La valigia dell’animatore turistico

Che sia la prima o la sesta stagione, c’è un dubbio che ti accompagnerà sempre prima di partire:

“cosa metto in valigia?”.

Ricordo che anch’io l’anno in cui dovetti partire per la mia prima stagione, direzione Maldive, feci molta fatica a prepararla e il solo pensiero mi metteva ansia. Ogni sito internet che visitavo diceva che in un posto del genere sarebbero serviti solo infradito e costume da bagno. Però io dovevo andarci per lavoro e dovevo rimanerci almeno 6 mesi, con il limite poi dei 20 kg consentiti dal volo aereo. Così ci misi dentro un po’ di tutto, rendendomi poi conto che la metà delle cose rimasero a dormire nell’armadio.

Cosa è fondamentale e cosa superfluo?

Partiamo dal presupposto che ogni azienda per cui lavorerete vi fornirà un vademecum sulle cose indispensabili da portare; ogni agenzia infatti ha esigenze e bisogni differenti. Inoltre, prima di partire, è fondamentale poter fare una bella chiacchierata con il vostro capo equipe, perché saprà darvi indicazioni più specifiche sul necessario. È poi scontato dire che la vostra valigia dipenderà anche dalla vostra destinazione; ovvio che se andrete in montagna, il pareo non vi servirà. Portare tanti vestiti o mille paia di scarpe diverse infatti non vi aiuterà poiché rischierete soltanto di riempire la vostra camera di indumenti che poi nemmeno utilizzerete.

Il segreto per una valigia intelligente, quindi, è seguire alcune semplici “regole”.

Per questo, eccovi una vera e propria mini guida sulla valigia dell’animatore turistico, dedicata a tutti quelli che al “momento bagaglio” vanno in panico.

Vestiti per il giorno

Quando arriverete in villaggio, vi forniranno la divisa: badge, t-shirt, polo, felpa, pantaloncini e in alcuni casi anche uno zainetto e un costume. Ricordatevi però di portare sempre con voi un paio di scarpe da ginnastica, sia per la sera che per il giorno, poiché in molti villaggi è vietato l’uso delle infradito durante l’orario di lavoro. Volete sapere cos’altro diventerà indispensabile e vi salverà durante le vostre giornate? L’orologio. Eh sì, ne avrete bisogno per essere puntuali e per controllare l’orario di ogni attività.

L’uniforme diventerà la vostra seconda pelle e il vostro biglietto da visita; per questo tenerla pulita e in ordine è una delle regole fondamentali. Inoltre, a fine stagione alcune agenzie la ritireranno, così da poterla riutilizzare con gli animatori successivi. Altre invece ve la venderanno ad un prezzo stracciato o ve la lasceranno portare a casa senza chiedervi nulla in cambio, così da conservarne il ricordo. Una volta tornati a casa probabilmente non la userete più, se non come pigiama, però rivedendola proverete tutte le emozioni sentite in stagione.

Vestiti per il serale

Se negli anni avete accumulato vestiti da “costumeria” o oggettistica particolare, buttateli pure in valigia perché sicuramente potrebbero esservi utili per musical e cabaret; più sono stravaganti e insoliti, meglio è. Quale luogo, se non il villaggio turistico, per cose del genere? Anzi, potrebbe essere proprio l’occasione giusta per utilizzarli.

Non potranno mai mancare indumenti basici: t-shirt bianche e nere, pantaloni neri (alcune agenzie mettono questi indumenti a disposizione, ma molto spesso non sono sufficienti a vestire tutto lo staff), jeans senza strappi o particolari fantasie e scarpe da ginnastica nere, necessarie per gli spettacoli. Per le ragazze sarà inoltre molto importante avere delle culotte nere.

Feste e serate a tema

Non dimenticatevi le serate a tema.

In villaggio non mancherà mai il White Party e la Serata di Gala, quindi assicuratevi sempre di avere con voi degli indumenti bianchi e degli abiti da sera, che vi torneranno utili anche per la serata di Ferragosto dove solitamente il dress code è molto elegante. Inoltre, mettete sempre in valigia anche un pareo e qualche vestitino da spiaggia; vi salveranno sicuramente la vita se all’ultimo il vostro capo equipe deciderà di fare un Beach Party.

Biancheria

Scontato aggiungere alla lista la biancheria intima, come calzini e mutande, ma ricordatevi però di portarne il più possibile perché vi mancherà sempre. Le stanze degli animatori turistici sono peggio delle lavatrici che si “mangiano” i calzini.

Non esagerate invece con bagnoschiuma e shampoo, a meno che non ve ne serva qualcuno in particolare, perché in villaggio troverete sempre il bazar o il negozio che vende queste cose; le strutture infatti sono abituate ad avere a che fare con i turisti che si dimenticano sempre qualcosa. Molto spesso poi gli ospiti hanno l’usanza di lasciare agli animatori i loro prodotti, anche se iniziati, per alleggerire la valigia prima di ripartire. In alcuni posti mi è addirittura capitato di vedere delle zone vicino alla reception utilizzate proprio come punto di raccolta per questi oggetti: libri, trucchi, creme solari, vestiti e chi più ne ha più ne metta.

Infine, prima di partire è molto importante informarsi se il villaggio metterà a disposizione asciugamani, lenzuola, federe e coperte. Solitamente vengono forniti e cambiati ogni settimana, ma mai darlo per scontato. In una delle mie esperienze in Spagna, l’agenzia per cui lavoravo ci sistemò in un appartamento fuori dalla struttura, costringendoci così a comprare il necessario.

Medicine

È importante che portiate sempre con voi un bel beauty pieno di medicine. Ovviamente nessuno spera di ammalarsi, però può capitare e in alcuni luoghi non è sempre facile reperirle. Io stessa, per esempio, ho avuto a che fare con situazioni simili, come quando la puntura di un insetto mi fece reazione o quando non riuscii a debellare un’infezione; non avendo a disposizione né un medico, né una farmacia, mi affidai a una medicina locale che fortunatamente funzionò. Non sempre però si trova quello di cui si ha bisogno, quindi in alcuni momenti le medicine potrebbero diventare le vostre compagne di viaggio più indispensabili.

Consiglio da non sottovalutare: nel vostro beauty vi farà sempre comodo avere anche qualche integratore naturale. Potranno capitare momenti in cui vi sembrerà di crollare o periodi che richiederanno più energie (come la settimana di Ferragosto!); sarà proprio in quelle situazioni che queste vitamine vi daranno la carica giusta per continuare alla grande.

Non dimenticatevi del vostro day-off

Sì, è vero, ho appena scritto di non portarvi troppi vestiti ed è la verità; però ricordatevi che avrete un day-off e, prime settimane a parte in cui sicuramente dormirete per cercare di recuperare qualche ora di sonno, avrete poi voglia di divertirvi e svagarvi. Vietato ovviamente utilizzare la divisa per uscire dal villaggio o per i vostri pomeriggi in spiaggia; quindi portate sempre con voi anche qualche cambio, un telo da mare, occhiali da sole, crema solare e naturalmente le infradito, per godervi le vostre giornate libere e qualche serata insieme ai vostri colleghi.

Bisogni personali

Questa categoria si riferisce a tutte quelle cose di cui potreste aver bisogno in base alle vostre abitudini e alle vostre esigenze.

Nel mio caso, se mi rimanesse spazio in valigia, infilerei senza dubbio la maschera da snorkeling per esplorare tutte le meraviglie sott’acqua e le scarpe da ballo basiche nere, come le Cuccarini. Ho lavorato in villaggi che avevano scorta anche di questo genere di scarpe, magari lasciate lì dalle animatrici passate, però avere le proprie vi farà sentire maggiormente a vostro agio. Qualcun altro, invece, potrebbe aver bisogno della piastra per capelli o del suo libro preferito da rileggere nei momenti liberi. Non appesantitevi ma, se dovesse rimanervi qualche buchetto, non rinunciate a portare con voi qualcosa a cui tenete.

Voglia di spaccare tutto

Lo so, ormai l’avrò ripetuto cento volte e non mi stancherò mai di dirlo: lasciate spazio in valigia alla voglia di mettervi in gioco, alla curiosità, alla voglia di divertirvi e di stare in mezzo alla gente. Lasciate a casa la pigrizia e portate con voi lo spirito di adattamento. Fatevi accompagnare dalla voglia di entrare a far parte di un gruppo, di farlo diventare la vostra seconda famiglia e di fare del villaggio la vostra casa. Trovate anche un pochino di spazio per una leggera paura, che lascerà fin da subito il posto all’amore per questo lavoro. Vedrete che una volta tornati a casa, la vostra valigia avrà forse qualche calzino in meno, ma sarà sicuramente piena di sorrisi e ricordi che custodirete gelosamente e di mille nuove emozioni che vi accompagneranno nella vostra vita.

E allora, chiudete la valigia e… godetevi la vostra avventura!

Andrea: dal viaggio alle Maldive all’amore per l’animazione turistica

Arriva un momento nella vita in cui ti ritrovi davanti ad un bivio e sai di dover scegliere solo una strada. Puoi decidere di crogiolarti nella tua zona di confort, ma quell’idea a cui cerchi di non dare ascolto ogni tanto si ripresenterà nella tua testa, come a ricordarti che qualcosa di bello ti sta ancora aspettando da qualche parte nel mondo.

Andrea, originario del Friuli Venezia Giulia con un percorso di studi nel campo della nautica e un lavoro già avviato, si è trovato a lottare proprio con questa sensazione.

Lavoro fisso o salto nel vuoto? Vita soddisfacente ma non totalmente appagante o coraggio di cambiare tutto e rischiare?

Quel viaggio alle Maldive, l’inizio di tutto

«Nel 2018 – mi racconta – feci un viaggio alle Maldive con i miei genitori. Loro desideravano tornare nello stesso resort dell’anno prima e io, incuriosito da questo luogo così lontano e meraviglioso, accettai senza pensarci due volte. Non ero mai stato in un villaggio turistico perché, fin da piccolo, sono sempre stato abituato a soggiornare in hotel o in appartamenti. Fu proprio in quell’occasione, che per la prima volta, conobbi il mondo dell’animazione. Così, dopo i primi giorni di indecisione, approfondii la mia curiosità chiacchierando con il capo animazione del resort. Vedendomi particolarmente interessato, mi consigliò di fare un colloquio con una delle agenzie più grandi del settore, la stessa che negli anni portò lui in giro per il mondo, seguendolo e facendolo crescere dalla gavetta ai ruoli importanti e di responsabilità».

IG: @garethbriz96

«Durante il viaggio di ritorno, iniziai a parlarne con i miei genitori chiedendo loro cosa pensassero della mia voglia di cambiare vita e di provare ad entrare in questo mondo. Le due reazioni furono totalmente opposte. Mio padre si mostrò positivo fin da subito: “fallo adesso o non lo farai mai più” mi disse incoraggiandomi. Negativa, invece, fu la reazione di mia madre. Lei avrebbe preferito che io continuassi con i miei studi e che proseguissi con il lavoro che avevo già ottenuto. Così decisi di prendermi del tempo per pensarci su, ma quella sensazione di evadere e di stravolgere la mia vita si faceva sempre più prepotente in me. Dopo qualche mese decisi di confrontarmi nuovamente con i miei genitori, nonostante dentro di me avessi già scelto. Le reazioni furono le stesse della prima volta, ma quel giorno fui io a reagire, questa volta per davvero».

