaggio; 
  • Il capo equipe o capo villaggio è il direttore d’orchestra; la persona che si relaziona con la direzione del villaggio, i capi servizio e la sede centrale. Insieme al capo animazione gestisce l’equipe e i programmi. Tra le sue doti spiccano organizzazione, spirito di sacrificio e inventiva. 

Credete ancora che entrando a far parte del mondo dell’animazione turistica non ci sia possibilità di crescere e fare carriera?  È proprio il contrario: si parte da un ruolo base e con impegno e dedizione si possono raggiungere ruoli di grande responsabilità. 

Confucio aveva ragione: “scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.”

Il capodanno dell’estate… in villaggio

Nelle frenetiche settimane che precedono il Ferragosto si usa dire tra gli animatori: “quando passeremo il 15 di agosto sarà tutto in discesa!”.

Anche se totalmente sbagliata, la sensazione che si prova è esattamente questa: nonostante alla chiusura dei villaggi manchino ancora due mesi, una volta passato il Ferragosto la stagione sembra finita. Ma durante quel periodo, è facile vedere gli animatori saltare come cavallette impazzite su e giù per il villaggio per appendere le decorazioni, sistemare gli ultimi dettagli e fare notte fonda per provare e riprovare lo show più importante della stagione. Impegno, lavoro di squadra e dedizione, che accompagnano gli animatori per tutta l’estate, si intensificano durante queste settimane così importanti. Ma credo che in fondo il bello sia proprio questo: anche se tutta la preparazione del tanto atteso evento richiede un lavoro durissimo, rimane un’esperienza estremamente divertente e gratificante, che noi animatori amiamo vivere appieno e insieme.

Perché l’ho definito il “Capodanno dell’estate”?

Per me, nata e cresciuta a Rimini, Ferragosto è sinonimo di gite fuori porta, grigliate al mare, cocomerate, aperitivi e soprattutto feste in tutta la Riviera. Ma da quando lavoro come animatrice, ho capito che ciò che si organizza a Rimini è niente rispetto a quello che si prepara in villaggio.

Per chi non ha mai fatto l’animatore o, molto più semplicemente, non ha mai passato una vacanza in un villaggio turistico italiano, è davvero difficile pensare che il Ferragosto venga visto come il Coachella in America. Invece è così, è l’evento della stagione per eccellenza. Due settimane di giochi, eventi organizzati ad hoc, spettacoli e attività, che gli ospiti amano e aspettano per tutta l’estate. Molti, per non perdere tutto quello che l’animazione organizza, prenotano di proposito in quel periodo. Per poi partecipare con così tanta enfasi e con così tanta competizione, come se il premio in palio fosse del denaro. E invece no, si vince solo la gloria e la soddisfazione, una volta a casa, di poter dire ai propri amici: “quest’anno ho vinto i giochi di Ferragosto!”. Anche se, nella maggior parte dei casi, non verranno capiti.

Ferragosto in un villaggio italiano

Nei villaggi turistici in Italia, o all’estero purché accolgano ospiti ed animatori italiani, il Ferragosto viene sempre festeggiato in grande. Anzi, in molte occasioni tutto quello che si prepara durante la stagione, viene fatto proprio in funzione di quella giornata.

L’impostazione delle due settimane che precedono il 15 di agosto è più o meno simile dappertutto: il villaggio viene suddiviso in zone, da ogni zona viene formata una squadra di ospiti guidata da un team di animatori, viene deciso un tema e vengono inventati giochi ed eventi di ogni tipo. Show con gli ospiti, party (color, Nutella®, hawaiian, schiuma, gala ecc.), gare di addobbi, sfilate a tema, olimpiadi sportive, tornei, aperitivi, giochi in piscina, e chi più ne ha più ne metta. Tutto è curato nei minimi dettagli, per stupire adulti e bambini. E se solitamente si fatica a trovare dei partecipanti per il classico torneo settimanale, durante queste settimane gli ospiti sono tra i più agguerriti e serve persino un animatore travestito da arbitro per calmare gli animi più competitivi.