In quel momento il primo pensiero di Andrea, timido e introverso, andò subito alle selezioni. Passare quella prova sarebbe stato già motivo di grande soddisfazione personale.

Non solo riuscì a superarle quelle selezioni, ma qualche mese dopo si ritrovò su un aereo diretto in Egitto, dove rimase per 8 mesi. Quella fu la sua prima esperienza.

IG: @garethbriz96
IG: @garethbriz96

«Le prime due settimane furono davvero dure. Mi ripetevo che avrei dovuto mollare tutto e che sarei dovuto tornare a casa perché quella vita non faceva per me. Fortunatamente tenni duro, e quel peso che inizialmente non mi faceva vivere questa esperienza con serenità, passo dopo passo lasciò posto al divertimento, arrivando a fine stagione senza neanche rendermene conto. Inoltre, parlare con la gente ed esibirmi negli spettacoli e nei cabaret, mi diede modo di smussare quei lati del mio carattere che mi vedevano chiuso e introverso. La prova lampante che alla fine la mia scelta si rivelò quella giusta, fu quando a metà stagione i miei genitori vennero a trovarmi in villaggio e videro il cambiamento che avevo fatto. Era così evidente anche ai loro occhi, che una volta tornato a casa, quando a parlare era la stanchezza e la mia idea era quella di mollare tutto, furono proprio loro, all’inizio così restii, ad incitarmi a continuare, dicendo che vedendomi sul campo avevano capito quanto in realtà fossi portato per quel tipo di lavoro».

Arrivarono subito le prime responsabilità e Andrea non si tirò indietro

La voglia di ripartire, infatti, non si fece attendere e Andrea si ritrovò di nuovo a fare quella valigia, in partenza per la Tunisia. Questa volta con un pizzico di responsabilità in più: capo animazione e responsabile di tutti gli ospiti italiani presenti in struttura. Il villaggio dove Andrea fece la sua seconda esperienza non aveva ancora riaperto alla clientela italiana dopo gli attentati di 5 anni prima, quindi il suo era un compito molto importante: dare nuovamente valore a questo posto meraviglioso. Le difficoltà non sono mancate; chiunque lavori a contatto con il pubblico sa che gli ospiti possono essere diversi e variopinti e in quella stagione Andrea ne ha incontrati tanti: dalla signora anziana che aveva dimenticato a casa delle pastiglie indispensabili e voleva ritrovarle andandosene in giro per la Tunisia da sola, alla coppia che, neanche messo piede nella hall, si stava già lamentando di qualsiasi cosa, continuando poi così per tutta la settimana. Ma alla fine Andrea, senza mai mollare, non solo portò a termine con successo la stagione, ma decise di partire nuovamente alla volta del Kenya.

IG: @garethbriz96
IG: @garethbriz96

«Inizialmente dovevo solo essere di supporto per le festività di Natale e Capodanno – continua – periodo di maggior affluenza di ospiti. Poi invece, conobbi un ragazzo che lavorava lì già da 5 mesi e che manifestò il desiderio di tornare a casa; mi chiese se fossi disponibile a sostituirlo allungando la mia permanenza in villaggio. Mi trovavo in Kenya, qualcosa di molto simile al paradiso… Come potevo dire di no!? Infatti accolsi con entusiasmo la sua proposta, consapevole però di trovarmi davanti all’ennesima sfida con me stesso. Dovevo cimentarmi in un nuovo ruolo: il mini club. Inizialmente mi feci prendere dall’ansia, tra minidisco e attività per bambini. Sarei riuscito a fare tutto al meglio? Fu il tempo a rispondere a questa mia domanda e a risolvere tutto nel migliore dei modi. Il capo equipe, poi, mi chiese di seguirlo per affrontare insieme la stagione successiva in Sardegna. Ormai stavo cavalcando l’onda, sentivo che non era ancora il momento di appendere le scarpe al chiodo e di cambiare vita. Così non me lo feci ripetere due volte e partii».

La mia sfida più grande: il palcoscenico

La stagione in Sardegna, per Andrea, fu una delle più belle ma anche una delle più difficili. Lo scoglio più grande furono le numerose restrizioni dovute alla pandemia. Ma anche nei momenti più bui, si può sempre trovare un angolo di luce; e per Andrea fu il suo staff, quell’estate più fondamentale che mai. Un gruppo di 25 persone così affiatate da sembrare una famiglia, anche agli occhi degli ospiti che ogni giorno non perdevano occasione per farglielo notare.

La struttura, così come tutti i villaggi più grandi, oltre allo staff d’animazione vantava anche un cast artistico (composto da performers diplomatisi in una famosa scuola di musical di Torino) che ogni sera portava sul palco spettacoli di alto livello. Un giorno la coreografa chiese a tutti gli animatori chi di loro volesse prendere parte allo show più importante della stagione, quello di Ferragosto. Andrea anche in quel caso non si tirò indietro, nonostante fosse consapevole di dover impiegare più tempo degli altri ad imparare tutto.

IG: @garethbriz96

«Il giorno dopo la coreografa mi consegnò il copione e mi disse: “Andrea questo è tuo!”. Lo sfogliai e scoprii che il musical in programma era Camelot e che non solo avrei dovuto ballare, ma anche cantare e recitare. Per me quella fu la sfida più grande, sia a livello caratteriale che a livello artistico: non avevo mai cantato, tanto meno recitato. Ogni momento di pausa lo dedicai alle prove, per potermi migliorare e calare al meglio nel personaggio che avrei dovuto interpretare. La sera della prima la tensione si poteva toccare con mano. Alla fine andò tutto bene, e in quel momento mi sentii davvero realizzato perché sapevo di aver fatto passi da gigante dal giorno in cui alla selezione mi dissero: “ora fai parte della nostra famiglia, sei ufficialmente un animatore turistico!”. Sai, io mi conosco e conoscevo bene l’Andrea di anni fa, quello che non avrebbe mai pensato di trovarsi in situazioni simili e di saperle invece affrontare a testa alta, ottenendo anche numerose soddisfazioni».

IG: @garethbriz96
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«Consiglio a tutti un’esperienza nel mondo dell’animazione perché ti forma caratterialmente. Personalmente sono molto soddisfatto di tutte le esperienze fatte perché credo mi abbiano aiutato tanto a crescere e ad aprirmi. Quando le persone dicono che la voglia di partire per la stagione non passa mai, dicono la pura verità. Io stesso sento che ancora non è finita. La valigia è sempre pronta e se dovesse arrivarmi una proposta allettante non credo riuscirei a dire di no».

L’animazione turistica ai tempi del Covid

Erano i primi giorni di marzo e nel giro di una settimana sarei dovuta tornare a Fuerteventura. Stesso hotel e stessa equipe, pronti ad affrontare la stagione.

In tv giravano, già da qualche settimana, notizie allarmanti su un virus molto contagioso proveniente dalla Cina. Ma ancora non faceva troppo scalpore e la vita scorreva come sempre. Immersa nei preparativi e comprate le ultime cose, iniziai a salutare i miei affetti, pronta per prendere quel volo che in quattro ore e poco più mi avrebbe portato alle Isole Canarie. Quando arrivò quella notizia, il 9 marzo, non ero pronta ad affrontarla. Nessuno, credo, lo fosse.

Volo annullato. Lockdown nazionale.

Totalmente spaesata, non capivo inizialmente cosa stesse succedendo e quanto fosse grave la situazione. Iniziai a cercare modi alternativi per arrivare alle Canarie, passando per esempio da Bruxelles o dalla Francia, perché tutti i voli provenienti dall’Italia erano stati bloccati. Poi, con grande rammarico, capii che in quel momento non sarei potuta partire.

Oggi è passato un anno dal quel giorno, un anno difficile, in cui il settore dell’animazione turistica, assieme a tanti altri, è stato non solo dimenticato ma totalmente affondato. Un anno da quell’andrà tutto bene, parole che anch’io continuavo a ripetermi nella mia testa.

IG: @jennyflawa_

E invece, chi come me lavora nel turismo, si ritrova ancora a sperare che l’ennesima data di ripartenza “da Dpcm” sia quella ufficiale, quella che ci permetterà di riprendere da dove ci siamo fermati ed uscire dal letargo forzato. Si fanno progetti, previsioni di contratti, protocolli in grado di rispettare le regole, che però vengono stroncati sul nascere.

L’animazione turistica ai tempi del Covid: cos’è cambiato?

Come abbiamo già detto, gli obiettivi dell’intrattenitore sono creare aggregazione, unire, formare gruppi di persone per il raggiungimento di un unico scopo: il divertimento. Quindi in tempi così difficili, tra distanziamento sociale, mascherine, regioni colorate, divieto di spostamenti ed alberghi e villaggi turistici chiusi, che fine hanno fatto gli animatori?

Il turismo è stato uno dei comparti più colpiti in assoluto e, senza dubbio, il settore degli animatori turistici è stato completamente stravolto. E allora contatto, fitness, tornei sportivi, balli di gruppo e baby dance, mini club, spettacoli serali, che fine hanno fatto? Cosa si può o non si può fare?

Ma andiamo per gradi.

  • Contatto

Come scrivo nel mio articolo “5 trucchi per diventare un buon animatore” noi animatori nasciamo tutti contattisti (e non perché siamo entrati a contatto con gli alieni; nel mondo dell’animazione turistica si dice proprio così) perché stare in mezzo alla gente è alla base del nostro lavoro. 

E se a un contattista togli la possibilità di “creare contatto” come può svolgere al meglio il suo lavoro? 

Il ruolo del contatto inteso come fornire informazioni e intrattenere l’ospite attraverso discorsi e chiacchiere, è fortunatamente ancora permesso, ovviamente, seguendo alcune, ormai normali, regole: 

  • indossare sempre la mascherina 
  • mantenere la distanza di sicurezza

L’animazione di due anni fa, almeno per il momento, possiamo metterla nel dimenticatoio, per cui il contatto inteso come fisico – avvicinarsi all’ospite, baci, abbracci e giochi che richiedono l’uso dello stesso materiale per tutti – è, ahimè, vietato.

  • Fitness

Una delle attività di fitness più gettonate è senza dubbio l’acqua gym, e fortunatamente, per chi ha la possibilità di svolgerla al mare, gli spazi giocano a favore. Si sa, però, che anche durante tutte le altre attività troviamo sempre qualcuno desideroso di smaltire tutto quello che ha mangiato al buffet del villaggio. Di norma le attività motorie nelle strutture turistiche sono consentite anche in tempi di pandemia a patto che l’istruttore rimanga a distanza di sicurezza e che anche tutti gli ospiti vengano distribuiti mantenendo il giusto distanziamento sociale. Le regole da seguire in questo caso riguardano soprattutto la sanificazione dei materiali come tappetini o pesi. In alcuni villaggi, dove i numeri di partecipanti sono elevati è sconsigliato l’utilizzo di attrezzi o tappetini appunto perché poi procedere con la sanificazione tra un’attività e l’altra diventerebbe complicato. Mentre in villaggi più piccoli dove i numeri sono più contenuti è consentito l’uso dei materiali assicurando però una buona sanificazione di essi.  

IG: @jennyflawa
  • Tornei sportivi

Dove posso iscrivermi per il torneo di calcetto? 

I tornei più gettonati da sempre in villaggio sono quelli di calcetto e di pallavolo o beach volley. E sono proprio questi quelli che devono seguire più regole. Questo succede perché essendo giochi di squadra la possibilità di contatto fisico è molto più alta. Fin dall’estate scorsa le regole sui giochi di squadra erano stabilite dal Dpcm del momento. 

I tornei sportivi consentiti, invece, sono quelli individuali o al massimo di coppia come: 

  • tornei di freccette
  • ping pong
  • beach tennis

Ovviamente sempre ricordando all’ospite di sanificare le mani prima di toccare qualsiasi materiale, anch’esso sanificato in precedenza. 

  • Balli di gruppo e baby dance  

Anche questa categoria è stata particolarmente colpita dalle regole. Banditi tutti i balli che richiedono un contatto fisico; sono pochi quelli rimasti. Per non rinunciare quindi ai nostri amati balli di gruppo sono necessari degli ambienti adatti in cui ogni ospite può trovare il suo spazio senza invadere quello degli altri. Inoltre, l’estate scorsa, trovare il modo per poter fare comunque la baby dance, sempre amatissima da bambini e genitori, non è stato facile. È ancora più difficile, come detto prima, far rispettare le regole ai bimbi, soprattutto durante un’attività come il ballo, dove si sentono liberi di correre e saltare a ritmo di musica, oltre al ballare ovviamente. Così, per non rinunciare a questa attività, ci si è dovuti ingegnare. 

Qual è la cosa che funziona maggiormente con i più piccoli? Il gioco.

Inventare dei modi divertenti per seguire le regole, si è scoperto essere molto funzionale. Un esempio potrebbe essere quello di sistemare ogni bimbo all’interno di un cerchio dell’hula hoop, facendo finta che sia un pianeta da cui non si può uscire, così il bimbo si divertirà a ballare all’interno del suo spazio senza avvicinarsi agli altri e tu avrai successo con la tua baby dance. 

  • Mini club

Eccoci arrivati ad uno degli argomenti più complessi. Spiegare ai bambini l’importanza del distanziamento sociale, soprattutto quando sono in gruppo, non è facile. Per questo alcune delle regole assunte, per far funzionare nel modo corretto anche questo settore, in tempi di Covid sono: 

  1. ingressi limitati all’interno del mini-club (tot. bimbi per animatore)
  1. favorire le attività all’aperto
  1. divisioni delle attività secondo turni 

In questo modo si evitano assembramenti, si evitano i luoghi chiusi in cui il contagio è facilitato e soprattutto, con la divisione in turni, si cerca di dare a tutti la possibilità di partecipare senza esclusione. Regola importante: ogni volta che finisce un turno o si termina un’attività, tutto il materiale deve essere sempre sanificato. 

  • Spettacoli serali  

Si, si possono fare a patto che come per tutte le altre attività si seguano regole ben precise, come quella di assicurare al pubblico i giusti spazi che rispettino il distanziamento sociale tra una postazione e quella a fianco. Bandite sono purtroppo le serate giochi interattive dove i clienti potevano salire sul palco e interagire con gli animatori, e toglietevi dalla mente (almeno per questo periodo) anche gli sketch o talent dove il protagonista è l’ospite. Consentiti sono invece gli spettacoli presentati interamente dagli animatori come le serate cabaret e i musical.

IG: @jennyflawa_
Come ha influito la pandemia, l’estate scorsa, sulla stagione? 

L’estate scorsa ho avuto la fortuna di poter lavorare come responsabile equipe in un campeggio, ovviamente con staff ridotto e un milione di regole nuove da gestire con i miei colleghi, con gli ospiti e con il campeggio stesso. 

Oltre a tutti i controlli da fare giornalmente come la misurazione della febbre e la sanificazione, c’erano tantissime altre regole da applicare alle attività che molto spesso venivano criticate perché non capite dall’ospite che al contrario credeva e sperava che fosse tutto tornato alla normalità. Molto spesso, armandoci di pazienza, abbiamo dovuto affrontare nonni inferociti perché il turno del mini club al quale volevano che il nipote partecipasse era già pieno, oppure adulti arrabbiati perché volevano fare quel torneo di squadra in un momento in cui il Dpcm non lo permetteva. Ovviamente, noi animatori – sempre con diplomazia – ci siamo trovati in varie occasioni a dover spiegare e soprattutto ricordare che la situazione sanitaria non era da sottovalutare rischiando anche di prendere insulti da chi il virus l’aveva già dato per debellato. 

Per guardare anche i lati positivi (si, ce n’è stato qualcuno) questa stagione un po’ anomala ha permesso di elaborare idee e situazioni completamente nuove ma comunque efficaci per rendere piacevole la vacanza.

Porto alla luce, in questo caso, una mia esperienza personale, quando in occasione della notte rosa – famosa festa del litorale romagnolo – ci sarebbe piaciuto proporre agli ospiti il nutella® party. Come fare, però, per non creare assembramenti? Si sa, dove c’è nutella® corrono tutti, soprattutto se è gratis. E noi avevamo ben 7 spiagge da soddisfare. Così, dopo esserci confrontati, ci venne l’idea: un carrello della spesa preso in prestito! L’abbiamo addobbato di rosa e gli abbiamo posto sopra un’assa di legno che fungesse da “tavolo”, per servire a tutti gli ospiti pane e nutella®, senza nemmeno farli spostare dall’ombrellone, offrendo loro un vero e proprio nutella® party itinerante! Inutile dire che ebbe molto successo. 

La stagione invernale e le false partenze

Con i pronostici di settembre le speranze riposte nella stagione invernale erano tante. Chi, come me, aveva già la partenza programmata ha sperato, fino all’ultima data slittata, che qualcosa, alla fine, si sarebbe davvero sbloccato. Purtroppo non è stato così. Nelle zone di montagna, alberghi e comprensori sciistici, hanno programmato protocolli pronti a rispettare tutte le regole imposte, anche con il rischio di non guadagnare, e sarebbero stati pronti ad accogliere i turisti. L’ultima fiammella che alimentava la speranza si è spenta proprio in questi giorni, quando l’ultimo Dpcm ha stabilito la chiusura delle regioni fino a Pasqua, e delle piste da scii neanche se ne parla più. Nell’ultimo libro che ho letto mi è rimasta particolarmente impresso una frase: “non sprecare energie per cose che non puoi controllare”. 

Come trarre vantaggio, quindi, da questo secondo lockdown soft in attesa di tornare sul campo da battaglia?

La quarantena, che ci vuole chiusi nelle mura domestiche, potrebbe rivelarsi utile per i professionisti del settore e non solo. Aggiornare il proprio bagaglio professionale, studiare e rinnovarsi è fondamentale. Nuove coreografie da imparare, nuovi sketch da studiare, nuovi laboratori da provare. Questo ennesimo stop dal lavoro può avere risvolti positivi solo dedicando il proprio tempo alle cose che amiamo fare, aggiornandosi per poter poi ripartire al meglio. Io alla fine, all’animazione turistica, ho dedicato un blog 🙂 

È possibile, quindi, fare animazione in tempi di pandemia?

L’animazione è una sola da oltre 40 anni e ormai le strutture ricettive non possono farne a meno. Per questo, anche per l’imminente stagione estiva, si sta lavorando per poter sfruttare questo servizio al meglio, nell’attesa di poter tornare a fare il nostro lavoro a pieno regime, e farlo per quei sorrisi ora nascosti dalle mascherine, per gli abbracci spontanei dei bambini, per vincere quel torneo assieme alla tua squadra formata da persone appena incontrate, per fare spettacoli in totale libertà e godersi la seconda serata con gli ospiti. E i nostri cari turisti saranno i primi a sentire il bisogno di svago e divertimento, quando torneranno a riempire villaggi, hotel e campeggi, per buttarsi alle spalle un periodo difficile. E decisiva per la loro vacanza sarà proprio l’animazione turistica sinonimo da sempre di staccare la spina. Vedrete che anche i più restii agli inviti da parte degli animatori a partecipare ai giochi e al buttarsi in pista, si lasceranno finalmente coinvolgere. 

Arriverà un giorno in cui davvero sarà andato tutto bene e torneremo ad animare.

 

IG: @jennyflawa

7 luoghi da non perdere a Fuerteventura

Fuerteventura, seconda in ordine di grandezza dopo Tenerife, è l’isola più antica dell’arcipelago delle Canarie. La isla lenta, così come viene chiamata dagli abitanti del posto, ti accoglierà con i suoi 150 km di costa incontaminata, con la sua acqua cristallina, la sua sabbia bianchissima e con un clima favorevole tutto l’anno, che la rendono il luogo ideale per chi ama la tranquillità e la pace. Proprio per la sua quantità e diversità di paesaggi, nel 2009 è stata dichiarata “Riserva della Biosfera” dall’UNESCO.

Questo, anche se parafrasato un po’ da me, è quello che si può leggere andando su “Google” alla voce “Fuerteventura: cosa vedere”. Sicuramente informazioni importanti, ma non quello di cui voglio parlarvi nel mio racconto di oggi.

Oggi infatti, voglio portarvi con me in un piccolo “fuori sentiero”, che poi però ci riporterà sempre sulla strada principale, quella dell’animazione turistica.

Durante gli 8 mesi passati su quest’isola, lavorando sempre come animatrice, la mia anima viaggiatrice e ribelle approfittava di ogni momento libero per scoprire tutti gli angoli di questo paradiso. In fondo, quando ho iniziato ad appassionarmi a questo lavoro, l’ho fatto anche perché mi permetteva di fermarmi per lungo tempo in posti diversi, regalandomi la possibilità di conoscerli fino in fondo e di non rimanere bloccata tra le quattro mura dell’hotel in cui alloggiavo. Da amante del verde e della natura quale sono, non è stato subito amore a prima vista; ma alla fine, con i suoi tantissimi posti meravigliosi, Fuerteventura mi ha letteralmente conquistata.

Continuando a leggere troverai quelli che per me sono 7 posti imperdibili da visitare su quest’isola.

  • Pico de la Zarza

Dedicato a tutti gli amanti del trekking, questo percorso parte da Morro Jable e vi porta nel punto più alto dell’isola (807 m), regalandovi, una volta in cima, un panorama mozzafiato direttamente sulla spiaggia di Cofete, una tra le più famose. Questo sentiero, caratterizzato da terreno vulcanico di color arancio/marrone, è accessibile a tutti e non richiede un particolare allenamento. Vi consiglio però di portare la crema solare sempre con voi per evitare di diventare aragoste (il sole picchia parecchio) e l’acqua per idratarvi: in alcuni momenti le temperature possono superare i 30° e in salita inizierete a sentirli. Per il resto, godetevi il venticello tipico di Fuerteventura e il panorama che vi lascerà indubbiamente senza fiato.