Come viene considerato il Ferragosto, invece, nei villaggi internazionali?

La risposta più giusta credo sia: non esiste.

Perché è la pura verità. Gli ospiti stranieri non sanno neanche cosa sia il Ferragosto, o per lo meno non come lo intendiamo noi. Ricordo che quando lavoravo in Spagna, in hotel e staff internazionali, i miei colleghi stentavano a credere a ciò che gli raccontavo sulla mole di lavoro per noi animatori in quel periodo della stagione.

Ferragosto è una festa tipicamente italiana che prende origine nell’antica Roma, ed è inoltre identificata come celebrazione religiosa dalla tradizione cattolica. Ha poi assunto con il tempo un carattere tipicamente popolare. Anche in alcuni paesi stranieri come l’Irlanda, il Canada, il Sud America e appunto la Spagna, la giornata del 15 di agosto è considerata una festività, ma solo per motivi religiosi.

Quindi, se ti dovessi trovare all’estero in un villaggio internazionale, non sorprenderti se questo giorno verrà considerato esattamente come uno qualsiasi.

Il momento più importante di tutto il Ferragosto è lo show degli animatori

Una coreografa, all’inizio della stagione, cerca già idee per lo show di Ferragosto, considerato il più importante e il più gratificante per i tanti sacrifici e sforzi fatti. Molto spesso tra le prime cose che si affrontano con il capo equipe durante l’apertura, c’è proprio la preparazione di questo spettacolo. Non che tutti gli altri show o spettacoli siano meno importanti, perché allora gli ospiti che vengono in tutti gli altri periodi dell’estate come dovrebbero sentirsi? Però mentirei se dicessi che a quello di Ferragosto non viene data un’attenzione speciale e una maggiore cura dei dettagli. Numeri con il fuoco, effetti speciali, palloncini da liberare in aria, fuochi d’artificio… questi sono solo alcuni degli assi nella manica che si custodiscono segretamente fino a quella sera.

Come scrivo nel mio articolo “La valigia dell’animatore turistico”, è proprio quello il momento in cui noi animatori tiriamo fuori dalle valigie il nostro vestito migliore, e con il sorriso di sempre ci prepariamo a far emozionare e ad emozionarci. Perché il Ferragosto in villaggio è soprattutto questo: un momento magico che alla fine esplode in un mare di soddisfazioni. Tutte le ore di sonno perse, le prove infinite e le sclerate del momento, saranno ripagate dai sorrisi degli ospiti, dal loro apprezzamento e dai loro ringraziamenti. E durante quell’applauso (che si spera non sia l’ultimo della stagione!), il tempo sembrerà fermarsi e ti renderai conto dell’importanza di una squadra; capirai che la forza è proprio lì. Il Ferragosto in villaggio non sarebbe così bello se dietro non ci fosse un team unito e compatto con cui emozionarti quando il sipario si chiude e l’adrenalina scende. Per chi non fa questo lavoro è davvero difficile capire il mix di sensazioni che un momento del genere sa regalarti, ma vi posso assicurare che è un sentimento così forte da farti dimenticare tutte le difficoltà in un attimo.

Elena e la sua “vita da Animatrice”

Uno degli obiettivi di questo blog è anche quello di raccontare storie di colleghi che, come me e per diverse ragioni, hanno intrapreso e portato avanti questo percorso con passione e determinazione. C’è chi l’ha fatto per una stagione, chi per più di una e chi invece ha fatto dell’animazione turistica la propria filosofia di vita. La storia che vi racconto oggi parla di una ragazza che ha fatto di questo lavoro una vera e propria missione.

Dopo aver scoperto per puro caso la sua rubrica su Instagram, la prima cosa che ho pensato è stata quella di chiederle di raccontarmi la sua esperienza, perché a pelle sentivo di essere connessa a lei da un filo invisibile. Hai presente quando stai facendo un viaggio e incontri una persona con cui scambi qualche parola, poche battute, però senti che quello sconosciuto è più affine e simile a te di quanto non lo siano mai state tante altre persone, anche quelle che hai intorno tutti i giorni? Ecco, questa è stata la sensazione.

IG: @scalia_elena

Elena ha 24 anni e ha iniziato a muovere i suoi primi passi nell’animazione quando ne aveva solo 17, poco più di una bambina, ma con la stessa consapevolezza e determinazione di oggi. Grazie alla sua passione per la danza, che pratica dall’età di 3 anni, è cresciuta abituandosi alla “vita da teatro” e negli anni ha imparato come incanalare le energie che portava sul palco anche nella vita di tutti i giorni, nell’animazione e nel far divertire gli altri, aiutata soprattutto dal suo carattere esuberante.

«I miei amici mi dicono sempre che io sono quella che tira su gli animi» esordisce non appena iniziamo a parlare. Ed è proprio così. Nello stesso momento in cui Elena inizia a raccontare, vengo invasa dal suo carisma e dalla voglia di condividere con me, più o meno una sconosciuta, tutta la sua storia.

«Da bambina vedevo gli animatori come dei supereroi e puntualmente finivo per innamorarmene; partecipavo a tutte le attività ed ero sempre in prima fila alla baby dance, la mia preferita». La sua prima opportunità di lavorare nel mondo dell’animazione le viene data dopo anni di concorsi e stage quando, insieme a due sue compagne di danza, le viene chiesto di occuparsi dei balli per adulti e bambini del lido vicino casa, a Savona.

IG: @scalia_elena

Il suo sogno: il villaggio turistico

«Dopo quella prima esperienza capii che non volevo limitarmi al lido della mia città, ma sognavo il villaggio turistico. Così iniziai ad informarmi, e anche se all’epoca non c’erano tutte le possibilità sui social come oggi, spulciai i siti d’animazione uno a uno per cercare uno stage che mi facesse davvero entrare in quel mondo. Il secondo colloquio fu quello decisivo. Ricordo che mi accompagnò mio padre e che non stavo nella pelle dall’emozione. Sapevo bene in che direzione sarei voluta andare: volevo lavorare a contatto con gli adulti, sentivo la necessità di far divertire quelli più grandi. Credo che la sensazione sia molto simile a quella che sente chi vuole lavorare a tutti i costi con i bambini, lo senti dentro».

Lo stage di formazione è stato, per Elena, una delle esperienze più belle. Passare 4 giorni in un villaggio turistico (a Silvi Marina, in Abruzzo) a contatto con professionisti del settore e con tantissimi altri ragazzi che come lei volevano scoprire tutto di quel mondo, è stato di grande ispirazione.

«Quando sono arrivata in villaggio per lo stage non conoscevo nessuno, ma è stato davvero semplice per me legare con le altre persone; questo mi ha fatto capire quanto in realtà fossi adatta a quel lavoro. Decisi di seguire la classe di contatto, anche se il mio responsabile mi fece notare che, essendo una ballerina, avrei potuto dedicarmi con professionalità anche al ruolo di fitness. Una volta tornata a scuola, con la mente ero già altrove, incapace di pensare a qualcosa che non fosse la mia imminente partenza per questa prima esperienza».

IG: @scalia_elena

Elena passò i due mesi che la separavano dalla prima partenza studiando e preparandosi al meglio per il ruolo che le era stato assegnato: sarebbe stata responsabile fitness in un villaggio molto grande. «Posso continuare ad amare questo lavoro o iniziare ad odiarlo» pensava in quel periodo. Ma una volta partita per il “VOI Alimini Resort” in Puglia, in uno staff di 30 persone, fu tutto più chiaro: sentiva la profonda sensazione di aver intrapreso la strada giusta.

Da quel momento in poi per Elena è stata una continua crescita, un percorso ricco di avvenimenti ed esperienze che l’anno dopo la portarono in Abruzzo, in un villaggio più piccolo ma con l’ulteriore ruolo di coreografa oltre che di responsabile fitness. «Quelli in Abruzzo sono stati i miei primi momenti di vera creatività. Ammetto che sia stata molto tosta perché mi occupavo di due settori contemporaneamente, ma proprio in quell’occasione ho iniziato a capire che il ruolo di coreografa mi calzava a pennello. Ideare spettacoli, coreografie, pensare ai copioni e ai costumi, era una dimensione che mi piaceva, dove sentivo di poter dare tanto».