  • Aguas Verdes

Come ho scritto sopra, Fuerteventura offre chilometri infiniti di spiagge paradisiache ma nasconde, lontano dalle impronte umane, tanti altri piccoli tesori che vale la pena scovare. Per gli amanti del relax lontano dai turisti, le piscine naturali Aguas Verdes sono di una bellezza disarmante. Insenature d’acqua limpidissima aperte sul mare, che solitamente agitato in quella zona, si infrange con l’acqua verde e calmissima di queste piccole oasi creando un contrasto straordinario. Uno spettacolo che non potrete farvi scappare.

  • Betancuria

Nella zona centro-occidentale troviamo Betancuria, capitale dell’isola e cittadina dall’immenso valore storico: nel 1404 il cavaliere normanno Jean de Béthencourt scelse proprio questo villaggio lontano dal mare per difendersi dai pirati.

Passeggiando per le sue strade, troverete case bianche con i tipici balconi in legno, la famosa Chiesa di Santa Maria e ristorantini con cibo tipico canario. Al contrario del classico paesaggio vulcanico di Fuerteventura, questo delizioso villaggio offre una magnifica alternativa alle spiagge. In passato è stato il punto di riferimento per la coltivazione dei cereali; oggi, invece, l’economia dell’isola si basa sul turismo.

  • Oasis Park

Prima di entrare in quest’oasi ammetto di aver avuto molti dubbi. Sono stati proprio i numerosi pareri contrastanti a convincermi di dedicare un’intera giornata a questa struttura. Visitandola ho poi capito che definire l’Oasis Park uno zoo è scorretto e condizionante. La maggior parte degli animali ospitati in questo giardino zoologico (più di 250 specie differenti) è stata salvata da strutture incapaci di mantenerli nelle giuste condizioni e di garantire loro uno stile di vita sano, o sequestrati da chi li aveva acquistati illegalmente. Gli spazi sono adatti alla grandezza degli animali ospitati e sono tutte specie capaci di adattarsi al clima di Fuerteventura; per questo, la maggioranza della fauna proviene dal continente africano, come ad esempio le giraffe, le zebre, i dromedari e gli elefanti. Inoltre, la vegetazione che li circonda ricrea perfettamente il loro habitat naturale.

L’Oasis Park vuole sensibilizzare grandi e piccini alla salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema. Questo parco, insieme ad altre riserve naturali, lavora ogni giorno a programmi mirati alla protezione di moltissime specie in via di estinzione a causa del bracconaggio, della caccia e della deforestazione. Il personale poi, altamente competente e preparato, sa guidarti in un’esperienza unica, creando un vero e proprio contatto con gli animali; leoni marini, lemuri e giraffe, ad esempio, amano il contatto con l’uomo e saranno loro per primi a familiarizzare con te.

Per tutti questi motivi, chi decide di esplorare questa magnifica isola non può non fare tappa in quest’oasi, per vedere di persona come gli animali siano curati sotto ogni aspetto: dall’alimentazione (ognuno di essi ha una dieta specifica), agli esercizi per tenere allenati mente e corpo alla ricerca di cibo o nella costruzione di rifugi, così, una volta tornati in natura (questo è l’obiettivo del parco), potranno sopravvivere in libertà senza particolari problemi.

  • Grotte di Ajuy

Questo piccolo paese di pescatori è conosciuto per due ragioni: la spiaggia nera, tra le più famose di Fuerteventura, e le grotte, considerate monumento naturale. In passato fu uno dei porti più importanti delle Canarie e si dice che i pirati si rifugiarono proprio in queste grotte per nascondere il loro bottino.

La spiaggia non attrezzata, a mio parere, rimane una perla, nonostante stia diventando sempre più popolare tra i turisti. Lo spettacolo è reso tale dalle scogliere a picco sull’oceano, dove quasi sempre troverete alcuni simpatici signori con le loro canne da pesca, e dal contrasto dell’acqua turchese con la sabbia nera e morbidissima.

Le correnti in questo punto dell’isola sono molto forti, per questo è consigliato non allontanarsi troppo a nuoto. Una delle cose più divertenti che ricordo, però, della mia esperienza su quest’isola è proprio il momento in cui mi sono fatta trasportare avanti e indietro da questo mare agitato. Quindi niente paura, con un po’ di attenzione in quelle acque cristalline potrete anche tuffarvici.

La seconda ragione per visitare questa zona, come dicevo, sono le grotte. Attrazione naturale protetta, queste rocce a strapiombo sull’oceano, scavate nei secoli dall’acqua, creano un paesaggio suggestivo. Una delle prime grotte si raggiunge in 20 minuti circa di cammino, circondati da panorami mozzafiato. Vi troverete così all’interno delle scogliere, immersi in un’atmosfera insolita; la sensazione, oltre che particolare, sarà molto piacevole grazie al rumore dell’infrangersi delle onde contro le rocce.

Questa zona piuttosto antica è ritenuta molto importante da tutti i geologi del mondo perché, attraverso le rocce emerse, permette di vedere l’evoluzione della crosta terrestre.

Ajuy è una località perfetta per trascorrere una giornata diversa (io personalmente ci sono tornata molte volte) e se si ha la pazienza di aspettare, la natura vi regalerà uno dei suoi spettacoli più belli: il tramonto sull’oceano.

  • Dune di Corralejo

Questo luogo è l’emblema della definizione “Isla Tranquila”. Fuerteventura è famosa per il vento molto forte, in alcuni periodi dell’anno proveniente dal deserto del Sahara. Questo vento particolare ha portato con sé anche la sabbia del deserto che ha formato pian piano intere dune in continuo movimento. Questo posto magico è una delle principali attrazioni dell’isola. Chiunque si trovi a passare lungo la costa non può non fermarsi ad ammirare questo magnifico paesaggio ricco di contrasti: da una parte il deserto, dall’altra gli scogli e l’acqua azzurrissima. È inevitabile affondare i piedi in questi chilometri di dune, che cambiano colore con la luce del sole fino a diventare oro nelle ore del tramonto. Uno spettacolo che vi catapulterà in un attimo in Marocco o in Tunisia e vi posso assicurare che vi rimarrà impresso nella mente.

  • Popcorn Beach

Uno dei miei posti preferiti in assoluto su quest’isola. Ho visto spiagge di sabbia bianca, di sabbia nera e anche di sabbia marroncina come nel caso di Rimini, la mia città. Ho visitato spiagge sassose, altre di sabbia finissima, altre ancora piene di coralli. Ma quando viaggiando con la macchina nei pressi di Corralejo, nel nord di Fuerteventura, ho scovato questa piccola spiaggia piena di popcorn, potete immaginare la mia eccitazione mista a sorpresa.

Proprio così, popcorn su cui distendersi e prendere il sole; e questa spiaggia ne è piena! Questi sassolini, che ricordano il popolare snack solitamente sgranocchiato durante i film, non sono altro che un mix di coralli e rocce vulcaniche portati a riva dalla corrente oceanica. Questa baia, diventata famosa per questa sua particolare caratteristica, è anche meta per gli amanti degli sport acquatici, come surf e vela. Quindi è assolutamente una tappa da non lasciarsi sfuggire.

Come scritto all’inizio, ero molto scettica su Fuerteventura.

Nonostante avessi sempre sentito pareri positivi sulle Isole Canarie, da sempre le ritenevo troppo lontane da ciò che di solito amo esplorare. Invece, settimana dopo settimana, ho avuto il piacere di ricredermi, visitando uno ad uno questi luoghi stupendi. Fuerteventura è capace di offrirti paesaggi completamente opposti ma perfettamente incastrati tra di loro. Poi a me la vita da isolano mi ha sempre attratta e se ci aggiungi il calore tipico dei canari e il cibo buonissimo, potrai capire fino in fondo la ricchezza di quest’isola 🙂

Veronica e quella voglia matta… di non tornare più

Quando torni dalla prima stagione la voglia di ripartire bussa subito alla tua porta. Le abitudini e la routine di prima sono così lontane che adattarsi nuovamente sembra un miraggio. Quando squilla il telefono speri sempre che ad aspettarti ci sia il paradiso in quell’angolo di mondo.

E in un attimo ti ritrovi nuovamente a fare la valigia e a salutare tutti, magari con un po’ di dispiacere ma consapevole che quello che ti aspetterà è quello che permette alla fiamma che è dentro di te di continuare ad alimentarsi, per farti sentire vivo e nel posto giusto al momento giusto.

Ed è la stessa fiamma che Veronica, classe 1994, ha alimentato in tutti questi anni durante le sue 7 stagioni. È entrata a far parte del mondo dell’animazione nel 2017. Dopo la laurea in Scienze Politiche, ha deciso di seguire quello che è stato il suo sogno sin da bambina quando, in vacanza in un villaggio turistico in Tunisia, questi personaggi misteriosi catturarono per la prima volta la sua attenzione.

IG: @Veribonda

Voglia di sperimentare, desiderio di mollare tutto e partire

Sapevo sin da subito che la sua storia sarebbe stata una di quelle che mi sarebbe piaciuto raccontare perché ha gli stessi ingredienti della mia: l’allergia alla vita normale e monotona e soprattutto fame, quella di chi si mangerebbe il mondo intero.

Passiamo giorni, settimane, mesi a pensare e pianificare a come poter dare una svolta alla nostra vita, curiosi di sapere se saremo in grado di affrontare quel cambiamento così grande. Continuiamo a procrastinare convinti che prima o poi riusciremo ad accontentarci della nostra routine. Fino a quando ci rendiamo conto che proprio quel ritmo così monotono e ripetitivo ci sta spegnendo lentamente.

Così, spinti dalla curiosità, saltiamo, dando ascolto alle sensazioni che abbiamo dentro, e quella che da prima sembrava solo una remota e bizzarra idea, si trasforma in un desiderio da realizzare a tutti i costi. Ed è proprio questo che con coraggio ha fatto anche Veronica.

«Dopo la formazione son subito partita con il ruolo di mini club perché da sempre ho un debole per i bambini» mi racconta. «Tante volte sono arrivata a fine stagione convinta di riuscire a dire basta; occuparsi tutto il giorno dei più piccoli infatti richiede responsabilità, pazienza e molta fantasia. Però non sono mai riuscita a farlo davvero perché i bambini mi hanno sempre ripagata di tutte le fatiche. Sono sinceri e i ricordi più belli li ho legati a loro».

«Secondo me non ci sono delle caratteristiche fisse che una persona deve avere per essere animatore» spiega Veronica. «L’animazione in sé ti cambia. Parti per la tua prima stagione convinto di essere in un certo modo e quando torni a casa sei completamente un’altra persona. Di base ci deve essere la voglia di mettersi in gioco, ma non bisogna necessariamente essere estroversi. Ho visto persone timidissime trasformarsi fino ad essere considerate le mascotte del villaggio. Quando feci la mia prima stagione, dopo anni dietro il bancone di un bar, ritenevo di essere una persona socievole e l’esperienza in giro per il mondo, sempre a contatto con le persone, mi ha permesso di ampliare ancora di più questo lato del mio carattere».

IG: @Veribonda

Qual è la giornata tipo di un animatore turistico?

Sempre diversa e sicuramente pienissima, quasi infinita, come ci racconta Veronica.

«La mia giornata tipo inizia ogni mattina alle 9:00 con la riunione dello staff, diretta solitamente dal capo equipe o capo animazione. Le giornate in villaggio sono scandite da attività diverse con tematiche differenti ogni giorno, quindi è molto importante capire il ruolo di ognuno. Subito dopo, alle 9:30, iniziano le attività che proseguono poi per tutta la mattinata come tornei, giochi in piscina e in spiaggia. Allo stesso tempo continuano anche le attività del mini club, settore in cui sono stata per lungo tempo. Dopo il pranzo con i bambini, solitamente nel primo pomeriggio, tutto lo staff si riunisce in teatro per le prove finali dello spettacolo e per preparare la costumeria, l’oggettistica e tutto il necessario per la parte serale. Alle 15:30 poi ripartono tutte le attività pomeridiane che proseguono fino alle 18:30.

La sera sono numerosi gli intrattenimenti organizzati per poter coinvolgere tutti. Dopo la cena con i bimbi, lo staff si divide tra la realizzazione di pre-show per tutti gli ospiti e mini disco con la mascotte per i più piccoli. Alle 22:00 si dà inizio allo spettacolo e, una volta terminato, si continua con serate a tema: la più gettonata è il beach party. Quando a mezzanotte la giornata sembra finire, almeno per gli ospiti, gli animatori si riuniscono nuovamente in teatro per ripassare coreografie e sketch».

La giornata dell’animatore dovrebbe avere 48 ore per organizzare e riuscire a portare a termine nel miglior modo possibile tutte le attività in programma. E come accade a molti, anche a Veronica l’esperienza in villaggio l’ha aiutata a crescere, soprattutto dal punto di vista caratteriale. A livello mentale, oltre che dal punto di vista fisico, ci sono situazioni che provocano stress e ti fanno perdere lucidità. Ed è proprio in queste situazioni che impari maggiormente a gestire te stesso e ciò che hai intorno.

«Quando sono partita» continua Veronica «sapevo non sarebbe stato facile, però ci credevo tanto perché volevo fare questo lavoro a tutti i costi. Abituarsi a certi ritmi, dormire poco, sopravvivere a giornate a volte infinite e lasciare gli affetti più cari andando oltre oceano per mesi, sono state le maggiori difficoltà che ho incontrato. Fortunatamente ho lavorato sempre con persone e colleghi che ogni giorno sapevano motivarmi e anche grazie a loro non ho mai incontrato un problema che mi facesse dire: “mollo tutto”».

IG: @Veribonda

Da responsabile mini club di giorno ad animale da palcoscenico di sera.

Veronica, durante le sue esperienze in villaggio, ha lavorato soprattutto con i bambini e i ricordi più belli li ha proprio con loro. Il mini club è spesso il settore scelto da chi, agli inizi, non sa dove indirizzarsi.

Al contrario di ciò che si pensa, stare con i bambini richiede metodo, organizzazione e tanta empatia. Ma un’emozione altrettanto grande è sempre stata per lei salire sul palco. Dopo aver preparato giorno e notte un musical, vedere il pubblico che ti premia con una standing ovation appaga tutti gli sforzi fatti per arrivare fino a quel momento. È lo stato d’animo di chi vede esauditi i propri desideri.

«Lavorare con i bambini ogni settimana è davvero gratificante» mi spiega Veronica, «ma quando per la prima di “The Greatest Showman e “Bohemian Rhapsody il pubblico alla fine si alzò in piedi ad applaudire, ricordo che iniziarono a tremarmi le gambe dall’emozione che sentii dentro di me.

«Un altro momento che mi segnò particolarmente in maniera positiva fu quando durante la stagione a Naxos, nella settimana di ferragosto che per noi animatori è la più impegnativa, tutti gli sforzi vennero ripagati con una raccolta di mance fatta spontaneamente dagli ospiti del villaggio, per ringraziarci della bella settimana trascorsa. È in quel momento che realizzi di aver fatto il tuo lavoro nella giusta maniera e non c’è soddisfazione più grande».

IG: @Veribonda

Ogni stagione è particolare per delle ragioni diverse.

Puoi lavorare in mete da sogno, puoi trovarti in staff composti da persone meravigliose, ma puoi anche incontrare sul tuo cammino difficoltà che non avresti mai pensato di poter superare con tanta facilità.

«In verità sono state tutte stagioni che porto nel cuore, ma la stagione in cui sento di essere cresciuta maggiormente è stata quella a Naxos nel 2018. Fu in quell’occasione che mi affidarono il mio primo ruolo da responsabile mini club. Assieme alla crescita di ruolo arrivarono le prime vere responsabilità e le prime difficoltà da gestire, ma sentivo, insieme ai miei colleghi, di lavorare davvero bene. Spesso gli ospiti si complimentavano con noi per il lavoro svolto, nonostante il nostro staff fosse più piccolo rispetto a quello di altri villaggi».

Quando parti e decidi di fare l’animatore, molto spesso non lo fai con particolari prospettive sul futuro o con l’obiettivo di conquistare un certo tenore di vita. Le persone intorno a te poi, la maggior parte delle volte, cercano di spegnere il tuo entusiasmo ricordandoti che è un lavoro che non può durare per sempre e che prima o poi “dovrai tornare con i piedi per terra”. In mezzo a tanti invece, c’è chi sceglie di non tornare proprio ad appoggiarli quei piedi, e decide di guardare oltre, per vedere anche un futuro in un lavoro che inizialmente non ti promette niente se non uno stato d’animo che potremmo chiamare in diversi modi: libertà, leggerezza, spensieratezza e la costante sensazione di sentirti sempre a casa anche quando sei oltre oceano.

«In tanti svolgono la nostra professione come un lavoretto estivo per accumulare esperienza» conferma Veronica. «Ma altri riescono a far carriera. E non mi riferisco a quegli attori e a quei comici nati come animatori e diventati famosi, perché ovviamente parleremmo della minoranza. Vorrei, piuttosto, puntare l’attenzione su chi è riuscito a farsi strada all’interno del settore turistico: tanti gestori di hotel sono partiti come intrattenitori e cresciuti a tal punto da arrivare a gestire una struttura. Altra occasione di crescita, a mio parere, può rivelarsi l’agenzia d’animazione con cui si ha lavorato, occupandosi del lavoro dietro le quinte: risorse umane, recruiting e gestioni delle assunzioni per esempio».

Come sempre, forza di volontà e voglia di farcela fanno la differenza e possono rivelarsi la formula vincente in un settore dove nessuno ti regala niente ma ti devi guadagnare tutto, acquisendo esperienza sul campo, crescendo di ruolo e di responsabilità.

IG: @Veribonda

Veronica, cosa diresti a chi vorrebbe approcciarsi per la prima volta a questo lavoro?

«Buttatevi, perché non sarete mai sicuri. Partire era il mio desiderio più grande, poi quando arrivò il momento non volevo più saperne. Presi coraggio e con le lacrime agli occhi mi lanciai in questa avventura. Da quell’istante non mi sono più fermata. A tornare sui propri passi si fa sempre in tempo perciò consiglierei di non perdere questa occasione, di fare quel salto nel vuoto anche se le paure a volte possono bloccare. Perché questo vi farà capire che è il lavoro più bello del mondo».

4 falsi miti sull’animazione turistica

Non si giudica mai un libro dalla copertina.

Questa frase è l’emblema dell’animazione turistica. Molti la giudicano per quello che esternamente si vede e pochi scavano in profondità per scoprire tutto quello che nasconde. Si sentono spesso tantissime frasi fatte che tolgono valore a questo lavoro e alle persone che continuano a crederci e a battersi perché questo venga sempre più riconosciuto.

Villaggio S. Francesco – Credits to Andrea Pani

Ma quali sono i cliché che sentiamo maggiormente quando si tratta di animazione?

1. Le agenzie ti sfruttano

Una delle parole associate all’animazione è proprio questa: sfruttamento. Trovare agenzie che ti offrano lavoro come animatore oggi è molto facile perché queste son sempre più in aumento; quello che risulta difficile è trovarne una affidabile che non tratti i ragazzi, soprattutto quelli che con entusiasmo si approcciano per la prima volta a questo lavoro, come un numero su un libro di matematica. Al di là dei luoghi comuni e delle credenze di chi non si intende di questo lavoro, esistono ancora agenzie che puntano sulla qualità, sulla formazione e che, invece di dare false speranze, offrono reali opportunità di lavoro.

Continuando a leggere troverai 4 tips da tenere a mente per scegliere l’agenzia giusta.

  • Scappa a gambe levate da quelle agenzie che usano la formazione come opportunità di guadagno.

Un’agenzia seria reputa la formazione dei propri lavoratori un punto da cui partire per fare un buon investimento, quindi assicuratevi che tutti quei “corsi imperdibili” abbiano come obiettivo darvi una chance nel mondo dell’animazione.

  • Non ti fidare di chi non mostra chiarezza a livello contrattuale.

Un’agenzia che si può reputare affidabile è quella che sin da subito sarà chiara su ogni punto legato a una possibile futura collaborazione. Il vostro campanellino d’allarme dovrà suonare quando il responsabile, mostrandovi il vostro contratto, sarà approssimativo e impreciso, ad esempio sulle condizioni economiche o sulle tutele previste.

  • Ascolta i feedback delle persone che già lavorano con quell’agenzia.

Sentire le opinioni delle persone che hanno già lavorato o continuano a farlo con quel team è fondamentale per constatare la credibilità di un’agenzia. Dallo stato d’animo dei propri collaboratori si capisce la serietà dell’azienda.

  • Valuta le possibilità di carriera.

Che tu voglia fare una stagione o fare dell’animazione il tuo lavoro futuro, devi sempre valutare se la compagnia per cui lavori può offrirti reali chance di crescita nel settore. La motivazione è alla base dell’animazione e sta anche all’agenzia di riferimento stimolare i propri collaboratori, aiutandoli a perfezionare le proprie competenze stagione dopo stagione.

2. L’animatore guadagna poco

Questa è la leggenda più diffusa sull’animazione turistica ed è anche la prima domanda che qualsiasi neofita che si avvicina a questo mondo si pone. Almeno una volta nella vita, anche solo con una stagione alle spalle, qualche ospite ti avrà chiesto se è vero che gli animatori non guadagnano quanto dovrebbero in confronto alle ore di operatività.

In tantissime occasioni è uno scenario non del tutto sbagliato, perché purtroppo ancora oggi, in numerosi contesti, il lavoro dell’animatore è sottovalutato e poco riconosciuto; ed è impensabile come vengano ancora offerti stipendi molto bassi nascondendosi dietro la scusa del vitto e alloggio e incentivando ad accettare tutto con la scusa dell’inesperienza.

“Puoi farti la vacanza gratis, vivrai un’avventura unica, conoscerai gente, diventerai un artista, ti apre le porte del mondo del lavoro”.