La cosa che mi colpisce continuando a parlare con lei è la sua umiltà; il modo in cui mi racconta le cose è semplicemente quello di una ragazza che desidera condividere con tutti le tante esperienze fatte, di cui va molto fiera. La sua avventura continua e il terzo anno è nuovamente responsabile fitness al “Bagamoyo Village” di Sibari, in Calabria.

«Ricordo che in quella stagione imparai una cosa fondamentale: l’uso del microfono. Iniziai a condurre le lezioni con più convinzione e acquisii una sicurezza che prima non immaginavo di avere». Si sa, lo scoglio microfono è uno dei più difficili da superare. Stare sul palco davanti a tante persone con il “gelato” in mano o dirigere delle lezioni in cui è fondamentale essere chiari nelle spiegazioni, mette alla prova chiunque; la paura di non avere abbastanza da dire, di non saper intrattenere o di essere noiosi, porta a bloccarci. Ma una volta messe da parte timidezza e vergogna, il microfono diventa il nostro migliore amico; e a volte, per farci smettere di parlare, devono persino strapparcelo dalle mani.

IG: @scalia_elena

Così giovane ma con una carriera in continua evoluzione

Nella sua continua crescita Elena non si è mai fermata. Ricevuta la proposta di lavorare come coreografa nel villaggio di Sibari, per lei una seconda casa, si rimbocca le maniche soprattutto per non deludere se stessa.

«È stata la mia prima esperienza come coreografa in un villaggio grande oltre che un palco importante. Ricordo che quell’anno uscì “The Greatest Showman” e seguendo le mie idee misi su un musical, dietro la linea del film. Più creavo e più mi rendevo conto che scrivere le battute sui copioni, cucire i vari personaggi addosso al mio staff e montare tutte le coreografie mi faceva sentire viva. Avevo la sensazione di esser stata scelta da quel ruolo. I miei colleghi mi hanno sempre sostenuta e dato fiducia e il pubblico, la sera della prima, ci regalò la standing ovation. In quel momento capii che uniti avevamo vinto.» 

Elena non riesce a nascondere l’emozione nel raccontare la soddisfazione di quell’episodio, portandomi totalmente dentro al suo mondo. entusiasmando anche me. L’ennesimo ed importante sviluppo della sua carriera arrivò quando l’agenzia con cui lavorava ormai da anni, la incluse nella formazione degli animatori. Si dedicò al ruolo di fitness in cui aveva spaziato fin dall’inizio e affiancò il direttore artistico nella formazione dei ragazzi, sul teatro e il musical.  

Essere parte attiva della formazione delle nuove leve può essere una grande opportunità, oltre che una grande responsabilità. I ragazzi che si approcciano a questo lavoro, spesso giovanissimi, hanno bisogno di persone che li mettano a loro agio, che siano dentro a questo mondo a 360° e lo apprezzino riuscendo a trasmetterne tutte le qualità.  

IG: @scalia_elena

Alla fine del 2019 fece la sua prima esperienza estera a Sharm el- Sheikh durante il periodo natalizio. «Quell’occasione mi ha permesso l’uscita dal contesto di villaggio italiano, totalmente diverso dalla concezione estera. In Italia, i turisti scelgono la struttura soprattutto per l’animazione e per partecipare alle attività da essa proposta. All’estero invece, si ha la tendenza a scegliere le mete soprattutto per visitare il luogo e le sue bellezze, quindi l’approccio all’animazione è totalmente differente. Inoltre in Egitto ho avuto modo di tirare fuori un’altra passione alla quale mi sono dedicata molto: i tessuti aerei. Armonia, leggerezza e leggiadria sono solo alcune delle sensazioni che trasmette uno spettacolo di questo tipo. Perfetta sinergia tra corpo, aria e quel pezzo di stoffa che ti sostiene. Una chicca per arricchire gli spettacoli serali e sorprendere gli ospiti.» 