Non cascateci! Per quanto il nostro lavoro sia, a mio parere, il più bello del mondo e ti possa regalare tantissime soddisfazioni, è comunque un lavoro e come tale devono essere riconosciuti gli sforzi. Per questo motivo è molto importante fare attenzione a non accettare qualsiasi proposta solo per poter lavorare, ma anzi, valutare in maniera più approfondita le varie opzioni può aiutarti a capire quanto la musica stia piano piano cambiando e come ci siano sempre più agenzie pronte ad investire sul proprio personale.

Dopo anni di dibattiti e discussioni, spesso sfociate in nulla, finalmente il mondo dell’animazione sta compiendo passi importanti, sia in materia di crescita economica, sia dal punto di vista delle possibilità d’ingaggio annuali, facendosi sempre più strada nel turismo internazionale.

A tal proposito, stipendio e continuità lavorativa sono aspetti che dipendono da diversi fattori:

  • Il lato economico dipende dagli anni di esperienza e dal settore di appartenenza. Chiaramente un animatore alle prime armi guadagnerà certamente meno di un animatore con diverse stagioni alle spalle e, in egual modo, chi si trova a dover fronteggiare maggiori responsabilità guadagnerà di più di chi invece muove ancora i primi passi.

È questione di dedizione, passione e crescita. Come in qualsiasi settore e lavoro, anche nell’animazione turistica gli anni di esperienza fanno la differenza;

  • Il lato della continuità è un altro aspetto cruciale. Le opportunità di lavoro annuali con contratti regolari e occasioni di crescita nel settore sono in aumento. Per esperienza personale vorrei citare le Isole Canarie.

Con una situazione climatica favorevole (le temperature si aggirano intorno ai 26/27 gradi in tutti i mesi dell’anno), queste isole offrono la possibilità di poter lavorare in ogni stagione; e proprio negli ultimi tempi la legge spagnola è cambiata, imponendo un salario fisso di poco superiore ai 1000 euro, con 2 giorni liberi e 8 ore lavorative da contratto.

Non male vero!? Per chi vuole fare di questo lavoro il proprio futuro sono traguardi importanti.

3. L’animazione non è un lavoro, non puoi farlo per sempre

Sì ma… d’inverno che lavoro fai?

Come scrivo anche nel mio articolo “Cosa vuol dire essere animatore turistico”, questa è un’altra delle gettonatissime domande che piace fare agli ospiti, dando ovviamente per scontato che l’animazione possa essere solo un lavoro da portare avanti per una, forse due, stagioni estive. Non è contemplabile che tu possa farlo tutto l’anno e ancora più improbabile trasformarlo nel tuo futuro.

In tanti, invece, hanno mutato la passione per l’animazione turistica in una vera e propria carriera. È vero, umilmente parti dal basso, impari le basi e stagione dopo stagione la forza di volontà può portarti ad aumentare le tue responsabilità e con esse anche il tuo stipendio.

Quindi, contro tutte le credenze popolari che dicono che il lavoro dell’animatore possa solo essere svolto in estate e solo per un tempo limitato, molti riescono persino a combaciare famiglia e animazione.

“Com’è possibile far conciliare la crescita dei figli con un lavoro che ti porta costantemente a viaggiare, anche per lunghi periodi?”.

“Sacrificio” è sicuramente la parola d’ordine e soprattutto si tratterà di non dover stare sul campo di battaglia per sempre. Con la crescita personale cresce anche il ruolo che si ricopre. Tutto il lavoro dietro le quinte viene solitamente gestito da persone che sono state prima di tutto animatori e che quindi capiscono appieno la mentalità di questo lavoro e riescono a gestirlo al meglio. Si occupano di colloqui, burocrazia, contratti e con qualche sforzo in più riescono a crearsi quello che tutti credono sia impossibile facendo questo lavoro: una famiglia.

Villaggio S. Francesco – Credits to Andrea Pani

4. L’animatore è il tuttofare del villaggio

Un altro mito riservato a questo lavoro. Per l’ospite, molto spesso, l’animatore è colui che tutto può risolvere.

Hai un problema in camera? Chiediamo all’animatore. Hai litigato con tua moglie/madre/sorella? Sfoghiamoci con l’animatore che sicuramente avrà tanti buoni consigli da darci. Non ho l’acqua calda in camera, vorrei cambiare ombrellone, devo gonfiare il mio materassino, forse se chiedo all’animatore potrà aiutarmi.

Spesso e volentieri si perde di vista il vero ruolo dell’intrattenitore, affidandogli compiti che non lo riguardano solamente perché sempre presente e disponibile. Inoltre, solitamente, è il primo che accoglie gli ospiti al loro arrivo, che così, quando spaesati, lo prendono come punto di riferimento rivolgendosi a lui per chiedergli qualsiasi tipo di informazione. In realtà il ruolo dell’animatore è qualcosa di ben diverso e definito; è sicuramente un componente dello staff che rende speciale la vacanza, ma è sbagliato considerarlo il galoppino del villaggio.

Se dovessimo fare, quindi, un suo ritratto, sarebbe poco esaustivo dire:

“l’animatore è colui che anima, che fa ridere”.

Quindi chi non “fa ridere” non può fare l’animatore?

Certamente l’essere divertenti, spigliati e coinvolgenti può essere una buona base da cui partire per fare al meglio questo lavoro, ma ci sono tantissime altre caratteristiche e sicuramente quella più importante è saper stare in mezzo alla gente.

L’animatore è colui che, usando tutti gli strumenti a sua disposizione, coinvolge, coordina, motiva e stimola l’ospite al divertimento mettendosi costantemente in gioco. Non è protagonista, ma rende protagonisti. Sa gestire e superare gli imprevisti e sa lavorare anche nelle difficoltà. L’animatore ascolta, si mette in sintonia e si occupa del tempo libero dell’ospite, molte volte diventando parte fondamentale della vacanza. Certamente, però, questo non significa essere a disposizione di qualsiasi capriccio.

Oggi si pensa che per poter fare l’animatore si debba saper cantare, recitare, essere esperti istruttori di qualche sport o ballerini professionisti e chi non è prima di tutto artista o showman non può approcciarsi a questo mestiere. Con questo pensiero si perde di vista la caratteristica principale, ottima base di partenza per poter poi imparare tutto il resto: il contatto. E non stiamo parlando del contatto fisico, ma di quello che crea relazioni, che aggrega e abbatte qualsiasi barriera culturale, economica e di ruolo.

Volendo usare una metafora, l’animatore è un po’ come il sale nella minestra:

se manca è tutto meno saporito 🙂

Maldive: il mio ufficio vista oceano

All’età di 10 anni andai ad una Festa dell’Unità con i miei genitori. L’organizzatore, vedendomi scatenata sulle note di “Mueve la Colita”, mi piazzò sul palco così che tutti potessero seguire i miei passi. Finita la mia performance scesi soddisfatta, con un sorriso a 32 denti e circondata dagli applausi divertiti di tutti. 

Fu il mio primo approccio all’animazione, ignara del fatto che anni dopo mi sarei ritrovata nella stessa situazione per volontà mia.

Ottobre era ormai finito e io, disoccupata da qualche settimana, aspettavo con ansia di sapere se il rischio di mollare tutto ed inseguire il mio sogno si sarebbe rivelato giusto. Alcuni miei compagni di formazione erano già stati indirizzati verso le loro future mete; altri, invece, non avevano ancora ricevuto nessuna notizia, inconsapevoli che quella telefonata non sarebbe mai arrivata. Ed io ero lì, in attesa, immaginando il momento in cui la mia vita sarebbe cambiata. 

La chiamata per me arrivò uno dei primi giorni di novembre:  

“Ciao Jenny, abbiamo deciso di mandarti in un posto bruttissimo: le Maldive!” 

Il mio coach esordì con questa battuta e in quel preciso istante il mio cuore iniziò a battere all’impazzata e tutto quello che mi venne detto dopo era solo brusio di sottofondo ai milioni di pensieri ed emozioni contrastanti che si fecero strada dentro di me. Nella mia testa, avevo sempre immaginato le Maldive come un luogo irraggiungibile e ammetto che una delle prime domande che mi balenò in mente in quel momento fu: “dove si trovano di preciso le Maldive?”.

Per chi non lo sapesse, quest’insieme di isole coralline a sud-ovest dello Sri Lanka sono considerate il paradiso terrestre, ma in quel momento cogliere quell’opportunità mi spaventava molto. Eppure la vocina nella mia testa diceva “andrà tutto bene” e io le diedi ascolto.

Così, in una settimana, mi trovai su un aereo diretto verso un minuscolo atollo nel mezzo dell’Oceano Indiano, eccitata pensando alle avventure che avrei vissuto. 

Avevo finalmente abbandonato il mio porto sicuro, la mia comfort zone. Avevo lasciato indietro quell’insieme di abitudini che negli anni mi avevano fatta prigioniera nell’illusione di una vita sicura. Desiderosa di provare nuovamente emozioni che valeva la pena raccontare. 

Durante tutte le 11 ore di volo non riuscii a chiudere occhio: 

“Sarò all’altezza? Sono lontanissima da casa, se dovesse capitare qualcosa? Che lingua dovrò parlare? Come saranno i miei colleghi?”. 

Poi però pensai alla sensazione di libertà che provai nel momento in cui, mesi prima, scattò quel qualcosa dentro di me che mi fece togliere il controllo del pilota automatico e mi spinse a lasciare tutto per intraprendere questa nuova strada all’età di 25 anni. 

Decisi di zittire tutti quelli che dicevano che provare ad iniziare una carriera nell’animazione a quell’età poteva rivelarsi una scelta sbagliata perchè presa relativamente tardi. 

“In fondo” ho pensato “non siamo solo noi, ponendoci continuamente limiti, a decidere che è “troppo tardi” per iniziare qualcosa?”.

Così, piena di speranze, sogni e buoni propositi, scesi da quell’idrovolante; e subito capii che quello sarebbe stato il primo passo per cambiare tutto.

I 6 mesi che vennero dopo furono un susseguirsi di emozioni nuove e io mi feci trasportare dalla corrente senza pensare troppo al futuro. Entrare a far parte della mia prima equipe, cercare di dipingere su me stessa al meglio il ruolo assegnatomi (all’epoca iniziai come jolly polivalente), farmi conoscere ed apprezzare.

Questa mia prima esperienza come animatrice fu piena di tantissime soddisfazioni. La sensazione migliore era quella del risveglio, quando capivo che il mio lavoro era stare in mezzo alla gente fino a sera, dove avrei portato sul palco il frutto delle prove della notte precedente. E le giornate si scandivano così, tra attività divertenti, sport e natura.

C’erano delle piccole abitudini intangibili che si ripetevano ogni settimana e che diventarono ben presto preziose per me.  

Gli hamburger del giovedì sera, la partita di beach volley del mercoledì (sacra per i maldiviani!), lo yoga al tramonto o l’escursione all’isola deserta.

Una delle mie serate preferite era senza dubbio quella che ti permetteva di entrare nel cuore della cultura maldiviana. I ragazzi suonavano il “bodu beru”, un grande tamburo che dava ritmo a danze tipiche e coinvolgenti. Indossavano il tradizionale pareo nero o bordeaux, con due bande bianche ed invitavano tutti gli ospiti a vestirsi con loro. Creavano, utilizzando delle semplici foglie di palme, tantissimi oggetti dati poi in dono, ogni fine settimana, agli ospiti in partenza; e infine mostravano come ricavare il latte di cocco, bevanda per loro tanto importante, tagliando il frutto con un grande machete. Una serata suggestiva che suscitava estremo interesse sia negli ospiti che negli animatori stessi, nonostante si ripetesse ogni settimana.    

Ben presto l’isola divenne casa mia e non intendo come luogo fisico dove abitare, anche se in fondo ero in un bellissimo resort di lusso, ma Maayafushi era per me quell’insieme di sensazioni che ti fa sentire appagata. Guardare il tramonto con i suoi colori da perdere il fiato, affondare i piedi in quella sabbia morbidissima per arrivare fino a quello che io chiamavo il mio ufficio: una semplice capanna di legno con vista sul magnifico oceano d’acqua cristallina. È vero, forse dormivo poche ore a notte e molto spesso ci trovavamo a risolvere inconvenienti che neanche ci riguardavano, perché, come ogni avventura che si rispetti, non sono mancate le difficoltà, ma questo era considerato da me una fortuna

E quando dico fortuna, penso anche al dono di aver incontrato persone così pure.  

I maldiviani vivono con poco e sono felici. Durante la mia permanenza, ho avuto la possibilità di accompagnare più volte gli ospiti nelle isolette locali, vedendo con i miei occhi le differenze tra la vita autoctona e la vita nei resort. Nelle “isole dei pescatori”, così vengono chiamate, non ci sono orologi appesi al muro a scandire il tempo e le mamme non si preoccupano costantemente di controllare i loro figli, perché sanno che li potranno sempre trovare nel campetto da calcio fatto di terra marrone. E sono proprio i bambini a correre per primi quando vedono arrivare degli stranieri. Lo fanno per chiederti qualche moneta o semplicemente per guardarti curiosi, regalandoti sempre un sorriso, di quelli onesti. Dando un’occhiata intorno si vedono case diroccate, senza porta d’ingresso. Si scorgono solo materassi appoggiati a terra, qualche altro arredo fatto rigorosamente in legno, vegetazione selvaggia e uomini che si rilassano sulle loro amache. Non avranno l’iPhone 12 e tanto meno la borsa griffata, eppure sono incredibilmente liberi. E questo, ai miei occhi, è sempre stato più prezioso.

Animatore: un artista fra la gente

“Se io non fossi un animatore forse non sarei qui” 

Inizia proprio così uno degli sketch più famosi e visti in villaggio turistico. 

Quando iniziai ad interessarmi al mondo dell’animazione, lo feci con il desiderio profondo di poter portare la mia grande passione per la danza con me. Con il tempo ho poi scoperto quanto il lato artistico completi la figura dell’animatore. Avevo impressa nella mente l’immagine di un ragazzo visto anni prima in una delle mie pochissime vacanze trascorse in un villaggio. Ricordo che quando saliva sul palco si trasformava e diventava tutto ciò che voleva essere: un cantante, un comico, un ballerino.

Si cuciva addosso un personaggio mettendosi una parrucca, un vestito elegante, tenendo in mano un bastone o appiccicando su se stesso un paio di baffi finti. E questo mi ha sempre affascinato. 

Io volevo essere sempre me stessa, ma interpretando tanti personaggi differenti. 

Ho iniziato a ballare hip hop a 15 anni e sin da subito mi sono buttata a capofitto in un mondo che ha saputo regalarmi emozioni indescrivibili; tra gare, esibizioni, stage e spettacoli ho passato gran parte della mia vita in una sala  prove. Poi un giorno, con l’inizio di una piccola rivoluzione personale, ho deciso di lanciarmi e di portare con me tutto quello che la danza negli anni mi aveva insegnato. Dedizione, spirito di sacrificio e costanza sono i tre concetti che mi hanno accompagnata dall’inizio del mio piccolo percorso. 

Quali sono le sfaccettature della parte artistica di questo lavoro?

Durante le mie stagioni ho avuto modo di conoscere tantissimi aspetti della parte serale dell’animazione. In tanti ritengono che il lavoro sul palco non sia fondamentale, mentre altri sostengono sia la ciliegina sulla torta di una vacanza. Per l’ospite recarsi in teatro diventa parte di quella routine che si crea durante un soggiorno. E per quelli più affezionati diventa il fulcro. 

Serate giochi, cabaret, musical. 

Solitamente il programma serale di un villaggio spazia molto tra queste possibilità. All’ospite piace guardare, godersi lo spettacolo e piace altrettanto partecipare ed essere coinvolto. 

L’ora del silenzio del villaggio e di riposo per gli ospiti è per l’animatore occasione di fare prove per quello che poi metterà in scena.

Le serate giochi sono quelle che coinvolgono al 100% l’ospite: formi squadre, cerchi volontari, metti alla prova, crei delle connessioni. L’ospite si sentirà parte integrante di qualcosa di più grande e darà tutto se stesso per quella vittoria come se in palio ci fosse un milione di euro. Molto spesso poi, quelli che hanno partecipato giocando nella stessa squadra o condividendo una prova sul palco, finiscono per diventare amici e passare il resto della vacanza insieme. Quando succede puoi dire di aver svolto al meglio il tuo compito.

Il segreto per mettere in piedi una serata di cabaret, invece, è saper improvvisare. La maggior parte delle volte sali sul palco e non sai cosa potrebbe accadere. Segui una scaletta preparata con pochissime ore di prove e senza un preciso copione ci si lancia, si segue il pubblico e si improvvisa. Poco importa se ti dimentichi la battuta o sbagli i tempi, lo show deve andare avanti e l’obiettivo è la soddisfazione dei clienti. Per questo l’affiatamento con i propri compagni è fondamentale per riuscire a portare a casa uno spettacolo di livello. Molto spesso gli attori non sono professionisti del settore ma ragazzi che si cimentano sul palco per la prima volta, per questo l’unione può portare ad ottimi risultati. 

Quando si decide di portare in scena un musical si tratta di preparare uno spettacolo completo, dalla A alla Z. A volte ricreando storie ispirate ad altri artisti, cercando di essere più fedeli possibili all’originale e in altre occasioni mettendosi davanti a una tela bianca a sfogare creatività e idee. Si punta a far divertire, svagare, si cerca di mettere sul palco qualcosa di strutturato e ben fatto ma che colpisca per la sua naturalezza e comicità. Questo non significa che non si possa decidere di portare in scena qualcosa di più impegnativo e serio. Musical come “Romeo e Giulietta” o “Dracula” sono dei classici che il pubblico apprezzerà sempre, quindi sperimentare può essere un rischio, ma se di base c’è un gruppo ben assortito di persone che si impegnano a raggiungere lo stesso risultato, allora non potrà che essere un successo.

Il teatro nell’animazione turistica richiede sensibilità e intuito, spirito di adattamento e azzardo. 

Quali sono i 3 dettagli che possono far la differenza?

  • Scenografia 

È il contorno, ma fa la differenza. Avere una scenografia che contestualizzi ciò che si porta in scena si rivela davvero utile, ci aiuta ad immedesimarci in modo più serio nella parte che stiamo interpretando. Ovviamente è fondamentale il budget a disposizione, però con ingegno, passione e un pizzico di creatività si possono creare dei piccoli miracoli anche in ambienti amatoriali come il villaggio turistico. Nel 2019 lavoravo in un hotel a Fuerteventura e ogni settimana portavamo in scena “La bella e la bestia”: quello è stato l’esempio lampante di un piccolo miracolo! La nostra scenografia consisteva in tre triangoli tridimensionali dipinti, composti da tre pannelli di legno uniti tra loro e sorretti da tre rotelle, che rappresentavano i tre ambienti del musical: la città, il castello, la sala da ballo. A volte ci si immagina grandi scenografie, quando magari un bravo scenografo può rendere accattivante anche un anonimo fondale.

  • Costumeria 

L’abito che si indossa o l’oggetto che viene usato riempie la scena e gli occhi del pubblico. Un costume giusto permette di capire l’epoca storica, il ruolo del personaggio, la sua personalità. Non tutte le agenzie però hanno la possibilità di investire su tanti costumi diversi per una sola stagione, per questo molte volte bisogna accontentarsi e arrangiarsi con quello che si ha a disposizione. Spesso e volentieri si deve attingere al proprio armadio e cercare tra le proprie cose quelle più giuste. A volte, invece, la somma a disposizione da dedicare alla costumeria è più elevata e allora potrai godere di abiti di scena davvero meravigliosi da trattare, però, con estrema cura. Un giusto abito rende il personaggio più espressivo, più reale e permette al pubblico di immedesimarsi in lui.

  • Staff 

Il numero di persone che compone uno staff è un altro dettaglio che fa la differenza. Se si fa parte di uno staff numeroso, allora sarà molto più facile costruire uno spettacolo articolato, giocando su coreografie più complesse o inserendo più personaggi, che sia un musical o un cabaret. Al contrario se si è in pochi, tutti devono esser disposti a fare tutto, dall’attore al tecnico audio – luci, al presentatore. E può essere considerato un aspetto positivo, in quanto devi metterci ogni volta del tuo, con la convinzione che sia sempre un’occasione per crescere. 

Quanto è fondamentale la parte artistica per un animatore?

Come ho raccontato nel mio articolo “cosa vuol dire essere animatore turistico?”, essere animatore è come essere un artista di teatro. Anche se il lato artistico non è fondamentale per essere intrattenitore, è una risorsa che se usata nel modo giusto ti permette di crescere a livello personale ed è, allo stesso tempo, molto gratificante.

Imparare a stare sul palco non è facile e tanto meno scontato. Calano le luci, si apre il sipario e davanti ti ritrovi tutte le persone che in quel momento sono venute lì per te, che molto probabilmente ti “conoscono” dall’attività fatta durante il giorno in spiaggia, o perché hai intrattenuto i loro figli nel pomeriggio. Loro sono lì, curiosi di vederti sotto un’altra veste. E intanto dentro di te, in quei pochi secondi prima che parta la musica e l’occhio di bue ti illumini, pensi a un milione di cose:

“Come dovrò dire quella battuta? Qual è la mia posizione in quella coreografia? Prenderò quella nota?” 

In quel momento puoi contare solo su te stesso e sui tuoi compagni di avventura; non c’è un replay, però c’è un lato positivo: comunque vada sarà un successo. Sembra una frase fatta, ma rispecchia la verità. Una volta individuato il target, l’ospite si vuole solo divertire, a prescindere che tu sappia cantare o ballare, indipendentemente dagli errori o dalle brutte figure che potresti fare. L’importante è che tu sia sempre pronto a non prendere troppo sul serio te stesso e il gioco è fatto. È vero, ci saranno ospiti più esigenti che vorranno vedere spettacoli come se fossero a Broadway, ma ci saranno anche quelli che si complimenteranno per la tua performance e bambini che si ricorderanno di te per sempre per aver interpretato il loro personaggio preferito nel “Re leone”. Quello che conta però è che ogni sera loro saranno lì, davanti alle porte del teatro, impazienti di entrare per accaparrarsi i posti migliori. Ti batteranno sempre le mani, a volte saranno più coinvolti, altre meno, ma ci saranno ed è per questo che dovrai sempre dare il meglio di te.