L’inverno successivo è stato quello del lockdown, e come scrivo nel mio articolo “l’animazione turistica ai tempi del Covid”, il nostro settore è stato uno dei più colpiti. Ma Elena riuscii per la prima volta, lavorando da casa, ad occuparsi del ramo delle risorse umane della sua agenzia. Colloqui, formazioni online, gestione dei ragazzi l’hanno accompagnata durante i mesi di chiusura fino ad arrivare alla sua ultima stagione, l’estate scorsa. 

Elena in quell’occasione tornò al Bagamoyo, sempre come coreografa. «Come per tutti è stata una stagione davvero difficile ma ricca di soddisfazioni. Nonostante i momenti di sconforto, la stanchezza e le restrizioni da rispettare alla fine quello che mi ha fatto andare avanti senza mollare è stato l’amore per questo lavoro.

IG: @scalia_elena

Non esiste difficoltà quando ti trovi di fronte tutte quelle persone che si alzano in piedi, battono le mani, ti ringraziano e piangono prima di partire. Questa è la mia missione, non so neanche descriverlo perché è un’esperienza da vivere. Io posso provare a spiegare cosa significa stare sul palco, che è il mio momento preferito, so cosa vuol dire essere distrutti e sudati a fine spettacolo e so cosa si prova quando vedi i sorrisi delle persone che la mattina vengono al tuo risveglio muscolare e non vedono l’ora di fare aquagym ogni giorno nonostante siano in vacanza. Però non so spiegare l’insieme di queste sensazioni, è una cosa potentissima.»

Una rubrica su Instagram con l’obiettivo di condividere

Ti ricordi che all’inizio dell’articolo avevo accennato ad una rubrica? 

Con la determinazione e la tenacia che la contraddistingue Elena da qualche settimana a questa parte ha deciso di crearne una sul suo profilo di Instagram. Con vita da animatrice, questo è il nome della sua rubrica, attraverso le sue stories (lasciate poi in evidenza per chiunque avesse voglia di rivederle) Elena si racconta e permette di fare, a chiunque decida di seguirla, un bellissimo viaggio attraverso ogni aspetto dell’animazione turistica. Il suo obiettivo è la condivisione, è quello di arrivare il più possibile ai giovani che si incuriosiscono e che vorrebbero intraprendere questo tipo di lavoro. Parla anche a chi, l’animatore, lo fa già da anni, con l’intento di approfondire certe tematiche offrendo un altro punto di vista, nell’umiltà della sua esperienza. Chi l’ascolta potrebbe essere un ospite che ha voglia di sentir parlare di viaggi e villaggio, o una persona qualsiasi, che fa un altro lavoro, ma è incuriosito da questo mondo. In questo periodo storico che ci ha portato via tantissimo Elena aveva paura di perdere stimoli, creatività e contatto con il suo lavoro, così ha deciso di utilizzare questa rubrica per tenere sempre un’ancora con l’animazione turistica. Come una luce accesa per lei e per chi ha piacere di seguirla e ascoltarla. 

«L’animazione mi ha cambiato la mia vita, se non avessi fatto questo lavoro non sarei la persona che sono e non avrei fatto le scelte che ho fatto. Come ho detto nella prima puntata della mia rubrica essere animatore ti dà la possibilità di aprire altre milioni di strade. Ho il desiderio di provare a trasmettere tutto quello che ho vissuto, voglio che un pezzo di me sia sempre insieme a questo lavoro, anche se non sarà quello della mia vita, io sarò sempre Elena l’animatrice. Parlare in pubblico, comunicare e approcciare gli altri, affrontare ogni cosa con il sorriso e non spaventarmi di fronte alle difficoltà sono solo alcune delle cose che l’animazione mi ha insegnato. Quindi, a questo lavoro, posso solo dire GRAZIE e consigliare a tutti di buttarsi e provare almeno una volta nella vita. Solo così capirete tutto quello che noi pazzi, vi raccontiamo.» 

Segui la rubrica di Elena su Instagram

IG: @scalia_elena