È l’adrenalina che ho sempre prima di salire sul palco, che sia per ballare o fare uno sketch di cabaret, che mi spinge a fare meglio e a pretendere sempre di più da me stessa. E alla fine io ce l’ho fatta, ho portato la danza sempre con me. 

“Ovunque io stia andando, starò sempre andando a ballare”

5 trucchi per diventare un buon animatore

Supereroe con un’energia inesauribile, personaggio enigmatico con un sorriso sempre stampato sul viso. La maggior parte delle persone pensa che per diventare animatore basti un carattere estroverso, mentre molto spesso alle spalle ci sono anni di studio, passione e determinazione. 

Quali sono quindi le fondamenta per riuscire a diventare un buon animatore? 

  1. Capire le esigenze di tutti

“Il mondo è bello perché è vario” 

Frase fatta, proverbio, clichè? Sicuramente sorprendente verità.

Sono tante le persone che si incontrano durante la stagione e ognuna di loro ha esigenze, bisogni e aspettative diverse. Uno dei superpoteri dell’animatore è quello di riuscire, o almeno provare, a capire dal primo momento cosa si aspetta l’ospite. 

Ci sono famiglie, molto spesso con bambini, che non vedono l’ora di partecipare a tutte le attività, coppie di ragazzi che si lasceranno coinvolgere in tutti i tornei sportivi o vorranno sorseggiare cocktail senza essere disturbati per tutta la durata della loro vacanza, anziani impazienti di iniziare il torneo di bocce successivo che non vedrai mai partecipare al gioco aperitivo. Non è forse proprio questo il bello? In tutta questa diversità, l’animatore deve essere presente, non invadente; deve proporre, non obbligare; e il gioco è fatto!

Fidatevi, il momento più soddisfacente sarà vedere quella famosa coppia di ragazzi che non voleva essere disturbata, continuare a sorseggiare spritz vinti partecipando al vostro gioco! 

  1.  Vita privata e vita lavorativa: due mondi (possibilmente) divisi

Quante volte ci svegliamo la mattina e vorremmo rifugiarci sotto le coperte per non dover affrontare quello che ci aspetta? In quanti momenti dopo aver litigato con amici, genitori o colleghi vorremmo sparire dalla faccia della terra per l’intera giornata? è davvero difficile essere sempre una bomba di energia positiva ed è altrettanto complicato a volte nascondere i malumori. 

Qual è la miglior medicina per l’animatore in questi casi?

Buttarsi in mezzo alla gente!

Il calore umano, disinteressato ed esterno, molte volte aiuta a dare una svolta positiva a quello che sembrava essere un giorno terribile, per questo la capacità di riuscire a dividere la vita privata dalla vita lavorativa, avere la capacità di tenere fuori i problemi personali è fondamentale per riuscire a salvarsi in situazioni del genere. 

  1. Costante aggiornamento 

Diventare supereroi non è affatto semplice e per quanto facile ed immediato possa sembrare il lavoro dell’animatore guardandolo esternamente, in realtà richiede molto studio e costante aggiornamento. Le tendenze e le mode cambiano di stagione in stagione e come in ogni ambito, pensare di essere arrivati, di aver conosciuto ogni aspetto e averne capito la mentalità dopo la prima stagione è uno degli errori più comuni. Balli di gruppo, giochi, musical, sketch di cabaret: ogni cosa nuova che si impara è preziosa e fa parte di quel bagaglio di esperienza da portare con sè nel proprio viaggio. Altrimenti ci ritroveremo a ballare “mueve la colita” e “il pulcino pio” per sempre. 

  1. Polivalenza 

Ed eccoci ad uno dei miei punti preferiti.  Prima di diventare intrattenitori, quasi sempre, si affronta un’academy: 4-5 giorni di formazione generale e specifica per entrare a far parte di questo meraviglioso mondo. La prima domanda che viene fatta è quasi sempre: “per che ruolo ti presenti?” oppure “cosa sai fare?” e da lì ti indirizzano: ti piacciono i bambini? allora farai il miniclub; balli da quando avevi 5 anni? Ti orienteranno verso il fitness o istruttrice di ballo. Ti destreggi in diversi sport? Sarai guidato verso il ruolo di torneista. Il contatto con la gente è quello che più ti attira? Verrai allora instradato per il ruolo di contattista. Ed è qui che vorrei soffermarmi un attimo: non è forse vero che ogni ruolo predilige il contatto con la gente? Che siano bambini o per organizzare un torneo, che sia per insegnare danza o fare acquagym tutti siamo contattisti.

Per poter però capire davvero nel profondo la mentalità di questo lavoro ed avere una visione a 360° di ogni sfumatura occorre farsi spazio in tutti ruoli. Fare da spugna ed apprendere più cose possibili è ciò che trasforma un animatore in un BUON animatore. 

  1. Divertirsi per far divertire 

Qual è la base dell’animazione secondo me? Sapersi divertire

Hai presente quando si dice “per essere amati bisogna prima di tutto amarsi”?  Si tratta dello stesso concetto.  Viviamo in una società dove siamo connessi solo tramite uno schermo, abituati ad avere rapporti solo virtuali. Interagire con le persone umanamente, emotivamente e fisicamente sta diventando sempre più raro. L’animazione proprio questo ti regala, la possibilità, tramite il divertimento, di vivere senza filtri, emozioni e connessioni reali. Nella vita di tutti i giorni, una persona divertita e solare trasmette in maniera naturale serenità e allegria. Quando sei animatore e ti trovi in villaggio la percezione è amplificata. Se tu per primo mostri in maniera sincera che quello che stai facendo è esilarante allora anche gli altri saranno più stimolati a divertirsi insieme a te. Al contrario se non metti entusiasmo in ogni cosa che fai o dici, gli ospiti si terranno alla larga dalle tue attività. Entusiasmo è la parola d’ordine.   

Queste sono solo 5 caratteristiche per diventare, secondo me, un buon animatore, ma servono anche tantissimi altri superpoteri. Sí, mi piace chiamarli così 🙂

Cosa vuol dire essere animatore turistico?

Miglior foto equipe 2017 – Villagio S. Francesco – Caorle

“Che bello essere sempre in vacanza eh!” 

“Ah ti pagano pure?” 

“Da grande che lavoro vuoi fare, questo non è un vero lavoro”

“Non è ora che ti fermi?”

Queste sono solo alcune delle frasi che un animatore al rientro dalla stagione si è sentito dire da amici, parenti e conoscenti.  Perché questo è quello che si vede da fuori. Ragazzi che vengono pagati per divertirsi in luoghi meravigliosi. Poco importa se si sta per mesi lontani da casa e dagli affetti, se la paga inizialmente è irrisoria e se dietro a tutto quello che si vede c’è un lavoro che non ha orari.  Proprio così, essere animatori turistici è come essere un artista di teatro. Durante il giorno porti in scena uno spettacolo con il tuo miglior sorriso, il tuo pubblico (in questo caso gli ospiti) deve arrivare a fine giornata soddisfatto e da lì, dopo aver sfoderato per tutto il giorno le tue battute migliori, aver coinvolto anche i più difficili nel torneo di beach volley delle 17, aver ballato 10 canzoni di fila e dopo aver inventato qualsiasi tipo di gioco con i più piccoli, si spengono i riflettori e si iniziano le prove generali per il giorno dopo. 

Proprio così, fare l’animatore significa non staccare mai la spina ed essere a mille in qualsiasi momento sperando sempre che a fine “spettacolo” il tuo pubblico ti lanci fiori e non pomodori.

Quali sono le cose principali che l’animatore impara in stagione?

  1. Lavorare in team

Attraverso il lavoro di gruppo si condividono conoscenze ed esperienze che aiutano a raggiungere l’obiettivo prefissato in tempi molto più brevi e in modo più efficace rispetto al lavoro individuale. Vi sembrerà incredibile, ma di aspetti positivi sul lavoro di squadra ce ne sono tantissimi, il gruppo è forza, caparbietà, tenacia. Genera stimoli, positività e sviluppa la condivisione, che sia di un problema, di una gioia o molto più semplicemente di informazioni. Si sa, ci sarà sempre qualcuno più determinato di un altro, per questo l’unione è ritenuta così fondamentale. 

  1. Organizzare

La giornata, un’attività, un gioco. 

Essere animatore ti insegna la pianificazione, l’importanza di avere delle priorità e la risoluzione di eventuali problemi. Dal momento in cui apri gli occhi al mattino deve risultare molto chiaro nella tua testa lo sviluppo della giornata. Essere organizzati aiuta a prevenire gli imprevisti o saperli gestire al meglio in caso si dovessero presentare. Se l’ospite ti vedrà organizzato e consapevole allora seguirti sarà più piacevole. 

  1. Rispetto delle regole 
  • Puntualità
  • Rispetto dei colleghi, delle gerarchie e dei materiali assegnati
  • Cura della propria immagine e della propria divisa
  • Dare precedenza all’ospite
  • Non parlare di situazioni lavorative interne con gli ospiti

Queste sono solo alcune delle regole d’oro dell’animatore turistico. Solitamente elencate in un vademecum, consegnato all’entrata in villaggio dal tuo capo equipe, che diventerà la tua Bibbia per tutta la tua permanenza. Come per qualsiasi altro lavoro il rispetto delle regole è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi comuni. 

Perché quindi un ragazzo/a dovrebbe essere motivato/a ad intraprendere questa esperienza?

Durante una delle mie prime academy (formazione degli animatori turistici), la prima cosa che ci disse la mia coach fu: 

“Sappiate ragazzi che quando tornerete a casa e racconterete entusiasti la vostra esperienza neanche la vostra migliore amica potrà capirvi”

Fu una frase che mi colpì molto ma solo una volta terminata la mia prima stagione capii quanto vere fossero state quelle parole. Fare l’animatore e farlo lontani da casa è un’esperienza tra le più eccitanti, difficili e formative al tempo stesso. Non importa se lo si fa per una stagione o per sempre, ma ciò che è sicuro è che ti permette poi di affrontare tutto ciò che la vita ti presenta con una marcia in più.

Si viene catapultati in un ambiente che favorisce la gestione delle relazioni, si affrontano continuamente situazioni diverse, si impara a risolvere problemi e a lavorare in squadra assumendosi anche molte volte responsabilità importanti. 

Quindi sí, è vero, quando poi si ritorna a casa, un po’ più magri o un po’ più polpette, abbronzati e con il cuore pieno di soddisfazioni è davvero difficile svuotare quella valigia, ma c’è una cosa che è ancora più difficile: raccontare tutto ciò che si è vissuto su quella nuvoletta di felicità. Perché per me essere animatrice è questo: sognatrice ad occhi aperti 🙂